Melania voleva svelare il segreto della caserma. La nuova ordinanza del gip
Salvatore Parolisi resta in carcere con l’accusa di aver massacrato con 32 coltellate la moglie Melania Rea. Il gip di Teramo Giovanni Cirillo riscrive il delitto di Melania in 185 pagine, nell’ordinanza in cui chiede l’arresto bis del caporalmaggiore mantienendo l’impianto accusatorio della procura di Ascoli: Salvatore si è scagliato contro la moglie dopo un litigio. Ma mentre per i giudici ascolani il movente era la pressione psicologica, legata alla relazione extraconiugale con la soldatessa Ludovica, per il gip di Teramo il ventaglio delle ipotesi è più ampio. Il fattore scatenante potrebbe nascondersi tra le mura della caserma femminile Clementi di Ascoli dove Salvatore lavorava come istruttore. "Melania - scrive il gip - potrebbe aver scoperto un segreto inconfessabile del marito che va ricercato in caserma. Non sono da escludere neanche le altre relazioni extraconiugali di Parolisi". E ancora: "Può essere ipotizzato che la moglie avesse scoperto qualcosa di assai più grave del tradimento, o anche solo di torbido. Occorrerebbe approfondire i rapporti interni alla caserma, gli eventuali giri di droga, le altre relazioni extraconiugali...". E si parla anche di possibili giri di droga in caserma. 
Salvatore Parolisi
L'INTERVISTA
RELAZIONI CON LE ALLIEVE - Nell’informativa dei Ros di Ancona, che insieme ai carabinieri di Ascoli hanno seguito il caso, c'è un'intercettazione telefonica tra Salvatore e la sorella. Lui le parla della caserma Clementi e le racconta di possibili provvedimenti disciplinari contro di lui e altri colleghi che come lui, non avrebbero rispettato il divieto d'intrattenere relazioni con le allieve. Tra le altre ipotesi vagliate, il gip scrive: "Non è la gelosia: Salvatore non era geloso e, del resto, la moglie non gliene dava ragione". Un altro motivo di dissidio familiare sarebbe anche un incidente stradale del 2008 per cui è presto atteso un processo: un bambino venne ucciso da un’auto, in provincia di Napoli, sulla quale si trovava Parolisi.
IL SEGRETO DELLA CASERMA - Il gip ritiene dunque che l'alibi del marito sia falso e che il movente dell'omicidio non sarebbe passionale, ma legato al fatto che la moglie nascondeva un segreto inconfessabile di qualcosa accaduto nella caserma di Ascoli Piceno, dove il marito addestrava le reclute. Inoltre, dispone nuovi accertamenti sui tabulati telefonici di Salvatore e Melania e insinua, più del suo collega di Ascoli Piceno, la possibilità che il caporalmaggiore sia stato aiutato nella "deturpazione" - la definisce così - del cadavere e nei tentativi di depistare le indagini. Comunque, pur se con alcune novità, anche i magistrati di Teramo sono dello stesso avviso dei loro colleghi ascolani che il 18 luglio avevano chiesto e disposto l'arresto del caporalmaggiore dell'esercito, prima di dichiarare la propria incompetenza territoriale - perchè il delitto è avvenuto a Ripe di Civitella del Tronto (Teramo) e non a Colle San Marco (Ascoli Piceno) - trasmettendo gli atti a Teramo.
OMICIDIO AGGRAVATO DALLA PARENTELA - Altra novità è il fatto che, oltre all'accusa di omicidio aggravato dal grado di parentela e dalla crudeltà e concorso in vilipendio di cadavere, il pool di magistrati teramani - il procuratore, Gabriele Ferretti, e i sostituti Greta Aloisi e Davide Rosati - contesta a Parolisi anche l'aggravante di aver "profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa". Ovvero Melania è stata uccisa mentre era accovacciata a terra, in posizione in cui era difficile potersi difendere.
IL FALSO ALIBI - Il Gip ha accolto in toto la richiesta della Procura motivando il nuovo arresto con un'ordinanza di circa 200 pagine, il doppio di quella redatta dal Gip di Ascoli Carlo Calvaresi. I punti cardine della nuova ordinanza sarebbero il falso alibi e la "deturpazione" del cadavere. Parolisi - che dal carcere di Teramo continua a proclamarsi innocente - avrebbe "sbagliato" dal primo momento volendo far credere di cercare la moglie scomparsa. Ha messo su un alibi non credibile: a Colle San Marco non c'era stato con Melania e l'ha cercata troppo tardi, se è vero che il suo telefonino era spento mentre la moglie "scompariva".
AIUTATO DA UNA SECONDA PERSONA - Sulla deturpazione, il Gip ipotizza la presenza e il ruolo di un'altra persona che potrebbe essere intervenuta nella seconda fase del delitto. Infatti, si chiede: mentre tutti cercavano Melania, Parolisi sarebbe tornato a Ripe di Civitella per accanirsi sul cadavere, ma può aver fatto tutto questo da solo o qualcuno può averlo aiutato? Poi evidenzia che Parolisi aveva il telefonino spento, lo riaccese poco dopo il suo arrivo a Colle San Marco e un minuto dopo chiamò sul cellulare la moglie, che era già morta. Inoltre, il 19 mattina, tra le telefonate alla sua amante Ludovica non andate a buon fine, Salvatore scompare per un'ora. In questo frangente organizza la messinscena della siringa, dei colpi post-mortem.
SCONTRO TRA LEGALI - Intanto si accentuano le baruffe tra i legali di Parolisi - Valter Biscotti e Nicodemo Gentile - e della famiglia Rea. I primi si aspettavano l'arresto e annunciano che giovedì, all'interrogatorio di garanzia, il loro assistito non parlerà: lo farà davanti ai giudici del Riesame. Il secondo, Marco Gionni, evidenzia che "due Procure e due Gip diversi sono concordi nell'indicare in Parolisi l'assassino della povera Melania". Poi replica ai colleghi i quali avevano sostenuto che sul corpo di Melania vi erano capelli femminili non appartenenti alla vittima: "Purtroppo - dice Gionni - ancora una volta, le affermazioni della difesa di Parolisi non sono vere. Nessun capello è stato trovato sul cadavere della povera Melania, tantomeno di donna".
LE LETTERE D'AMORE - Non è la prima volta, non sarò l'ultima. L'eroe negativo che attira su di sè anche simpatie e sentimenti ancora più forti, come l'amore. Succede infatti che Salvatore Parolisi, nel carcere di Ascoli, continua a ricevere innumerevoli lettere d'amore da parte di donne sconosciute. Il caporalmaggiore è detenuto perché sospettato di essere l'assassino della moglie, Melania Rea, ma alle "innamorate" questo non interessa. Intanto i legali di Parolisi, che puntanto sul fatto che l'assassino sia una donna, affilano le "armi" in attesa dell'udienza col gip.
"Sono qui che ti aspetto" oppure "Salvatore ti voglio bene", sono tutte di questo tenore le lettere che Parolisi riceve da parte di sconosciute ammiratrici. A rendere noti gli episodi è stato il quotidiano "il Messaggero". Ovviamente non ci sono conferme ufficiali e queste missive non sono nemmeno bloccate dal personale carcerario perché non sono considerate pericolose. Ma lasciano l'amaro in bocca, soprattutto ai familiari di Melania, sapere che il presunto assassino della propria congiunta arriva ad attirare simpatie e addirittura amori.



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