Milano/ Concessa la semilibertà per Pietro Maso. Uccise i genitori per l'eredità
Pietro Maso, il ragazzo che nel 1991, a 19 anni, a Montecchia di Crosara, nel veronese, uccise il padre e la madre con altri complici per impossessarsi dei loro risparmi, ha ottenuto la semi libertà. Lo ha deciso il Tribunale di sorveglianza di Milano, accogliendo un'istanza di Maso, che deve scontare la condanna fino al 2015. 
Maso, oggi 36enne fu condannato dai giudici di Verona, il 29 febbraio 1992, a 30 anni di reclusione per l'omicidio dei genitori. I fatti risalgono al 16 aprile del 1991, quando Maso, denunciò di aver ritrovato, al ritorno dalla discoteca, i corpi dei genitori distesi in una pozza di sangue vicino ad una scala interna della casa. Antonio e Maria Rosa Maso, erano stati uccisi con bastonate alla testa.
E anche se in un primo tempo si era pensato a un tentativo di rapina finito tragicamente, i carabinieri si insospettirono per l'atteggiamento freddo e distaccato del giovane. Dopo tre giorni di interrogatori, Pietro confessò di aver ideato e realizzato insieme ai suoi tre amici, Giorgio Carbonin, Paolo Cavazza, e al diciasettenne B.D. il delitto. E tutto per poter ottenere l'eredità e mantenere uno stile di vita agiato.
Dalle indagini era emerso che Pietro aveva pensato anche ad eliminare le sue due sorelle, per essere l'unico erede di tutte le sostanze paterne. Quello del 16 aprile non è stato un gesto di follia, dunque, ma ben studiato e premeditato. Già in precedenza Maso e i suoi complici avevano provato a uccidere i genitori del ragazzo, prima con un ordigno rudimentale fatto con due bombole di gas e poi tentando di investire la signora Rosa. Per Maso la condanna più lunga, 30 anni, mentre 26 anni a Carbognin e Cavazza e tredici anni, al ragazzo minorenne. Piu' volte nel corso degli anni di reclusione Maso aveva chiesto permessi per uscire dal carcere, che gli erano sempre stati negati, fino all'anno scorso quando dal 7 al 9 aprile usci' da Opera grazie a un permesso.



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