Napoli/ "Come ho avuto l'incarico? Il partito". Le intercettazioni

Mercoledì, 3 giugno 2009 - 14:34:00

"Come ho avuto l'incarico? Io faccio parte di un partito. E chiaramente non faccio il nome del partito perchè non è il caso". Così Alfredo Nappo, collaudatore dell'impianto cdr di Caivano e destinatario di una delle ordinanze di custodia emesse oggi nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti, risponde a un amico che gli chiede i motivi per i quali fosse stato convocato dagli investigatori della Dia. L'intercettazione telefonica che risale al 5 ottobre 2005 è inserita nelle motivazioni del provvedimento dell'arresto.

Per i magistrati questo episodio "appare illuminante per comprendere le reali motivazioni sottese alla nomina dei collaudatori, unitamente all'assenza di qualsivoglia interesse a controllare e pretendere il rispetto dell'appalto". Nell'ordinanza il gip Aldo Esposito scrive che "tale conversazione disegna uno scenario sconcertante, notevolmente difforme dai presunti “buoni propositi” indicati nei provvedimenti di nomina, nei quali si fissavano i criteri informatori per la designazione dei commissari di collaudo.

Per il giudice "tutto appare più grave ad una lettura ex post della cosiddetta “emergenza rifiuti in Campania” in quanto la verifica dell'effettivo buon funzionamento degli impianti avrebbe scongiurato l'entrata a regime di un sistema di smaltimento di rifiuti (rsu) frutto di una colossale truffa che contribuiva ad aggravare la pesante situazione emergenziale".

 

Ma non solo. "I membri delle commissioni di collaudo erano designati dal Commissariato di Governo con criteri rispondenti a logiche meramente clientelari legate a rapporti personali e in un caso frutto di accordo corruttivo". È il duro commento che il gip Aldo Esposito esprime nelle motivazioni delle ordinanze di custodia emesse nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti. "Tale sistema evidentemente - spiega il gip - influenzava l'opera dei collaudatori e dei direttori dei lavori che accettavano la logica scellerata, caratterizzante in questi anni il lavoro del commissariato, di avallare in toto l'operato dell'Api, affidataria, al fine di portare materialmente a compimento il progetto di gestione degli rsu (rifiuti solidi urbani) in Campania “a tutti i costi” a prescindere dal requisito, al contrario essenziale, della funzionalità del progetto rispetto a quanto previsto, anche a tutela del territorio e della salute pubblica". Ciò "senza minimamente preoccuparsi di contestare le numerose inadempienze emerse nel corso dell'indagine, anzi cercando in ogni modo di occultarle, mediante il silenzio o l'adozione di atti volutamente tesi a tacere le inadempienze". Il giudice inoltre afferma che "gli indagati dimostravano totale indifferenza rispetto a situazioni fattuali che avrebbero imposto rigore e astensione".

La nomina, da parte del commissariato per l'emergenza rifiuti, dei collaudatori degli impianti Cdr in Campania «avveniva comunque secondo criteri fiduciari, sulla scorta di conoscenze personali ovvero di una non meglio specificata, e per questo sostanzialmente irrilevante, analisi del curriculum». Così il gip Aldo Esposito nelle motivazioni dell'ordinanza di custodia agli arresti domiciliari. In alcune commissioni di collaudo «figurano soggetti non iscritti all'apposito albo o privi di adeguati titoli: in alcuni casi si rinveniva la presenza di un avvocato, ovvero di soggetto munito di diploma di scuola media inferiore» come Giulio Facchi, collaudatore dell'impianto di Santa Maria Capa Vetere ed ex sub commissario all'emergenza. Il magistrato sottolinea che «i criteri di scelta erano completamente avulsi da qualsivoglia sistema ordinario o procedura ortodossa» e che la nomina «non era improntata all'esigenza di scegliere personalità di elevata competenza, aldilà del titolo accademico rivestito, in possesso di capacità tali da consentire l'espletamento dell'incarico al meglio». Nel provvedimento è riportata, tra l'altro, una dichiarazione resa al pm dell'ex vicecommissario di governo Raffaele Vanoli. Quest'ultimo ha spiegato, tra l'altro, che nella struttura commissariale vi erano alcuni funzionari che valutavano i curriculum. «Preciso - ha aggiunto Vanoli - che la valutazione serviva esclusivamente a delibare circa l'esistenza dei requisiti minimi. Precisò altresì che, non essendovi un criterio si selezione rigido e predeterminato, è stato adottato un sistema “intuitu personae” ». I fatti contestati nell'ordinanza si riferiscono a un arco di tempo che va dal 2002 ai primi mesi del 2006.

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