Mio padre è morto suil lavoro e io ho sofferto la fame
Non è più tollerabile lo stillicidio di morti sul lavoro che avviene, ormai, tutti i giorni nei vari cantieri. Chi scrive sa cosa significa, perché orfano a 20 anni di padre morto in un incidente sul lavoro l’11.05.88. Una morte assurda e incomprensibile: morto sepolto dalla terra in un fosso profondo m.3,75 e largo cm.63-65, quanto la “benda”, dell’escavatore e senza nessuna protezione, cioè senza i dovuti e necessari “accorgimenti” tecnici di sicurezza di cantiere. Per me, figlio - ventenne, studente universitario, è cominciato un vero e proprio calvario.
Da quel giorno... sono rimasto, proprio, nudo... e per oltre 2 anni ho sofferto anche la fame. Mi ero ridotto un chiodo: la taglia 40 dei pantaloni mi stava larga, li dovevo “reggere” con le bretelle. E nessuno..., nessuno, proprio nessuno è venuto a chiedermi se avessi bisogno di un pezzo di pane per mangiare o altro aiuto. Nessuno!!!
Solo la fede, la fede cristiana, la mia fede è stata l’ancora di salvezza e la speranza di farcela, la tenacia di non farmi vincere... dalla sconfitta della morte. E mi sono affidato interamente a Cristo Gesù. Sì, Cristo Gesù mi ha miracolato! E quindi, non posso sopportare le ingiustizie ai danni dei lavoratori e delle loro famiglie.
Spero proprio che i dovuti controlli negli ambienti di lavoro e soprattutto nel settore edile vengano incrementati. Io sono pronto a collaborare con le Istituzioni per dare il mio contributo di giurista e soprattutto di... orfano di caduto sul lavoro.
Ilario Maiolo



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