Naufragio, colpa del comandante. Ma le crociere devono cambiare
di Giaguaro (dietro questo pseudonimo si nasconde un ufficiale delle Forze Armate in servizio)
Si è già scritto moltissimo sulla vicenda, che ormai è stata esaminata da tutte le angolazioni, ma mi preme fare alcune considerazioni di carattere generale. Innanzitutto vorrei rilevare come,anche in questa circostanza sia emersa la costante tendenza all’ autoflagellazione italica. Quasi tutti i commentatori, obbedendo ad una sorta di schema mentale prefissato, hanno elevato i consueti “alti lai” alla presunta ennesima pessima figura asseritamene rimediata dall’Italia sulla scena internazionale,solo parzialmente riscattata dal fermo ed energico comportamento dell’Ufficiale capo sala operativa della Capitaneria di Porto di Livorno.
Secondo il mio parere la disgrazia va addebitata(a parte la considerazione di fondo che farò successivamente) unicamente all’imprudente e pusillanime comportamento del comandante della nave e ad eventuali manchevolezze della Costa Crociere (ormai a direzione americana) e non coinvolge assolutamente l’immagine del nostro paese; i soccorsi sostanzialmente hanno funzionato e alcuni contrattempi nell’individuazione di superstiti e dispersi sono stati causati da carenze di organizzazione della società armatrice.
Sarebbe invece opportuno riflettere sull’errata impostazione di fondo di questo genere di crociere. Istintivamente siamo portati a fare il paragone col naufragio del Titanic, avvenuto 100 anni or sono, soprattutto perché anche questo considerato nave sicura e pertanto al riparo dai rischi nei quali poi incorse; i disastri che periodicamente avvengono su traghetti ed imbarcazioni in servizio in aree del terzo mondo e che regolarmente costano decine se non centinaia di vittime,tendiamo ad attribuirli ad inefficienze ed arretratezze tipiche di quei paesi. Non possiamo però esimerci dal considerare, sicuramente col senno di poi,ma ciò non poteva non essere intuibile anche prima,l’impossibilità di gestire un’emergenza di 4500 persone stipate in poche migliaia di metri quadrati,potendo contare soltanto su un centinaio si e no di marittimi effettivi.
Infatti sul migliaio circa di elementi di equipaggio che contava la nave,la stragrande maggioranza era composta da camerieri,cuochi,addetti a sale gioco o animatori,il più delle volte stranieri e normalmente privi di esperienza marinara o di addestramento all’emergenza. Infatti,secondo le testimonianze di vari passeggeri,al primo urto percepito,sono stati proprio i camerieri delle sale da pranzo a fuggire per primi,intasando le uscite,quindi generando e moltiplicando esponenzialmente il panico tra i croceristi. E’ ovvio quindi che necessita ,nel settore, una normativa maggiormente restrittiva e rigorosa, esigenza intuibile,come sopra ricordavo,già da prima,ma occorre considerare che purtroppo appare possibile procedere nel senso solo a disastro avvenuto;dal momento che siamo si un popolo di santi,poeti e(fino a ieri)di navigatori,ma anche di vacanzieri,chiediamoci che cosa sarebbe successo se un ministro o sottosegretario della marina mercantile o del turismo si fosse messo in testa,prima del naufragio, di imporre regole restrittive nel campo: come minimo l’avrebbero accusato di voler incoscientemente mortificare un ambito economico florido e produttivo.



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