Melania/ Il marito non convince. E spunta la pista della caserma

Giovedì, 12 maggio 2011 - 19:01:00

È durato sette ore il colloquio nella caserma dei carabinieri di Castello di Cisterna di Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, con il pm Umberto Monti di Ascoli Piceno e con i carabinieri che indagano sul brutale omicidio della donna, scomparsa da Ascoli Piceno il 18 aprile e ritrovata due giorni dopo uccisa a coltellate nei boschi del Teramano.  Un faccia a faccia, finito poco prima delle 21, e non un interrogatorio, dato che il caporalmaggiore dell'esercito rimane un testimone, nonchè parte offesa nel procedimento, che ha reso sommarie informazioni testimoniali.

Insomma, per ora, un vedovo e non un indagato. Dalla caserma, camicia rosa e viso tirato, Parolisi è uscito a bordo di un'auto condotta da un familiare, senza rilasciare dichiarazioni. Il faccia a faccia si aggiunge a un'altra audizione di otto ore la scorsa notte.

Da quel colloquio era attesa da molti la svolta, in particolare per la posizione di Parolisi, da subito finito sotto la lente degli investigatori per alcune incongruenze e contraddizioni nella ricostruzione delle ore della scomparsa della moglie. In realtà non sono venuti fuori quelli che gli inquirenti definiscono «spunti» per la prosecuzione delle indagini, almeno al momento.


Melania, il marito e l'amante Ludovica
LE IMMAGINI

Il sottufficiale ha ricostruito il quadro di quelle ore, ma anche quello dei rapporti coniugali con estrema sicurezza, in maniera serena: «non avrei mai lasciato Melania, non avrei mai messo a rischio il matrimonio» ha detto, nonostante la storia extraconiugale con una soldatessa di 27 anni di cui era stato l'istruttore, uno dei punti più spinosi su cui gli inquirenti volevano chiarimenti, perchè Salvatore ne aveva parlato come di una storia di poco conto.

Il caporalmaggiore ha spiegato di non avere voluto ferire i sentimenti dei familiari in un momento così drammatico. Ma l'impressione è che oltre alla sua posizione gli inquirenti si aspettino da lui imput per ipotesi alternative su cui indirizzare le indagini. Così non è avvenuto la scorsa notte, ma proprio questo aspetto sarebbe al centro del nuovo confronto con gli inquirenti. Che suppongono che l'uomo sappia più di quanto abbia detto: le contraddizioni della sua versione potrebbero essere servite, ad esempio, a coprire altre responsabilità, più o meno consapevolmente.

MOLTI I DUBBI DEI PM - Ma sono ancora molti i punti oscuri sulla morte di Melania. Da quel “Me l’hanno presa” detto al telefono da Salvatore Parolisi all’amico Raffaele Paciolla alla borsa con i soldi lasciata al marino. "Si è diretta verso la toilette del ristorante Il Cacciatore perché i bagni chimici accanto al chiosco le erano parsi troppo sporchi", ha raccontato Salvatore mostrando ai carabinieri la strada ‘scelta’ dalla moglie: la via più lunga. "Mi ha detto che mi avrebbe portato un caffè", ha aggiunto il caporal maggiore del 235mo Reggimento Piceno. E ancora il pomeriggio del 20 aprile, quando grazie ad una telefonata anonima partita dal centro di Teramo i carabinieri scoprono il corpo senza vita di Melania, Parolisi non osa salire sulla pineta di Ripe di Civitella. Racconterà che Raffaele Paciolla, il vicino, gli ha mostrato le foto scattate con cellulare a quel chiosco nascosto tra i boschi: ma Paciolla non ha scattato alcuna foto. Interrogato la notte del 22 aprile Parolisi ammetterà: "È vero, ci sono stato una decina di giorni fa. Quando la bimba si è addormentata in macchina io e Melania abbiamo fatto l'amore accanto al chiosco...". L'esame delle celle telefoniche rivelerà però che Salvatore forse si trovava in quel luogo anche il giorno in cui sua moglie è scomparsa. C’è anche un altro dettaglio. Tutti quelli che il 18 aprile erano nel parco di Colle San Marco, rintracciati dai carabinieri, dicono di non ricordare di aver visto una donna come Melania. Dicono di aver notato l'uomo e le bimba, ma una bella ragazza come quella no. Anche Alfredo Ranelli, il titolare del chiosco, che diceva di averla notata, ascoltato quattro volte, ha infine ammesso di essersi confuso. I carabinieri poi scoprono - e a raccontarlo sono le amiche di Melania - che Parolisi frequentava anche dopo la fine del servizio le reclute che addestrava. L’uomo allora ammette una relazione extraconiugale, ma giura che è finita da tempo. Ma la soldatessa in questione - Ludovica Perrone, in forza al Reggimento Lancieri di Montebello - si sente ancora con lui, anche dopo la scoperta della morte della moglie. Melania sapeva che il marito aveva un’amante – come mostrano i tabulati - e per due volte ha telefonato alla soldatessa. La stessa Ludovica, interrogata dai carabinieri per undici ore, rivela che Parolisi le aveva giurato che avrebbe lasciato la moglie per vivere con lei.

SPUNTA LA PISTA DELLA CASERMA- Intanto le indagini vanno avanti, ufficialmente ancora in tutte le direzioni, anche se fin da subito molti accertamenti si sono concentrati sull'ambiente di lavoro di Salvatore, cioè il Rav Piceno, fiore all'occhiello dell'esercito dove vengono addestrate le soldatesse.  Oggi i carabinieri hanno sentito altri testimoni ad Ascoli Piceno, si attendono i risultati degli accertamenti di polizia scientifica del Ris, in particolare sul Bosco delle Casermette a Ripe di Civitella, dove fu scoperto il corpo di Melania e ormai considerato il luogo in cui è avvenuto il delitto, e quelli del Ros sui tabulati telefonici e sugli spostamenti dei telefonini della coppia e di altre persone tra Ascoli e il Teramano, un'analisi che però finora non ha prodotto «evidenze».

In particolare per quel che riguarda i cellulari di Salvatore e Melania, che tra le 14:20 e le 14:40 del 18 aprile hanno agganciato la cella di Ripe di Civitella, la stessa di Colle San Marco, da dove la donna è scomparsa.

NUOVE AUDIZIONI- Atteso un summit dei magistrati di Ascoli Piceno che seguono il caso. Alle viste nuove audizioni, compresa quella di Raffaele Paciolla, la guardia carceraria amica della coppia che Salvatore chiamò perchè lo aiutasse a cercare la moglie. Paciolla dovrebbe essere sentito su alcune dichiarazioni del vedovo della Rea, che avrebbe riconosciuto il luogo dell'uccisione attraverso delle foto scattate da Paciolla con il telefonino. Ma l'interessato nega recisamente. Parolisi non era andato al Bosco delle Casermette per il riconoscimento della moglie, lasciando il penoso incarico al fratello di Melania, Michele, accompagnato sul posto da Paciolla.


Salvatore Parolisi all'uscita della caserma
LE IMMAGINI

ESAMI SUL CADAVERE- Venerdì, nuovo esame sul cadavere della donna con l'obiettivo di circoscrivere l'arco temporale in cui sono state inflitte alcune coltellate post mortem. Forse un tentativo di depistaggio. Oppure un messaggio ben preciso, un avvertimento a chi era più vicino alla povera Melania.

FACEBOOK-  "In qualità di giornalista e di commissario del Corecom Calabria, organo funzionale dell'Agcom, sento il dovere di manifestarvi tutto il mio disappunto per la creazione, su facebook di un gruppo denominato 'Melania Rea: se l'avessi data saresti ancora vivà creato da un certo Marco Dresic, probabilmente lo pseudonimo sedicente dietro al quale si nasconde il folle ideatore di questa iniziativa". Lo scrive, in un esposto ai ministri Maroni e Romani e al presidente dell'Agcom Calabrò, il giornalista e commissario del Corecom Calabria Mario Campanella.

melania rea

"La creazione di questo gruppo, che purtroppo ha registrato sinora 257 dichiarazioni di consenso - scrive Campanella - è l'ennesima riprova di una distorsione delirante dell'uso di facebook che provoca idolatrie assurde di personaggi protagonisti di efferati delitti e che snatura e altera il senso di comunità sociale insito proprio nello strumento dei social network. Io credo che sia doveroso, non solo nella fattispecie, difendere la dignità di una giovane donna uccisa e oggetto di uno scherno atroce e palesemente stupido, ma anche pretendere che le giovani generazioni capiscano il significato della morte, la rispettino e si pongano nei suoi confronti con un atteggiamento di partecipazione emotiva». «Vi chiedo di agire nell'immediato - conclude Campanella - oscurando il sito e allertando la polizia postale al fine di sanzionare pesantemente l'autore di questo gruppo ed i suoi accoliti, dando così un esempio chiaro e incontrovertibile di tutela della dignità di una donna innocente e vittima della follia della violenza".

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