Milano/ Ingegnere disoccupato chiede paghetta di 2 mila euro al padre. Il giudice dice no

Lunedì, 18 agosto 2008 - 15:34:00

Forum/ Ingegnere chiede la paghetta di 2mila euro al padre: dì la tua

Vive con la madre separata dal marito ed è disoccupato. Per questo un ingegnere di 36 anni ha chiesto al padre facoltoso un mensile di 2 mila euro, da versargli fino a quando non troverà un lavoro confacente al suo titolo di studio. Ma il papà si è da sempre rifiutato. I due sono andati in tribunale, e il giudice ha detto no all'assegno mensile per il figlio.

Il magistrato del Tribunale civile di Milano, argomentando nel corso della causa - come riferito dal legale dell'ingegnere, Giacinto Canzona - che il lavoro poteva essere trovato anche all'estero, ha respinto la richiesta. No ai 2.000 euro mensili, e no anche a un somma ben più cospicua: 57 mila euro di arretrati e un risarcimento di un milione richiesto per il "disinteresse morale e materiale del padre" nei confronti del figlio. Il giudice ha stabilito che un assegno di mantenimento di 650 mila lire era stato corrisposto dal padre a partire dal 1986, anno in cui si separò dalla moglie, fino a qualche anno fa, e che nulla è dovuto all'ingegnere come arretrati. Per quanto riguarda il mensile di 2.000 euro, secondo il giudice il laureato in ingegneria "non ha fornito alcuna prova della sua concreta attivazione per reperire un'attività lavorativa corrispondente al titolo di studio, e quindi del fatto che egli si trovi senza colpa in stato di disoccupazione".

Sul fatto che, non trovando lavoro in Italia, avrebbe potuto cercarlo e trovarlo anche all'estero - come osservato dal giudice - l'avvocato Canzona sottolinea invece, sulla scorta di una sentenza della Cassazione, che "il titolo di studio deve essere spendibile anche nel proprio Paese". Da qui l'annuncio di un ricorso in appello. Appello che, annuncia il legale, si rifarà anche alla sentenza della Cassazione che stabilì, nel 2006, un precedente contrario alla sentenza milanese, nella causa che vide opposti Albano e Romina Power per quanto riguarda il mantenimento dei figli: "Perdura l'obbligo del mantenimento, indipendentemente dal raggiungimento della maggior età, finchè i figli non diventino autosufficienti dal punto di vista economico".

Gli ermellini stabilivano infatti che, anche se in presenza di un affidamento congiunto, non veniva meno "l'obbligo di uno dei genitori a contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza. L'avvocato contesta anche l'asserzione secondo cui il suo assistito non si sarebbe dato da fare per trovare un lavoro adeguato alla sua laurea: aveva mandato numerosi curricula a varie aziende che si erano limitate a rispondere "le faremo sapere". "Per mantenersi - spiega l'avvocato Canzona - ora è costretto a lavorare in Irlanda", ma non demorde per vincere la causa.

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