Minori/ "Tecnoager" ricercano l'equilibrio. La ricerca dell'Eurispes e del Telefono Azzurro
I giovani sono sempre più tecnologici. Il 73,4% dei bambini ha un computer, il 60,6% ha in casa una console per videogiochi, il 58,6% dispone di un cellulare. Alle prese con la "socializzazione solitaria" di internet e di un esercito di tecnologie informatiche, i bambini percepiscono gli adulti come disinformati o, peggio, "disinformatizzati", e per questo motivo non sempre in grado di aiutarli a far fronte ai nuovi rischi on line. E' la considerazione di fondo del IX rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza, presentato oggi da Eurispes e Telefono Azzurro. 
Le due grandi indagini svolte all'interno del mondo scolastico hanno interessato circa 6.000 bambini e ragazzi in 41 scuole di ogni ordine e grado. "Se negli anni Sessanta e Settanta - dichiara Gian Maria Fara, Presidente dell'Eurispes - si è assistito ad una rivoluzione di pensiero e di costume, oggi ci troviamo di fronte ad una rivoluzione 'liquida' degli strumenti e dei modi di comunicare". Consapevoli del fatto che i genitori non conoscono Internet, i giovani trovano nella Rete uno spazio "a prova di adulto", una zona franca interdetta ai grandi.
Diffidenti nei confronti dei mezzi di comunicazione tradizionali, o piuttosto dei contenuti da essi proposti, "i giovani si allontanano da un certo tipo di informazione eterodiretta e vanno a formare, all'interno di quella che è ormai una opinione pubblica reticolare, una estensione parallela. Un gruppo di pressione nella nuova agorà virtuale che segna il passaggio dalla piazza alla Rete, che si fa portatore, attraverso il confronto, delle istanze e dei cambiamenti propri di una delle eta' piu' creative, sofferte e partecipate della vita", conclude Fara.
"Dobbiamo considerare che questa generazione di bambini non percepisce la maggior parte dei cambiamenti come novita', avendo imparato a conviverci fin dalla nascita - dichiara Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro: - parliamo di bambini abituati a viaggiare, ad andare sulla Rete, a comunicare in modo nuovo, a incontrare anche a scuola persone provenienti da altri Paesi. I bambini invece avrebbero bisogno di adulti mediatori, soprattutto a fronte di cio' che non possono comprendere fino in fondo e soprattutto a fronte delle emergenze che possono destabilizzare o mettere in pericolo la loro infanzia.



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