Natascha: "Nella mia prigionia ho sofferto la fame spessissimo"
Ecco il testo dell'intervista a Natascha Kampusch, la ragazza austriaca rapita e tenuta prigioniera per otto anni, fino al 23 agosto, quando riuscì a fuggire da Wolfgang Priklopil (morto suicida poco dopo). L'intervista, realizzata dal giornalista Christoph Feurstein, è andata in onda ieri sera alla tv austriaca Orf2. 
Come sta signora Kampusch?
"Viste le circostanze, abbastanza bene".
Lei è in libertà da due settimane ormai. Che cosa ha fatto in questo tempo?
"In primo luogo mi riposo dalle fatiche della fuga. Mi rilasso, parlo al telefono con i miei genitori. Ho incontrato mia madre. Ho visto per la prima volta la più giovane delle mie sorelle, Sabine. Ieri è stato il compleanno di mio nipote. Il suo desiderio era che gli telefonassi e l'ho fatto benché abbia tante cose da fare".
Chi sono le persone con le quali ha parlato di più, e di chi si fida?
"Non lo so. Del dottor Friedrich, per esempio. Anche degli psicologi e di tutti coloro che si prendono cura di me. Ma soprattutto mi fido della mia famiglia e di me stessa".
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| Le amiche di Natascha |
Attualmente lei è abbastanza isolata dal mondo esterno. Nella lettera ai media ha scritto che qui (nel policlinico di Vienna dove è avvenuta l'intervista ndr) sta molto bene, ma ha anche detto che si intromettono troppe persone nella sua vita.
"Sì, è veramente troppo difficile, tutti mi vogliono influenzare in qualche modo, vogliono il mio bene, però... Le prime notti hanno cercato di farmi dormire per forza. Non volevano capire perché sono già sveglia alle 4 e vado a letto alle 23. Poi sono riuscita a convincerli che risolverò la situazione, senza sonniferi".
Qual è il primo desiderio che le è stato esaudito?
Natascha evita la risposta e domanda ai suoi consulenti: "Se lo ricorda qualcuno?» Va bene, probabilmente di desideri ce n'erano tanti.
«Sì. Il desiderio principale è stata la libertà".
Com'è riuscita, nonostante la situazione, ad andare a passeggio, a fare la spesa in questi giorni?
"Sono andata a fare shopping, poi in gelateria, in incognito. Ero con il dottor Berger... nella Waehringer Strasse? (rivolta al dottore ndr) inuna gelateria. Abbiamo ordinato una coppa di gelato, portavo gli occhiali da sole e un foulard, nessuno mi ha riconosciuta. Siamo andati persino in metrò. Era bellissimo sorridere alle persone senza che nessuno mi riconoscesse».
Si è fatta delle amicizie?
"Sì, nel reparto ho già fatto amicizia con alcune persone, giovani. Parlo con loro e anche con dei bambini di 10 anni".
Come è stato il primo incontro con i suoi genitori?
"La cosa strana è che imiei genitori e tutti i familiari hanno pianto più di me. Mi hanno abbracciato forte ed io... non lo so. In quel momento... era troppo emozionante per me, mi sono sentita un po' soffocata da questa "invasione" improvvisa. I poliziotti, per esempio, anche loro erano completamente sconvolti. Mi avrebbero quasi schiacciata con i loro abbracci per dimostrarmi quanto erano felici".



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