No Tav, no problem
Conosco il dramma della fame nel mondo. Ma capire, quando si è sazi, è poco. La fame è una sensazione importuna e durevole, che non si fa dimenticare, che dà una sorta di disperazione fisiologica, sicché oltre a rendermi conto del problema in termini di statistica e di geografia economica, cerco di pensare alla sofferenza reale di tanti esseri umani.
Ora invece provo a comprendere ciò che si può provare all'idea che altri, a spese sue, faccia un buco nelle Alpi e al riguardo mi risulta impossibile vibrare. La ferrovia c'è già. Se corre in un tunnel è anche meglio, perché del tutto invisibile. Comunque, nel ventre della montagna non ci sono mai andato, mai ci sarei potuto andare e mai m'è venuta voglia di andarci. Tra quella roccia e me non c'è il minimo rapporto. Essa non mi batte neppure quanto ad indifferenza: se essa non si cura di me, io mi curo ancor meno di lei. In queste condizioni, che me ne importa della Tav, nell'attraversamento delle Alpi? Assolutamente nulla. Zero virgola zero.
E tuttavia c'è gente che per andare ad infastidire chi ha progettato quel tracciato, chi effettua i lavori, e la forza pubblica che è costretta a presidiarlo, viene anche da lontano, col treno o in auto; bivacca; affronta disagi e fatiche; rischia di essere ferita o persino arrestata mentre commette il reato di violenza e resistenza alla forza pubblica. Se resistenza è: si tratta infatti di un attacco a poliziotti che a non altro aspirano che a veder terminare la giornata di lavoro per tornarsene a casa propria.
Le persone che si occupano di contrastare la Tav sono le stesse che all'occasione si battono contro la costruzione di un'autostrada, di un ponte o di un termovalorizzatore. Si battono contro ciò che è nuovo. Nuovo per loro, naturalmente, perché la loro cultura storica non va oltre mezzo secolo fa: non si batterebbero mai contro la lavabiancheria, il telefono, o la ferrovia. Ché anzi, a proposito di quest'ultima, dichiarano fieramente che andrebbe favorita, rispetto al trasporto su gomma, perché meno inquinante. E non sanno che, quando nacquero, esse furono contrastate dai misoneisti del tempo (non si chiamavano ancora ecologisti) con la stessa passione con la quale essi oggi si battono contro la Tav.
Non si può certo dire, in generale, che gli ecologisti abbiano ragione o torto: in alcuni casi hanno certamente ragione, in altri hanno certamente torto. Tuttavia, dal momento che l'ideale misoneista è perseguito con lo stesso entusiasmo in tutte le occasioni, quelle giustificate come quelle ingiustificate, se ne deduce che non è tanto il tale o tal altro problema, che interessa costoro, quanto l'occasione di "battersi". Essi sono contro il nuovo per principio, e alcuni di loro sono contro polizia e carabinieri, per principio. Ogni occasione è buona per tentare di massacrarli con pietre, bastoni e bottiglie molotov.
Il problema dunque si sposta dall'ecologia alla motivazione profonda di questo atteggiamento. A nostro parere la molla sottostante è l'istinto umano della guerra. L'omosessualità è più frequente nelle carceri che fuori perché l'istinto sessuale è potente e, in carcere, non può avere uno sfogo normale. Nello stesso modo, in un lungo periodo di pace, l'istinto della guerra prende per necessità altre direzioni e si è obbligati ad inventarsi un nemico. Il caso più semplice è la passione calcistica; e infatti fra i tifosi i violenti non mancano. Ma ci sono coloro che sono lontani dal calcio e che abbisognano di più alti ideali, per indossare la divisa: costoro hanno inventano un'altra guerra, quella dell'ecologia. La attuano con le manifestazioni (guerra ritualizzata, si possono portare anche i bambini) o con la violenza (guerra combattuta, portarsi le armi da casa): ma il significato totale, per tutti, è il piacere di sentirsi un gruppo di "noi", puri e buoni, contro un gruppo di "loro", brutti e cattivi. O anche semplicemente carabinieri. La lotta di piazza per l'ecologia è la riprova che siamo in tempo di pace: come afferma il detto, le dimensioni delle persone sono date dalla dimensione dei problemi che le angustiano.
La Tav è stata decisa a livello europeo e il cittadino che sente poco l'istinto guerresco non può che guardare ai "combattenti ecologisti" con lo stesso stupito distacco con cui può guardare i tifosi che se le dànno di santa ragione a proposito di qualcosa che non ha importanza. E che comunque, in una direzione o nell'altra, non dipende affatto da loro. L'uomo pacifico si disinteressa della Tav quanto degli amori dei pesci rossi.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it, www.DailyBlog.it



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