Morti sulle strade
Di Giuseppe Morello
Ridare in tempi brevi la patente a una persona che ubriaca o drogata ha provocato incidenti stradali in cui altre persone sono morte è un po’ come restituire la pistola a un killer dopo l’omicidio. Una specie di istigazione a delinquere. Eppure è quello che succede da noi, come rivela l’indagine di Quattroruote sui pirati della strada, dalla quale risulta che sono tornati al volante o ci torneranno a breve Marco Trabucchi, che provocò uno scontro fra un tram e un autobus davanti a Palazzo di Giustizia di Milano facendo un morto, Pier Francesco Milani che nel milanese investì un gruppo in gita uccidendone due, e Bruno Radosavijevic, il croato che a Roma travolse undici persone alla fermata dell'autobus ferendone gravemente tre. I più severi potrebbero spingersi a chiedere che queste persone restino in carcere, ma sarebbe ingiusto. A loro spetta un normale processo e solo per ragioni emotive si può chiedere che restino in prigione, sapendo però che non si fa giustizia con le ragioni emotive.
Un conto però è la galera, un conto è la restituzione della patente in tempi così brevi (al massimo un anno). Tra l’altro con una asimmetria di trattamenti che sorprende: non c’è infatti alcuna proporzione tra le sanzioni previste per quelli semplicemente beccati al volante con un bicchiere di vino in più in pancia e quelle per coloro che uccidono sulla strada imbottiti di pasticche e alcol. Le morti sulle strade sono una piaga terribile, una lista di morti gratuite che non si sopporta. Per sanarla non ci sono altre vie, ci vuole severità. Ma che senso ha essere severi con chi ha bevuto una birra ed essere indulgenti con chi si è scolato di tutto o ha sniffato coca? Nessuno.
giuseppe.morello@affaritaliani.it



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