Nuovo colpo ai Casalesi: 17 arresti

Lunedì, 12 luglio 2010 - 12:00:00

Nuova operazione in Campania contro il clan camorristico dei Casalesi. Diciassette le ordinanze di custodia cautelare da eseguire da parte dei carabinieri, impegnati anche nella notifica di decreti di sequestro di beni per un valore stimato di un miliardo di euro.

I provvedimenti sono stati emessi emessi su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia figura anche il latitante Antonio Iovine, detto ‘o ninno, e Nicola Schiavone, figlio del boss Francesco Schiavone, soprannominato Sandokan, arrestato nelle passate settimane.

Tra le accuse, a vario titolo, l’associazione mafiosa, il riciclaggio e la trubativa d’asta. I sequestri riguardano, imprese, complessi turistici, appartamenti e terreni. Le indagini hanno permesso di evidenziare una ramificata infiltrazione della camorra nel sistema degli appalti pubblici nel Casertano.

Il decreto di sequestro, emesso dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia, è stato applicato nei confronti di Gennaro Cardillo, in carcere dal 10 giugno scorso, con l'accusa di "favoreggiamento aggravato". Secondo gli inquirenti, Cardillo avrebbe infatti aiutato nella sua latitanza il killer dei Casalesi, Giuseppe Setola, arrestato nel 2008, mettendo a disposizione del clan ristoranti e camere d'albergo. Tra i beni espropriati risulta anche il lago D’Averno, situato nella zona flegrea, al confine tra Napoli e Caserta, oltre all' agriturismo "Terra Mia" e alla discoteca "Aramacao". Secondo le indagini degli uomini del Capocentro Maurizio Vallone, l’intero patrimionio dell’imprenditore, dal valore stimato di 15milioni di euro, è stato acquisito con il denaro dei Casalesi.



LE IMMAGINI


Il lago d'Averno, che secondo la leggenda coincide con la porta degli inferi, fu celebrato da Omero e Virgilio. Lo specchio d'acqua sul litorale flegreo era stato donato dai Borboni nel 1750 a una famiglia nobile partenopea, i Pollio, e il lascito regio rimase inalterato agli eredi fino al 1991, quando il lago fu venduto. Nel 1991 la società "Conutry Club", a capo della quale c'era Cardillo, comprò per un miliardo e 200milioni di lire l’intero invaso di acque, dalla superficie complessiva di circa 55 ettari, 77 are e 80 centare.

Sulla questione dell'acquisto pende ancora un' irrisolta battaglia legale sulla destinazione pubblica o privata tra Stato e Regione, da una parte, e imprenditore, dall’altra, che ha visto due contrastanti provvedimenti giudiziari del Consiglio di Stato nel 2005 e della Corte di Cassazione nel 2008.

Indagato il prefetto di Frosinone -
Nell'inchiesta è indagato il prefetto di Frosinone, Paolino Maddaloni; i pm Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio ne avevano chiesto l'arresto, ma il gip Vincenzo Alabiso ha respinto la richiesta. Maddaloni è accusato di turbativa d'asta: l'appalto è quello delle centraline per il monitoraggio della qualità dell'aria a Caserta. I fatti contestati a Maddaloni si riferiscono al 2008, quando ha svolto la sua attività come sub commissario prefettizio al Comune di Caserta. Scrive il gip nell'ordinanza: "Maurizio Mazzotti, dirigente del settore Pianificazione, programmazione e assetto del territorio del Comune di Caserta nonché responsabile del procedimento Urban, Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur e soggetto influente sulla pubblica amministrazione del Comune di Caserta, Paolino Maddaloni, vice prefetto delegato per lo stanziamento dei fondi, e Sergio Solmi, titolare dell'impresa Orion predestinata a vincere la gara, turbavano il pubblico incanto relativo ai lavori per l'installazione, nella gara pubblica bandita dal Comune di Caserta, delle centraline per il monitoraggio della qualità dell'area nel territorio comunale di Caserta per importo complessivo di 530.000,00 euro". Il progetto per le centraline era stato approvato nel 2004, per un importo di 387.000 euro; la spesa prevista lievitò poi fino a un milione e 400.000 euro. Alla gara partecipò la Orion, che fu ammessa provvisoriamente perché la documentazione era carente. La gara fu però annullata dal prefetto Maria Elena Stasi perché, dopo dieci mesi, l'appalto non era stato ancora aggiudicato. Stasi disponeva anche "di incaricare il dirigente competente di ricondurre l'opera nei termini economici del 'progetto pilota' approvato dal Comune con deliberazione 225/03"

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