Morto l'uomo che voleva evitare la strage di Viareggio

di Francesco Bertolucci
Se ne è andato come aveva vissuto, combattendo. Giorgio Ercolani si è spento dopo sette mesi passati in ospedale a seguito di un male venuto praticamente dal giorno alla notte. Sette mesi nei quali ha cercato con tutte le sue forze di sconfiggere la malattia. Classe '52, Ercolani era noto per essere l'uomo che aveva combattuto per evitare l'incidente ferroviario di Viareggio.
Quasi dieci anni prima infatti, Ercolani – che abitava nella zona vicina a via Ponchielli, teatro della strage in cui hanno perso la vita 32 persone il 29 giugno di due anni fa – aveva realizzato una raccolta firme per chiedere alle ferrovie di diminuire la velocità dei treni che trasportavano merci pericolose quando entravano in stazione e di innalzare un muro di protezione per salvaguardare i residenti nel caso di un incidente ferroviario. Per avere più forza mediatica, Ercolani creò un comitato chiamato Largo Risorgimento che prendeva il nome dalla via parallela alla via Ponchielli.
La sua raccolta firme, che annoverava anche il sostegno di molte persone che hanno perso la vita nel disastro ferroviario, è caduta nel vuoto perché ritenuta quasi una lamentela inutile. Fosse stata accolta, forse - il treno che si è poi rovesciato viaggiava alla velocità 'standard' di 90 chilometri orari – la tragedia non si sarebbe compiuta. Era il grande rammarico di Ercolani. Nel frattempo, l'iter relativo alla strage va avanti. In ambito processuale si attende di conoscere quando ci sarà la prima udienza preliminare per l'incidente ferroviario nella quale saranno resi noti gli imputati e le motivazioni.
Per quel che riguarda i fondi statali ai parenti delle vittime e ai feriti gravissimi, la regione Toscana ha respinto circa 40 (su un totale di 125) domande fatte da cittadini per rientrare nei contributi della Legge Viareggio. La Regione ha respinto prevalentemente alcune richieste di danni psicologici a chi aveva chiesto di essere considerato nei 10 milioni di euro stanziati dal governo per i parenti delle vittime e feriti gravissimi perché non ritenute “lesioni esclusivamente riconducibili all’impatto diretto dell’incidente sull’interessato”.


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