Mora: "Ruby portata ad Arcore da due imprenditori"
"Non sono un magnaccia". Così Lele Mora, indagato nell'inchiesta sul caso Karima-Ruby si difende dall'accusa di induzione e favoreggiamento della prostituzione 1. "Ruby ad Arcore - spiega durante una conferenza stampa a Milano - non l'ho portata io. Non importa se l'ha portata Emilio Fede, la Minetti o un'altra persona, come in realtà è successo". "Da un paio di imprenditori amici del presidente del Consiglio", ha poi precisato Mora, aggiungendo che in ogni caso "chiunque sia stato non cambia nulla perché non è successo niente, ci sono state solo delle cene, la Ruby non ha mai avuto rapporti sessuali con il presidente del Consiglio".
Nei confronti del premier Silvio Berlusconi, che Fede conosce dal 1986, l'ex manager usa solo parole di stima. "E' una persona speciale, generosa che mi ha solo aiutato. Più volte mi ha invitato a cena ma non per fare il magnaccia". Mora si toglie poi più di un 'sassolino' contro i suoi ex artisti, come Simona Ventura: "E' una mia creatura, ma lei ha tentato più volte d attaccarmi. Su di lei il tempo mi darà
ragione. Oggi sono trattato come un lebbroso da tanti personaggi che ho creato e arricchito. Mi sento accoltellato da questa gente che ho aiutato per trent'anni. Ho una grandissima tistezza perché non ricevo nulla da quelle persone a cui ho dato tanto".
"A casa mia - si è difeso ancora l'impresario - non c'è mai stata droga. L'unica 'polvere' che c'è è quella sui mobili perché non è stata spolverata". "A casa mia - ha insistito - è passato di tutto. Una volta venivano anche i più grandi direttori di giornali, ora non più, perché è stato detto che Lele Mora è diventato un pappone e un magnaccia. Questo non è vero, e a casa mia non è stato mai fatto nulla di male". "Non ho paura di finire in carcere perché non ho fatto nulla - si è sfogato ancora Mora - Uno che non ha fatto niente non può finire in carcere. C'è il detto 'male non fare, male non avere'".

Nicole Minetti in consiglio regionale - Olycom
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Malgrado queste certezze, Mora si è descritto come uno dei capponi dei Promessi Sposi. "Sono convinto - ha detto parlando della posizione processuale sua e dei suoi due co-indagati, Emilio Fede e Nicole Minetti - che siamo come i tre capponi dei Promessi Sposi. Tre capponi che prima del matrimonio non facevano altro che beccarsi tra loro, ma che poi finiscono tutti in padella". Il riferimento è alla strategia dello 'scaricabarile' 3messa in atto a colpi di accuse reciproche dai tre indagati dell'inchiesta milanese e in particolare ad alcune dichiarazioni del direttore del Tg4: "Emilio Fede - si è leamentato - dice cose che non hanno senso. Nicole Minetti l'ho conosciuta ad Arcore, non è della mia scuderia, e mi chiedo perché occorra staccarsi e dire cose che non hanno senso".



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