Meredith/ Il caso della settimana: il processo di Perugia
LO SPECIALE Meredith/ Amanda agli amici americani: " Vi racconto le ultime ore di Mez" Meredith/ Un giallo lungo un anno. Le tappe della vicenda E Amanda diventa una griffe... TUTTE LE NOTIZIE DI CRONACA: CLICCA QUI IL VIDEO LE INTERVISTE ESCLUSIVE DI AFFARITALIANI.IT ------------------------------------- LE TELEFONATE Perugia/ La telefonata di Sollecito. Ascolta l'audio
Amanda e Raffaele restano in carcere. Lo ha deciso il Gup Micheli. Le loro deposizioni, le confessioni più volte modificate, non hanno convinto il giudice. Resteranno in carcere perchè il timore di fuga o di inquinamento delle prove è stato giudicato dal giudice troppo alto per concedere misure di detenzionie alternative. Niente arresti domiciliari dunque. E il processo davanti alla Corte d'Assise di Perugia che inizierà il prossimo 4 dicembre.

La giovane americana e lo studente italiano sono soggetti capaci di compiere atti di "brutale violenza". Per questo, dunque, "è imprescindibile" la custodia cautelare in carcere. In 17 pagine di ordinanza il giudice ha motivato la sua decisione adducendo il pericolo di fuga e la reiterazione del reato, ma non l'inquinamento delle prove.
BRUTALE VIOLENZA- Nei confronti di Amanda Knox e Raffaele Sollecito - scrive il gup - "l'ordinamento ha il diritto e il dovere di apprestare al massimo le proprie difese" perché si tratta di soggetti capaci di compiere atti di "brutale violenza. Dinanzi a un soggetto di tal fatta - aggiunge il giudice Micheli - pronto ad inventarsi una serata di sesso facile con un obiettivo facile da aggredire, e disposto a ricorrere a brutale violenza nel sentirsi apporre un semplice e accorato no (il rilievo vale per entrambi gli imputati in ragione del descritto coinvolgimento di ciascuno nell'efferato omicidio di Meredith), l'ordinamento ha il diritto e il dovere" di difendersi.
Per questo, dunque, "è imprescindibile" la custodia cautelare in carcere. Il giudice ha aggiunto che il motivo principale per cui Amanda e Raffaele potrebbero commettere nuovamente atti violenti, e quindi anche uccidere, è che sono persone capaci di "delinquere con tanta leggerezza e con assoluto disprezzo degli altri".
ILGRIDO DI MEZ- Nella ricostruzione della notte dell'omicidio, il gup scrive poi che il grido''raccapriciante'' che una testimone sentì la notte del 1° novembre dell'anno scorso provenire dall'abitazione di via della Pergola 7 a Perugia fu l'ultimo, disperato tentativo di Meredith Kercher di invocare aiuto.
Sostenendo che la coltellata mortale arrivò subito dopo l'urlo, Micheli aggiunge: "Una persona grida dalla disperazione anche quando vede che qualcuno si accinge a colpirla, od anche si limita a minacciarla, magari punzecchiandola prima della lesione definitiva con un grosso coltello: è anzi oltremodo ragionevole ipotizzare che quel colpo letale le venne inferto proprio a causa del grido e della immanente invocazione d'aiuto che il grido comportava".
I LEGALI- "Sinceramente non ce lo aspettavamo", ha dichiarato Marco Brusco del pool difensivo di Sollecito. Il legale ha aggiunto: "Dobbiamo però leggere il decreto, poi decideremo il da farsi".



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