La vita eterna? Passa attraverso il bisturi
Vi sareste mai immaginati che il grande sogno dell’immortalità, da secoli perseguito con alchimie varie e pericolosi patti con il diavolo potesse realizzarsi nel corpo di una donna? Ebbene sì. Così è accaduto e accade a Cindy, che fa tre operazioni all'anno perché odia l'idea di invecchiare. E non è la sola. Da quando è nato l’uomo cerca di non morire, sicuro che si tratti di una benedizione.
E inseguendo, sempre più assetato, il miraggio dell’elisir di lunga vita, nel corso dei secoli ha inciampato nel mito, come quello di Enoch e Thot, si è perduto negli insegnamenti esoterici di Ermete Trismegisto, si è bruciato coi segreti alchemici o si è illuso, romanzescamente, di poter possedere il segreto dell’eterna giovinezza, con i tratti puri e gentili di un Dorian Grey.
Oggi è la scienza a combattere questa battaglia. Tra cellule staminali, nuovi anticorpi, nanotecnologie e ingegneria genetica, i progressi della medicina (in questo caso della chirurgia estetica) stanno allargando di giorno in giorno i confini dell’esistenza, fino a sporgersi, rischiosamente, sul baratro dell’immortalità. Ma come il mito della vita eterna da sempre accompagna l'uomo, da sempre anche rappresenta la peggiore delle condanne. È uno dei grandi insegnamenti del filosofo postmoderno Jean Baudrillard.
Ma possiamo stare tranquilli: il cammino della scienza è ancora lungo e pieno di scoperte. E l'immortalità è (e resterà) come l'orizzonte per il viaggiatore: una linea lontana e irraggiungibile. Di certo non sarà il bisturi ad avvicinarci ad essa.
"Parla la follia: Mentirei, tuttavia, se non ammettessi che appena sono un po' cresciuti, e con l'esperienza e l'educazione cominciano ad acquistare una certa maturità, subito sfiorisce la loro bellezza, s'illanguidisce la loro alacrità, s'inaridisce la loro attrattiva, vien meno il loro vigore. Quanto più si allontanano da me, tanto meno vivono, finché non sopraggiunge la gravosa vecchiaia, la molesta vecchiaia, odiosa non solo agli altri, ma anche a se stessa" da Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia



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