Modena, chiedeva il pizzo ai pazienti per il trasporto in ambulanza

Millantando conoscenze altolocate si faceva pagare i trasporti dei pazienti in ambulanza. Ma è stato scoperto e denunciato. Giacomo Pirrera, 47 anni, di Messina ma residente a Porto Mantovano, infermiere professionale in forza al reparto di Ortopedia del Carlo Poma di Mantova, è stato rinviato a giudizio per concussione. Il merito, se così si può dire, è di una famiglia di Carpi, rimasta vittima del raggiro. Nel corso dell'udienza preliminare, come racconta la Gazzetta di Modena, l’Azienda ospedaliera si è costituita parte civile per il risarcimento dei danni. Il processo è stato fissato il 27 febbraio del prossimo anno.
Ad incastrarlo sono stati, appunto, i parenti di una pensionata residente a Carpi. È il 7 febbraio del 2008. B.C., dopo essere stata operata ad un ginocchio, deve essere trasferita. "Ricordo molto bene quello che è accaduto quella mattina - racconta il figlio - dovevo trasportare mia madre all’ospedale di Castel Goffredo per la riabilitazione dell’arto. Mi si è avvicinato un infermiere del reparto. Non avevo nessun motivo di dubitare di lui. Si è presentato come un amico del titolare della Croce Amica, offrendomi la possibiltà di risparmiare sulla spesa di trasporto".
"Dammi cinquanta euro e tutto è sistemato - mi ha detto - non ho esitato e gli ho allungato il denaro. Il giorno stesso però, ripensandoci, ho trovato la cosa molto strana. Per questo, la mattina successiva, ho telefonato alla caposala di Ortopedia raccontandole il fatto. Non mi sembrava sorpresa. Anzi. Quando le ho fatto il nome dell’infermiere ha detto: ho capito tutto". A distanza di alcune settimane dal trasferimento della madre a Castel Goffredo, il figlio riceve a casa una fattura. E’ quella emessa dalla Croce Amica che ha fatto un conto di settanta euro. Venti in più di quelli chiesti e incassati dall’infermiere. Il figlio della paziente contatta il titolare della Croce informandolo d’aver già saldato il conto e d’aver dato i soldi ad un infermiere del reparto. Il responsabile della Croce si rende conto del raggiro e, scusandosi, non pretende il denaro, ma denuncia l’infermiere.


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