Dall'ombrellone alla cena: viaggio nell'Italia dei furbetti. Reportage
Di Benedetta Glori -------------- VACANZE DA INCUBO I lettori raccontano le vacanze rovinate. Le storie --------------------- RACCONTA LA TUA VACANZA AD AFFARI Servizi scarsi o assenti, sporcizia, camere degli hotel inadeguate, cibo scadente, ritardi nei voli, spiagge simili a discariche, poca disponibilità verso i turisti. Ogni vacanza, purtroppo, ha le sue "brutte scoperte". Affaritaliani.it invita i suoi lettori a raccontarle con testi e foto (da inviare alla mail cronache@affaritaliani.it). IL FORUM
Vacanze al Sud al tempo della manovra economica. Mentre il termometro della politica continua ad essere bollente, chi segue le notizie di “aggiustamenti”, “correzioni”, girando tra Campania, Puglia, Calabria ha l'inequivocabile percezione che a nessuno importi degli appelli all'autocoscienza fiscale in un momento critico per l'Italia. Chi ha tre lavori, di cui uno “statale” - il “posto fisso” che consente di fare gli imprenditori intestando l'attività al parente disoccupato - chiede pagamenti di soggiorni in contanti che mai risulteranno incassati.
Sembra di scrivere cronache dell'estate da un altro Paese, dove molti alberghi a 4 stelle - solo sulla carta, tra i turisti è una litanìa di lamenti su guasti e disservizi - non espongono le tariffe. Viaggio nel Cilento, territorio tra Salerno e la Sila che rivendica la propria etnìa: “Non siamo napoletani e non siamo calabresi, siamo cilentani. Anzi, i napoletani li schifiamo”, sentenzia il titolare di uno stabilimento balneare popolare: una palafitta in legno, patatite e dolciumi esposti negli scatoloni di fabbrica, all'altezza di bambino, che è il cliente sul quale puntare, e tutto quanto un po' arrangiato, come i prezzi. Un primo piatto costa 9 euro ed il secondo dai 12 ai 35. Ombrelloni e lettini 15 euro, ma se prenoti tutti i giorni il bagnino dice che farà lo sconto di 5 euro: in 8 giorni non c'è stata una volta che abbia voluto ricordarsene, anzi a Ferragosto ho pagato 20 euro, tariffa “speciale” per la festività. Nessuno tenta di giustificarsi. Così è se vi pare.
La parola crisi fa mettere le mani avanti: stesso personale dello scorso anno, ma agli extracomunitari vengono offerti meno giorni di lavoro durante la settimana, così Sufir, pakistano con moglie e bambina di 5 anni al Paese, nei rimanenti si adatta a fare il vu' cumprà ed il tatuatore (senza aghi, solo disegni che durano 1 mese) per arrotondare: “Nei ristoranti dicono che c'è meno gente, il lavoro sulla spiaggia è duro, ma devo farlo...”. In realtà qui le ferie scattano dopo il 10 agosto e nelle ultime settimane di sole c'è il pienone a terra e l'arrivo delle barche in rada.
Al Nord si parla di disoccipazione e ci si rassegna ad aprire il portafoglio, da questa parti coloro che incontro hanno case e lavori (al plurale), di cui uno rigoramente pubblico - chiesto a gran voce al “personaggio influente locale” eletto al Parlamento - in un ufficio della Asl, nei Servizi amministrativi scolastici, alle Poste, in banca. Con una condizione tassitava: il posto pubblico, protetto da licenziamenti, DEVE essere a disposizione preferibilmente nel piccolo Comune di residenza, o al massimo a 20 chilometri di distanza. Chi è laureato in Economia e Commercio lavora in un Economato comunale, nel pomeriggio nell'agenzia di viaggi intestata alla cognata disoccupata, inoltre fa consulenze private.

Gli tsunami quotidiani in Puglia
LE IMMAGINI
Il farmacista fa il traider online e cerca un posto sicuro per la fidanzata, laureata in Sociologia a Reggio Calabria con 110 e lode. Siccome abita vicino a Vallo della Lucania, da cui dipendono tutti i servizi territoriali della Asl, lì vuole che sia assunta o come dirigente amministrativo o in Economato. In sintesi: un posto di prestigio, ma sotto casa, poiché le consentirebbe di proseguire l'attività di socia di una cooperativa che predispone progetti per l'assegnazione di fondi europei. Azzardo: ma a Salerno avrebbe più opportunità... Risposta categorica: “Nooo, sono 100 chilometri da casa sua! O Vallo o niente!”.
Da giugno a settembre egli incrementa le entrate con stipendio e mance da bagnino, sfoggiando il meglio della commedia dell'Arte: "Sto raccogliendo le mance per pagare il biglietto d'aereo del mio aiutante pakistano, costo 800 euro, se insistete... i soldi non sono per me, eh..." Sul cartello col prezzario dei servizi all'ingreso dello stabilimento a Villammare, un'ora di pattino costa 7 euro, prenotato il noleggio il turista si sente chiedere 15 euro. Le figlie hanno già la crema solare sul viso e gli asciugamani sotto braccio. Che fare? Questionare col bagnino? Ci si decide a pagare 15 euro con la motivazione “quelli sono i prezzi dell'anno scorso”. Ma ad agosto – due mesi dopo l'apertura della stagione – il cartello non doveva essere già aggiornato?
Gli si fa incontro un padre di famiglia che rivendica 210 euro pagati per due posti l'anno scorso nello stesso periodo, invece il bagnino oggi ne chiede 230. L'uomo non cede, ricorda benissimo, anche il nome della vicina di ombrellone. Il giovane "cazzillo" (in cilentano, pesce piccolo e veloce, molto furbo, imprendibile) finge di salire in Direzione. Il cliente non ha la visuale, io sì. Non consulta archivi, cartellini, alcun appunto, resta qualche minuto con le mani sui fianchi e scende con piglio sicuro: "Ho controllato: erano 230 euro pure l'anno scorso, abbiamo tenuto gli stessi prezzi!". Eppure i vigili urbani sono onnipresenti.
Peggio l'agriturismo che promette un soggiorno mare-monti sul sito internet usando le foto del 1993, facendo credere che la piscina è agibile, la distanza dal litorale accessibile: 7 chilometri (sono 13) con bus (soppressi da 2 anni). All'arrivo i turisti – potere ed insidie della Rete – si trovano davanti uno spettrale angolo del West dopo la rissa nel saloon. Le immagini di un'offerta non veritiera, diffusa senza controlli dal web, potrebbero rendere l'idea di un posto immacolato. E' evidente che non è stata fatta manutenzione né alle strutture abitative, un corpo centrale ed alcune palazzine immerse tra gli alberi, né ai servizi: la piscina non è piastrellata, sul fondo cementato qualche mano inesperta ha steso la vernice blu che stinge a contatto col cloro e stampa il colore sotto la pianta dei piedi; in altri punti nasconde le squame sollevate che provocano ad un bambina un taglio ad un piede. Rino, che è il veterano degli ospiti, ricorda il bar all'aperto e l'animazione “come nelle foto sul sito, qui era così nel '93". Il prezzo è 50 euro a testa compresi i 10 euro dello stabilimento balneare convenzionato, mezza pensione con prodotti di discount a buffet per la prima colazione: certifica il tempo che fu lo zucchero di canna sfuso dentro un vasetto di vetro che neppure il cucchiaio usato a mo' di scalpello riesce a scalfire. Le titolari arrivano da Roma solo per i mesi in cui hanno ricevuto prenotazioni. Così bisogna aspettare che il marito di una delle figlie sia in ferie affinchè si dedichi a piccoli lavori di manutenzione, come riparare la assi della pavimentazione della veranda, usata per la cena, sconnesse o rotte, su cui cui occorre camminare in punta di piedi per individuare la trappola per la caviglia.
In un giorno sette persone protestano energicamente. Le camere sono sporche e malfunzionanti: chi ha la doccia otturata da calcare si sente rispondere che dopo l'applicazione di un prodotto chimico ora l'acqua scende non in verticale, ma come una lama lungo i bordi, schizza contro il muro e sta all'abilità di chi vuole lavarsi dopo una giornata di crema solare e salsedine calcolare l'angolo di rimbalzo contro il muro di quell'unica fonte. Ovviamente, la violenza di un getto non ben direzionato oltrepassa la tenda e forma un pantano a terra. Per non sentire puzza di umido occorre dormire con la porta finestra aperta, nell'umidità notturna della pineta.
Le ragazze di Napoli hanno portato con sé valigie con tutto l'occorrente per una vacanza: phon (che non è in dotazione), ferro da stiro, abiti semplici e quelli più eleganti per lo struscio. Non hanno pensato ai prodotti per la pulizia di casa, che sarebbero tanto utili. C'è chi non disfa il bagaglio, chi chiede uno straccio e si mette a lustrare armadio, cassetti, pavimenti. Però le lenzuola odorano ancora di muffa... Il colpo basso è dopo la sudata, quando tentano di stendere gli abiti impolverati.: aprono le finestre del presunto balcone e si trovano davanti assi che impediscono l'affaccio poiché la pavimentazione è pericolante. Ma quel che è peggio è che la titolare, nonché cuoca, per cinque giorni si presenta in sala con lo stesso camicione trasparente per quanto è liso, qualche strappo, bianco con macchie di cucina e sudore, mutande a vista.
La signora dice di essere laureata ed insegnare Latino e Greco in un liceo. Colpisce che la prima domanda che pone all'ospite è: “Lei che lavoro fa?”. Ai turisti viene chiesto di saldare tutto il periodo di soggiorno al momento dell'arrivo, e dire che l'uscita è protetta da un cancello con videocitofono, l'auto è parcheggiata davanti all'ingresso hall-ristorante-cucina, chi può scappare da una collina e far perdere le proprie tracce su 13 chilometri di strada statale tutta tornanti?
La scarsa ospitalità si riproporrà in due casi con turiste disoccupate, impiegate, terapiste, decise ad andarsene da qua: al ritorno da una serata sul lungomare a passeggio tra le bancarelle le luci di tutto l'agriturismo saranno spente. Per raggiungere le camere immerse nel bosco il fratello dovrà prestarsi ad accompagnare ognuna davanti alla propria camera con la luce dell'accendino! La seconda volta succede il mattino seguente, quando era certa la partenza anticipata di questo gruppo per mancanza dei contenuti dell'offerta: l'acqua nel bagno delle loro camere viene chiusa per impedire lo spreco di una doccia mattutina. Il blocco coinvolge tutto un piano ma la titolare col solito camice stazzonato rassicura chi resta che tra pochi minuti l'acqua tornerà... Nessuna ricevuta per i giorni pagati, pare che il blocco non si trovi e la titolare spinge all'uscita chi insiste apostrofando “questo qua togliamocelo di torno.”
I seguenti otto giorni trascorrono presso un'affittacamere total-black, 50 euro una persona, se si è in due diventano 25 a testa: camere pulite con finestra, ventilatore da tavolo, ventola sul soffitto, bagno privato con una propria luce, e cambio degli asciugamani quotidiano. Nessuna ricevuta.
Per il pranzo ci organizziamo con un bar, che cucina nel retro su ordinazione per i venditori ambulanti e noi un po' allo sbando in un periodo di alta stagione. Si mangia pescato del giorno, quando avanza ai pescherecci dall'ordinazione dei ristoranti. Un'orata con contorno 8 euro. Ottima. Riflessione: ma quanto costa un'orata al ristoratore di vip che nel menù pretende 50 euro? La sera troviamo una pizzeria che per 2,50 euro serve la Margherita al tavolo. A Sapri, a 3 chilometri, ottima la pizza da Filippo's, piccolissimo forno sulla piazzetta storica con tavoli in plastica bianca, però più piccola di un piatto piano e 4 euro da asporto. Sul lungomare una pizza di dimensioni normali, solita Margherita, 3,50 euro da asporto. Ma da cosa dipende il costo di una pizza Margherita se nella regione di pomodori e mozarella non esiste un unico prezzo?
L'affittacamere aveva già prenotazioni per il periodo seguente. I vacanzieri di Napoli ripartono. Io finisco in un frullatore: un hotel sulla statale, a 2 chilometri da Villammare e 3 da Sapri, 4 stelle solo sull'insegna e nel prezzo, 130 euro matrimoniale uso singola con mezza pensione, accesso alla spiaggia attrezzata. In pratica, una pensioncina: sul retro dell'edificio sfrecciano in media ogni 5 minuti tre treni IC o ES a 50 metri in linea d'aria, lo stabilimento balneare davanti all'edificio la sera spara musica a tanti decibel che si riescono canticchiare le canzoni con la finestra chiusa. Niente doppi vetri ed aria condizionata che si surriscalda emettendo il rumore del motore ingolfato di un frigorifero. La porta non si chiude dall'interno, il fermo è guasto. Il phon nel bagno non funziona. Ho prenotato da un giorno all'altro per tre notti: quando avverto che riparto per il forte rumore mi dicono che la singola non possono darmela per una notte sola. Non posso pagare con carta di credito, avevo già notato quando passai a chiedere se avevano posto, almeno una settimana prima, che sul bancone della reception c'è un cartello stampato a caratteri cubitali: “Il Pos è momentaneamente fuori servizio, i clienti sono pregati di pagare in contanti.”
Al momento di saldare il conto, il direttore – che è quasi sempre parente del proprietario - mi pone una domanda perlomeno strana: “Quanto avevamo contrattato?”. Già, nessun listino prezzi. La prima colazione consiste in caffèlatte o thè (l'espresso va pagato al bar), succhi a base di polveri, mancano formaggi e salumi, lo yougurt è sfuso in una caraffa, le brioches sono surgelate, una bottiglia d'acqua per tutti, miniconfezioni di crema di nocciola. Niente pane fresco. La cena è qualitativamente molto peggio del retrobottega del bar di paese.
Io sono onesta ed ammetto che mi era stato detto 130 euro per due notti e 100 la terza, spostandomi nella singola con bagno per disabili (l'unica che mettono a disposizione come singola). Di conseguenza, esigono che paghi altri 30 euro di supplemento ancora per l'ultima notte, e che l'acqua minerale naturale a tavola mi costi 4 euro per 92 cl. Scopro che persino il portiere, che è anche il cameriere, ed è lo stesso che fa il cuoco, strabuzza gli occhi. Sottovoce mi informa che l'acqua a tavola, minerale o in caraffa, è compresa nel prezzo della mezza pensione!
Il giovane cugino dei titolari che ha il ruolo di congierce usa tutti gli argomenti per trattenermi, tra cui “non troverà altro in questo periodo”. Alla fine esclamo una frase del dialetto locale: “Fate voi!”. Ottengo un moto di simpatia: "Se pagavate in contanti potevo non farvi la ricevuta, è per questo che...".
Cambio località. La proprietaria di una deliziosa costruzione del '600 ridotta a rudere, acquistata come tale, ma ristrutturata “in grazia di Dio”, mi affitta un appartamentino con angolo cottura: 150 euro notte e prima colazione, ma con servizio di caffetteria tutto il giorno, spiaggia compresa nel prezzo. Peccato che al mio arrivo un dottore di Battipaglia mi avverta che sta anticipando la partenza poiché non sopporta più la campana della chiesa sulla stessa piazza: un rintocco acuto per ogni ora più uno-due-tre rintocchi più deboli per quarto, mezza, tre quarti d'ora. Giorno e notte. Quanto impiega una persona per addormentarsi? Dieci minuti? Sullo scoccare del quarto d'ora delle dodici ecco i dodici rintocchi, dopo quindici minuti dodici rintocchi ed un rintocchino, dopo altri quindici minuti dodici rintocchi e due rintocchini, altri quindici minuti di silenzio e nuovamente dodici rintocchi seguiti da tre rintocchini, all'una di notte si ricomincia da 1 rintocco forte ecc. senza tregua 24 ore su 24 più scampanate extra alle 20.30 o alle 7.30 nei fine settimana. Tento di resistere nel letto, ma ho già perso tre notti di sonno, una quarta è da cardiopalma! Osservo l'armadio a muro, lungo e soprattutto profondo: stendo su un ripiano i tre cuscini di riserva ed i due del letto matrimoniale, socchiudo l'anta, e dormo così due notti.
Il terzo giorno comunico ai titolari che piuttosto dell'armadio meglio partire in anticipo. Fanno la faccia scura e non rilasciano ricevuta. Capisco che abbiamo dei costi di manutenzione, ma il marito ha un'industria ereditata dal padre, la moglie si divide tra il lavoro di albergatrice e quello nel proprio studio di architettura. Forse non sono poi così in difficoltà col bilancio, anche perché mi parlano della futura piscina e di una stuzzicheria nel bel giardino interno.
Ultimo trasferimento, un quattro stelle sul lungomare con spiaggia privata. Mezza pensione: 75 euro, acqua a tavola compresa. La mia camera è singola, quindi piccola, ma funziona tutto. Da altri ospiti sentirò raccontare di un lavandino col tubo che perde, della doccia con la muffa tra gli interstizi delle piastrelle, e persino da un'agente di viaggio l'assegnazione di una camera che non è quella che lei ha visto: ha saputo che solo le stanze con fronte mare sono state ritrutturate, ovviamente quelle che compaiono sul catalogo con cui propone la struttura ai suoi clienti. Però qui mi fanno la regolare ricevuta e sull'opuscolo in distribuzione compaiono le tariffe!
Acquafredda di Maratea, 22 chilometri da Sapri, sulla spiaggia Il Sombrero lettini ed ombrelloni 15 euro la coppia. E' una caletta senza ombra, raggiungibile dal mare o da terra, dopo aver sceso 215 gradini di pietre sconnesse. Costo come in un stabilimento balneare, che qui non c'è: nè spogliatoio, né toilette, niente acqua ma solo una doccia con acqua salina e la possibilità di ordinare alle 13.30 panini e bibite al bagnino che s'incarica di portare le ordinazioni al chiosco sulla Statale. Non ci sono alternative: è l'unico punto di ristoro, anzi l'unico segno di vita, a parte la stazione Fs che fa fermata. La risalita sotto il sole a picco potrebbe provocare malori, così egli passa a raccogliere i menù prestampati con le richieste. Ritornerà alle 15 con buste e bottiglie. Il frullato per me si è rovesciato lungo la discesa, il bagnino (nella vita fa lo scultore in marmo, secondo lavoro insegna arti marziali a bambini di due classi d'età) si giustifica spiegando che aveva con sè 30 bottiglie da un litro e mezzo d'acqua minerale. Risalgo, penso che impiegherò meno di un'ora e mezza... Il frullato costa 3 euro come mi aveva detto il bagnino, ma scopro che al chiosco il toast che sul listino distribuito in spiaggia costa 2,50, per la turista minorenne che vuole sbocconcellarlo tra le auto in sosta sulla piazzola davanti alla ferrovia il prezzo diventa 3 euro. Com'è possibile? Identica gestione, neppure il panorama della spiaggia... Ilaria, vispa tredicenne, stringe il borsellino ed insiste che sul menù distribuito sulla spiaggia dove i genitori hanno affittato ombrellone e sdraio e consumato altro cibo inviato dal medesimo chiosco c'era scritto: TOAST 2,50. Il titolare serafico risponde. "E qui costa 3 euro... GRAZIEEE!"



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