L'odissea quotidiana dei pendolari: treni sporchi, lenti e in ritardo
Di Floriana Rullo
Sporcizia e cattivo odore. Riscaldamento rotto che vuol dire freddo d'inverno, caldo d'estate. Insicurezza e sovraffollamento. Ad ogni ora del giorno. Poi, porte bloccate, sedili sudici e sbrindellati, bagni sporchi e spesso fuori servizio. Sono i treni 'Frecciarotta', secondo la definizione più comune che emerge dall'inchiesta "Siamo uomini o pendolari?" condotta da Altroconsumo nei nodi ferroviari di Roma, Milano e Napoli. Un quadro sempre più buio quello in cui si muovono i due milioni e mezzo di italiani che ogni giorno, per studio, per lavoro o per piacere, utilizzano il treno per i loro spostamenti, spesso soffrendo la lentezza, i ritardi e le soppressioni per mancanza di materiale rotabile.
Dei 1.400 pendolari interpellati da Altroconsumo l'89% punta il dito sulla pulizia inesistente. Per nove pendolari su dieci gli standard igienici da Medioevo e sono addirittura peggiorati rispetto a un'analoga inchiesta datata 2004. I punti critici sono i sedili (77%), le carrozze sporche (69%) e il cattivo odore (58%). Il 71% dei passeggeri si lamenta della climatizzazione: gli impianti vanno sempre più frequentemente in panne. Le punte di questo disservizio si toccano al Nord, sulle tratte Bergamo-Carnate-Milano (90%), Novara-Milano (89%) e Bergamo-Treviglio-Milano (88%).
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Per non parlare del sovraffollamento, percepito da sette pendolari su dieci, che tra l'altro temono per la loro incolumità: secondo il 64%, in caso di pericolo uscire dal treno sarebbe una vera impresa. Questo perché con l'introduzione dell'Alta Velocità - stimano le associazioni - l'offerta di treni regionali è diminuita di circa un terzo e quelli rimasti hanno sempre lo stesso numero di vetture: da qui l'effetto 'sardina'.
La puntualità è da sempre il tasto dolente, anche se dal 2004 gli insoddisfatti sono calati dal 69 al 63%. Notevoli, al Nord, le differenze da tratta a tratta: tra le migliori ci sono la Milano-Treviglio-Bergamo e la Brescia-Milano, anche se un terzo degli utenti si dichiara scontento. La Milano-Piacenza è la più odiata, con il 100% di insoddisfazione. Al Centro e al Sud le cose non vanno meglio. Nel Lazio il 79% dei pendolari è insoddisfatto e le linee più criticate sono la Roma-Frosinone, Fara Sabina-Roma e Roma-Avezzano. In Campania (70% di insoddisfatti) suscitano proteste la Napoli-Salerno, la Formia-Napoli e la Sarno-Napoli. A proposito di ritardi e soppressioni, in Sicilia il sindacato Fit-Cisl ha contato dodici treni cancellati negli ultimi quattro giorni, 285 quelli che hanno fatto registrare un significativo ritardo; pollice verso per la Palermo-Messina, con 20 treni in ritardo, e per la Palermo-Termini Imerese, con 29 ritardi in cinque giorni. Dal 4 al 9 ottobre, il Comitato Pendolari siciliano ha contato invece 70 cancellazioni in tutta la regione.
Da questa situazione, i pendolari italiani escono esasperati, indignati, stremati: disagi a catena, ore di lavoro perse e da recuperare, trattenute sullo stipendio, ferie e permessi utilizzati invano, tempo sottratto alla famiglia. Contro le vessazioni di Trenitalia ognuno reagisce come può: si va dalle petizioni alla raccolta di firme, alle proteste nei forum online o sui blog. C'è chi blocca i binari, chi rifiuta di mostrare al controllore l'abbonamento, chi ricorre alla class action, come un gruppo di Nettuno. E c'è chi fa causa e vince. E' successo a Umberto Fantigrossi, avvocato e pendolare della Milano-Piacenza: il giudice di pace ha condannato Trenitalia a risarcirlo di 1.000 euro per danno esistenziale conseguente al ritardo subito, più altri 1.500 per le spese processuali. Insomma, se oggi c'è una cosa che unisce in qualche modo l'Italia sono i disservizi delle Fs. Alla loro nascita (1905) l'avevano unita in positivo, arrivando quasi in ogni angolo del Paese. Inoltre, i ferrovieri furono la prima categoria di lavoratori a insegnare la compattezza, la solidarietà, il senso di appartenenza, la fedeltà, lo spirito di corpo. Oggi invece l'unione è diventata condivisione degli stessi problemi e i treni locali sono una dannazione al Nord come al Sud.
Ma quali sono le più probabili conseguenze per i pendolari italiani? La prima certezza è l’aumento del prezzo dei biglietti, clausola obbligatoria fissata dalla Legge di Bilancio, comunque assolutamente insufficiente. La seconda sono i tagli, che potranno variare a seconda delle risorse che le Regioni riusciranno a togliere ad altri capitoli di spesa, con una dimensione che varia tra il 10 e il 30% dei treni da cancellare e che si comincerà in parte a vedere già con l’orario che scatterà il 13 dicembre.



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