'Ndrangheta, arresti e sequestri a Rosarno. Nei covi canzoni e poesie del boss
Arresti a Rosarno nel clan Belloccio. Trovati blitz al covo del boss Gregorio Bellocco anche i suoi testi. Il boss aveva il "vizio" della composizione. Scriveva poesie e canzoni, nelle quali esaltava le sue "doti" di uomo d'onore. Scritti in cui si raccontano fughe rocambolesche e conflitti a fuoco con le forze dell'ordine. Alcuni dei quali persino musicati e registrati anche su Youtube. Cd clandestini, persino venduti ai ragazzi, per alimentare il mito della 'ndrangheta.
Ora, le stesse canzoni e poesie, ritrovate nei bunker dei boss di Rosarno, sono state usate dai magistrati della Dda, Roberto di Palma e Michele Prestipino, come atto d'accusa nei confronti di Gregorio e Giuseppe Bellocco e dei loro fiancheggiatori.
Oggi, infatti, i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato una decina di affiliati alla cosca, indagati per associazione mafiosa, procurata inosservanza della pena, favoreggiamento personale, porto e detenzione illegale d'arma da fuoco. Nella stessa operazione è stato eseguito un provvedimento di sequestro che comprende 13 fabbricati e 67 appezzamenti di terreno agricolo e edificabile, dell'estensione di circa 14 ettari, del valore complessivo di 10 milioni di euro.
LE INDAGINI- L'indagine muove i primi passi con l'arresto di Gregorio e Giuseppe Bellocco nel febbraio 2005 e luglio 2007. Uomini di vertice della 'ndrina, inseriti nell'elenco dei 30 latitanti più pericolosi in circolazione.
L'inchiesta del pm Di Palma già all'epoca aveva ricostruito il circuito di sostegno della latitanza dei due boss della cosca di Rosarno, costituito da una ristretta cerchia di affiliati. Picciotti incaricati di assicurare i contatti dei ricercati con i familiari ed i principali associati. Responsabili della loro assistenza, nonché della predisposizione dei numerosi bunker sotterranei utilizzati come rifugio.
Tant'è che durante la ricerca dei latitanti sono stati individuati ben 14 rifugi ricavati all'interno di abitazioni, o interrati in fondi agricoli, ai quali si accedeva attraverso botole attivate da sofisticati congegni idraulici. Proprio all'interno di uno di questi ricoveri, perfettamente attrezzati, era stato catturato il boss Gregorio Bellocco, sulla cui latitanza era stata costruita una vera e propria leggenda che ha ispirato una poesia in dialetto calabrese rinvenuto al momento dell'arresto. Intitolato "Circondatu" (Circondato), il testo descrive nei particolari la rocambolesca fuga di Bellocco in occasione dell'irruzione dei carabinieri in un bunker sotterraneo nell'agro di Anoia (Rr), che aveva comunque fruttato, nel dicembre 2003, l'arresto del cugino Carmelo Bellocco, anch'egli latitante.



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