Moda/ Armani? Non se lo fila più nessuno: è boom del fashion low cost
di Nicole Cavazzuti
Il sociologo Enrico Finzi non ha dubbi: l’Alta Moda da anni è in crisi e la sua emorragia interna ha radici ben più profonde del semplice contesto economico attuale. “Gli operatori tendono a negarlo, ma i dati parlano chiaro. Giorgio Armani sostiene che la flessione delle vendite sia dovuta solo a una minore capacità di acquisto. Non è vero: è da tempo che l’Alta Moda soffre di una crisi interna al sistema stesso. La causa? Tre suoi difetti strutturali. Il primo è il fattore prezzi: un furto di massa. Non c’è stato un equilibrio tra qualità e prezzo. Il secondo: l’incapacità di tenere conto dei corpi delle persone normali, della gente comune, proponendo abiti immettibili. Infine, il terzo elemento catastrofico è aver creduto di poter sostenere l’intero sistema Moda con i quadrilateri della moda, quindi esclusivamente su una via Della Spiga a Milano o una via Roma a Torino, quando invece il consumatore compera nelle piccole boutique, nei negozi, e soprattutto sulle bancarelle, apprezzate in particolare per l’intimo”.
E in effetti se la crisi economica c’è, comunque non la sentono tutti. Anche nel comparto abbigliamento le eccezioni non mancano. Prendiamo la catena svedese H&M: in controtendenza, creerà 6-7mila posti di lavoro e ha chiuso l’anno con un +8% nelle vendite.
È il segnale che l’Alta Moda sta perdendo appeal tra le donne a favore delle grandi catene? “Certamente”, sostiene Finzi. “Non è un caso che stiano andando bene catene come Zara, Motivi, Intimissimi, Yamamai e Calzedonia che puntano su tagli innovativi, vestibilità e prezzi accessibili”.
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![]() Elio Fiorucci |
D’accordo con Finzi, lo stilista Elio Fiorucci, che ha appena firmato una collezione per Oviesse Industry: “Spesso l’alto prezzo dei capi griffati non è giustificato. Così sempre più donne preferiscono fare acquisti nelle catene piuttosto che nello show room dello stilista famoso. Le grandi catene oggi garantiscono qualità, innovazione e un disegno che suscita emozioni, il tutto a prezzi contenuti. Non bisogna dimenticare che è cambiato il valore spirituale delle cose: una volta esibire un prodotto caro era un segnale di potere".
Per Fiorucci "oggi la gente non vuole esibire una cosa cara, si sentirebbe fuori luogo. L’Alta Moda non è più uno status symbol dal momento in cui non porta novità a prezzi contenuti: siamo abituati ad avere la gioia di metterci un vestito nuovo, ma gli sprechi di un consumismo senza anima sono ormai superati”.



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