Moda/ Armani sfida l'Italia. E fa sfilare a Parigi la sua donna geisha
Armani sfida l'Italia. O meglio la boccia. E sceglie Parigi per presentare la sua collezione Privè. Pubblico raffinato per la sua Shangai Lady. Un personaggio cinematografico che si muove sull'itinerario sognante di un viaggio tra la Cina e Parigi, negli Anni 20, per diventare un'icona di oggi: "Questa - spiega Armani - è la Turandot del Duemila". Silhouette sottile come un giunco, sottolineata da tagli svirgolati a pagoda e da ricchezza di lavorazioni, su una passerella scenografica tra una miriade di canne di bambù bianco latte. La collezione è perfino più ricca del solito "perchè - spiega Armani - l'alta moda non può tenere conto della crisi, è un sogno e deve essere grande".
L'atelier dedicato a questa moda di capi unici annovera una trentina di sarte, gli abiti da giorno costano dai 25 mila ai 40 mila euro e quelli da sera vanno dai 60 mila ai 120 mila euro. Uno schiaffo alla miseria, di questi tempi? "Può sembrare un insulto, ma non è così. Questa collezione ha fatto lavorare tanta gente, non dimentichiamolo. La crisi c'è, perfino qualche cliente dell'alta moda disdice l'appuntamento in atelier, magari anche solo per un fatto psicologico, per paura di sentirsi fuori luogo. Io ho voluto accentuare invece la ricchezza della collezione: proprio nella crisi generale bisogna fare in modo che non si sfaldi tutto". "L'alta moda è una risorsa che deve creare un effetto a cascata su tutta la moda, aggiunge re Giorgio, diventato ormai un beniamino di Parigi".
E poi la domanda della rottura con l'Italia. "Quindi lei non sfilerebbe mai il Privèe in Italia?". Risposta: "Dopo una kermesse del genere chi verrebbe a Milano a vedere me e la Curiel? In più in una città che oltre a quelle 4 strade del centro non ha nulla da offrire? Anche Roma ha ucciso l’alta moda mandando in passerella gente che non lo meritava. Parigi è più viva e internazionale, ha un aspetto di teatralità e di glamour unico".



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