Trattativa Stato-mafia, indagato il generale Mori
Il generale Mario Mori, ex comandante del Ros dei carabinieri, e' stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Palermo per l'ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito del fascicolo sulla presunta trattativa tra la mafia e pezzi delle istizioni durante gli anni delle stragi. "Sono sereno", afferma l'ex comandante del Ros. Attraverso i suoi legali spiega che nulla ha ricevuto in merito a questa nuova ipotesi di reato, ma che qualora fosse confermata la nuova imputazione, gli argomenti a sua difesa lo rendono "tranquillo". Inoltre, Mori fa sapere che si riserva di valutare compiutamente la situazione "allorche' sara' formalizzata la nuova iniziativa della procura". E che continua a difendersi "nel processo, consapevole di avere solo e soltanto combattuto la criminalita' organizzata, ottenendo sempre lusinghieri risultati e mai venendo a patti con l'organizzazione mafiosa". 
Mario Mori
| Stragi '92/ Spatuzza: 007 vicino all'autobomba contro Borsellino |
La mossa della Procura di Palermo potrebbe preludere alla richiesta di un cambiamento dell'imputazione a carico di Mori nel processo in cui attualemente risponde di favoreggiamento aggravato in relazione alla mancata cattura di Bernardo Provenzano.
INDAGATO ANCHE CIANCIMINO JR - Anche Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco democristiano di Palermo, è indagato dalla procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Alcuni quotidiani rilanciano la notizia di alcuni mesi fa riferendo che Ciancimino jr, nell'ambito degli accertamenti sulla presunta trattativa fra lo Stato e i boss, avrebbe fatto da tramite tra suo padre e il boss Bernardo Provenzano.
L'iscrizione di Ciancimino sul registro degli indagati altro non è che una conseguenza di quanto il figlio di don Vito sta raccontando da tempo agli inquirenti, anche attraverso la consegna di documenti inediti. Oggi Ciancimino sara' sentito dai pm di Caltanissetta che indagano sulle stragi del '92 e sul fallito attentato a Giovanni Falcone all'Addaura nell'89.



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