Melania/ Un testimone: "C'era un suv dei cc, ma Parolisi non lo fermò"
"Alzo gli occhi al cielo e vedo troppi angeli: Sara, Yara e Melania". Comincia così una lettera lasciata insieme a una rosa davanti all'ingresso della chiesa di Santa Maria del Pozzo di Somma Vesuviana, dove si sono celebrati i funerali di Carmela Melania Rea, la donna trovata uccisa il 20 aprile scorso a Ripe di Civitella (Teramo). Nella chiesa già diverse decine di persone, tra cui la mamma Vittoria. Il marito Salvatore Parolisi si è fermato davanti alla bara della moglie Melania si è inginocchiato, ha poggiato la testa e si è messo a pregare. Poi è andato a sedersi accanto ai parenti della donna. Al portone principale della chiesa e vicino al feretro, al centro della navata principale, ci sono tante corone di fiori, tra cui quelle del 235imo battaglione Rav, i colleghi di Parolisi, del Comune di Folignano, dove la coppia viveva, degli stessi suoceri e di tanti amici. Il rito funebre sarà celebrato dal vicario generale della diocesi di Nola, Pasquale Onofrio
IL TESTIMONE: VIDI UN SUV DEI CARABINIERI-"Vidi un suv dei carabinieri alle 16, quando Melania era già scomparsa. Parolisi avrebbe dovuto incrociare quella pattuglia, ma non la fermò". Un testimone, l'avv. Savino Lolli, sentito dal Tg3, ha riferito di aver visto il 18 aprile scorso a Colle San Marco, da dove scomparve Carmela Melania Rea, una pattuglia di carabinieri a bordo di un Suv.
NESSUN INTERROGATORIO ALLA BAMBINA- "È assolutamente priva di fondamento la notizia secondo cui sarebbe allo studio o addirittura in programma un'audizione protetta della piccola Vittoria Parolisi". Lo ha detto il pm di Ascoli Piceno Umberto Monti, che indaga sull'omicidio di Melania Rea. "Pur tra numerose indiscrezioni di stampa, alcune imprecise o del tutto inesatte, riguardanti anche il contenuto di atti e di attività di indagine coperti da segreto - ha aggiunto il magistrato - ritengo di dover smentire decisamente questa riguardante la piccola Vittoria, proprio perchè coinvolge direttamente la minore". La precisazione fa seguito a notizie di stampa secondo cui la procura ascolana ipotizzava un'audizione protetta di Vittoria, 18 mesi non ancora compiuti, nel tentativo di ricostruire cosa sia effettivamente accaduto il 18 aprile sul Colle San Marco di Ascoli Piceno. Il pomeriggio in cui, così ha raccontato Salvatore Parolisi, la moglie Melania, che si trovava sul pianoro con lui e la bambina, sarebbe improvvisamente scomparsa mentre era diretta verso il bagno di un ristorante. La donna è poi stata trovata morta il 20 aprile nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo), uccisa con una trentina di coltellate
UCCISA DOPO BREVE COLLUTTAZIONE-Carmela Melania Rea è morta nel Bosco delle Casermette al culmine di una breve e violenta colluttazione, talmente rapida che l'ha colta di sorpresa e l'assassino non ha forse neppure avuto bisogno di colpirla per stordirla. È una delle prime indicazioni che filtrano dopo il secondo esame sul cadavere eseguito ieri a Teramo da Adriano Tagliabracci, lo stesso medico legale che aveva effettuato l'autopsia il 21 aprile scorso. Difficile al momento circoscrivere con maggiore precisione l'ora del decesso, che sarebbe avvenuto tra le 14 e le 17, così come al momento non si conosce a distanza di quanto tempo siano state inflitte alcune coltellate post mortem, probabile tentativo di depistaggio. In questo scenario la domanda delle domande è: Melania è stata veramente a Colle San Marco nel primo pomeriggio del 18 aprile o non c'è mai arrivata?.
Su questo punto ci sono testimonianze piuttosto incerte e l'olfatto dei cani molecolari, intervenuti sul posto però quando si cercava ancora una donna viva. Servono riscontri oggettivi, che potranno venire dall'analisi di tabulati telefonici e celle. Al momento magistrati e carabinieri non sono in possesso di un accertamento tecnico che escluda in maniera categorica la presenza di Melania sul pianoro, così come riferito dal marito Salvatore Parolisi. Se così fosse, avrebbero la certezza di una bugia clamorosa con immediate conseguenze per il caporalmaggiore dell'esercito, che continua a sostenere la propria innocenza e che al momento è ancora persona informata sui fatti. I carabinieri del Ros portano avanti questo tipo di accertamenti molto attesi dai magistrati ascolani, anche oggi al lavoro. Non si indaga in una sola direzione, ma l'attenzione nei confronti del sottufficiale è sempre molto alta. Piccole e grandi imprecisioni, qualche 'non ricordò di troppo, una relazione extraconiugale accertata, l'impressione molto forte che se non è stato lui a uccidere la moglie, può conoscere qualcosa di utile a scoprire l'assassino. Tanto che una fonte investigativa osserva che «ha atteso 25 giorni» per lanciare un appello alle forze dell'ordine, ieri da un trasmissione Tv.
E viene ritenuta teoricamente possibile, ma non credibile l'ipotesi che l'assassino abbia sfilato la batteria dal telefonino della donna dopo averla uccisa il 18 aprile, quando il cellulare divenne muto, tornando al Bosco delle Casermette il 20 mattina per rimetterla a posto prima del ritrovamento del corpo. A che scopo lo avrebbe fatto - osservano gli investigatori - rischiando di essere visto da qualcuno?. Più probabile che la «rinascita» del telefonino (un Samsung tradizionale, non uno smartphone) sia legata alla scarsa copertura di rete della zona: magari un effetto di rifrazione della luce, un certo grado umidità o un animale di passaggio che ha schermato l'antenna hanno riattivato il cellulare, ora analizzato da tecnici specializzati: i dati ricavati verranno incrociati con quelli sulla potenza delle celle telefoniche che impegnano la zona di Ripe di Civitella. I funerali di Melania saranno celebrati lunedì alle 15 nella chiesa di Santa Maria del Pozzo a Somma Vesuviana, accompagnati da una fiaccolata organizzata dagli amici, mentre continuano ad emergere indiscrezioni sulle telefonate intercettate tra Parolisi e la giovane soldatessa con cui aveva una relazione. Telefonate che gettano un'ombra sull'immagine del giovane vedovo, apparso sempre affranto e che ieri si è scusato per i suoi errori. Sinora i parenti della moglie lo hanno sempre difeso, ma - a parte lo strazio - con che animo siederanno fianco a fianco intorno a quella bara è difficile immaginarlo.



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