Boom di chirurgia al naso, tra patologia ed estetica

Venerdì, 27 maggio 2011 - 13:55:00

Gli italiani si rifanno il naso, ancor di più dei denti e dei glutei (comunque sul podio nella classifica delle “ricostruzioni” con più appeal). Una questione estetica, ma anche e soprattutto funzionale. Circa il 70% dei pazienti che arrivano in sala operatoria per risolvere una patologia rinologia, approfittano per un “ritocchino”. Ed è in quel momento che due specifiche professionalità convergono, guardando direttamente al futuro. Anche di questo si è parlato durante il 98° congresso nazionale della Sio, Societa' italiana di otorinolaringologia e chirurgia cervico-facciale, in corso ad Udine fino a sabato.

“Il naso – spiega il dott. Ignazio Tasca, Direttore del dipartimento di E.N.T. dell’Ospedaledi Imola - rappresenta una delle chirurgie più sfidanti della chirurgia estetica facciale. Ma si tratta di una moneta che ha due facce. Lo sviluppo di tecniche che riescano ad abbinare il risultato formale a quello funzionale rappresenta il presente ed il futuro del settore”. Un settore sempre in evoluzione, che ogni giorno fa un passo avanti verso la coniugazione della ricerca scientifica e del benessere “sociale” della persona.

 

“La novità che stiamo portando avanti – continua Tasca - è un approccio “aperto” al naso, utilizzando cioè tecniche anche endoscopiche (fondamentali a scopo didattico) che ci permettono di vedere le strutture in visuale macroscopica, e di operare rispettando delle strutture che a volte, lavorando al coperto, si possono trascurare, danneggiare o lesionare. Ma a prescindere dall’intervento chirurgico, prima ci deve essere una conoscenza anatomica perfetta e poi un percorso diagnostico accurato, utilizzando ad esempio la rinomanometria e la rinometria. Questo ricongiungimento tra i due diversi approcci negli Usa è già realtà. Non c’è il chirurgico plastico generale, come da noi. Lì c’è lo specialista, che è otorino prima e poi specializzato nella chirurgia estetica facciale. In Italia ci stiamo muovendo in questo senso. E siamo già a buon punto, come dimostra la nutrita presenza di specialisti italiani chiamati ad intervenire nei congressi mondiali di rinologia”.

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