Omicidio Rea/ "Melania fu uccisa con una tecnica militare"
Salvatore Parolisi nell'interrogatorio presso la procura di Ascoli si e' avvalso della facolta' di non rispondere in relazione al caso della morte della moglie, Melania Rea, trovata uccisa con 32 coltellate il 20 aprile scorso. Lo ha detto all'uscita del tribunale, ad interrogatorio finito, l'avvocato Walter Biscotti, che insieme a Nicodemo Gentile ha assistito il Caporal maggiore dell'Esercito nell'incontro di oggi con i pm di Ascoli, Umberto Monti ed Ettore Picardi.
L'interrogatorio e' iniziato alle 16,30 ed e' quindi durato circa due ore. Secondo l'avvocato Biscotti "Parolisi aveva gia' risposto ad oltre 40 ore di interrogatori negli ultimi due mesi e quindi abbiamo ritenuto di avvalerci di uno strumento tecnico per tornare a parlare con gli inquirenti quando avremo acquisiti nuovi elementi".
Gli investigatori ritengono di avere nelle mani prove sempre più convincenti. Una di queste sarebbero i risultati dell'autopsia: Melania è stata uccisa con una tecnica militare. Si chiama, nel gergo dei militari, assalto "alla sentinella". Con la mano si tappa la bocca della vittima, si torce violentemente il collo e si sferra la coltellata. Così Melania, secondo l'autopsia, sarebbe stata uccisa.
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Altri elementi, secondo la Procura, rimandano sempre all'ambiente militare. La donna venne trovata con i pantaloni abbassati, troppi per chi deve fare pipì. Ebbene i militari abbassano i pantaloni della vittima, prigioniera, per evitare che possa scappare. Dettagli che si addensano inevitabilmente sul marito Salvatore, con alle spalle missioni in Kosovo e Afghanistan. E' probabile che queste siano le carte a sorpresa che i pm si giocheranno nell'interrogatorio di Salvatore Parolisi.
Il caporale, poi, dovrà spiegare un vuoto temporale di 84 minuti, da quando il 18 aprile fu visto uscire con la moglie e la figlioletta alle ore 14.10. Poi il nulla, solo le parole di Parolisi che raccontò come Melania si fosse allontanata per un bisogno corporale. Fino alle 15.27 quando lo stesso Parolisi entrò in un ristorante di Colle San Marco gridando: "L'hanno presa".
E ora spuntano anche tre fotografie scattate con il telefonino da un gruppo di studenti dell'Itcg di Ascoli che giocavano a pallone sul pianoro di Colle San Marco il 18 aprile scorso, alla stessa ora in cui Parolisi afferma di essere stato lì insieme a Melania e alla figlioletta.
LA SCENA VUOTA- Le foto consentono alla procura di Ascoli di escludere con certezza che Melania sia mai stata sul pianoro di Colle San Marco, fra le 14.20 e le 15.30 di quel giorno maledetto, quando il caporalmaggiore, in servizio ad Ascoli come istruttore di soldatesse, dà l'allarme denunciando la scomparsa della moglie.
A quell'ora, probabilmente, Melania è già morta, colpita con 32 coltellate (sei alla schiena, 13 al torace, le altre alle gambe, alle braccia e al volto), nel bosco delle Casermette di Ripe di Civitella, dove il corpo verrà ritrovato il 20 aprile, grazie a una telefonata anonima, partita da Teramo. Le immagini scattate dagli studenti (ora e minuti degli scatti sono sovraimpressi) dicono che la scena del pianoro è vuota: diventano così l'indizio più pesante in mano all'accusa che ha deciso inviare l'avviso di garanzia a Parolisi con l'ipotesi di omicidio volontario e di convocarlo per venerdì per interrogarlo non più come semplice testimone.
PACIOLLA CONFERMA- Parolisi cade anche in una seconda bugia: non va subito nel luogo del ritrovamento del corpo, ma sa descriverlo. E al pm dice di aver visto delle foto di quel posto che gli ha mostrato il suo amico e vicino di casa Raffaele Paciolla che però ieri è stato sentito ancora una volta dal pm ed ha ribadito di non aver mai fotografato con il telefonino il luogo dove Melania fu ritrovata massacrata, cioè il bosco delle Casermette a Ripe di Civitella. Ma il pm ha anche chiesto a Paciolla di riferire dei movimenti a sua conoscenza di Parolisi. In particolare nelle giornate del 19 e del 20 aprile, quando durante le ricerche della moglie il caporalmaggiore preferì rimanere in caserma, ad Ascoli. Cioè, durante quelle ore drammatiche, il marito non era insieme agli altri per trovare la sua Melania.
IL PADRE ACCUSA- Ora si sfoga anche Gennaro Rea, papà di Melania: "Per i tradimenti che ha riservato a mia figlia", dice, "vuol dire che in nove anni in casa abbiamo avuto un orco travestito da agnello". Nelle sue parole c'è tutta la rabbia di un papà di una donna "innamoratissima di suo marito e che invece é stata tradita".
I parenti di Melania si costituiranno parte civile, una decisione che forse ha al centro l'affidamento della bimba. Parolisi lascerà ai Rea la piccola Vittoria? Il padre di Melania non replica, ma dice: "Che cosa gli dirò? Io non devo dire proprio niente a Salvatore, lui sa cosa deve fare, deve dire la verità. Io voglio continuare a credere che sia innocente. Lo devo fare per la mia nipotina, visto che la mia adorata figlia ormai non c'é più".
INCHIESTA A TERAMO- Se ne parla da settimane, ma da oggi l'ipotesi è forte. Se infatti cade la ricostruzione di Parolisi, se cioè Melania non è mai stata sul Colle di San Marco, il delitto si è interamente consumato a Civitella. L'inchiesta, quindi, dovrà essere trasmessa al procuratore Ferretti di Teramo. E tutto ripartirà da capo.



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