Melania, tutta la verità di Parolisi in una lettera ad una trasmissione tv

Giovedì, 11 agosto 2011 - 18:20:00

Melania, la nuova ordinanza ridisegna il delitto

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LEGGI L'ORDINANZA DEL GIP DI TERAMO

PARTE 1

PARTE 2

PARTE 3

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L'INTERVISTA

Il legale di Parolisi, Valter Biscotti, ad Affari: "L'accusa sbanda, in 15 giorni ha cambiato il movente. La nuova ordinanza non fa altro che darci ragione".

Salvatore Parolisi, dal carcere di Teramo dove è rinchiuso per l'omicidio di Melania Rea, continua a scrivere lettere. Dopo quella indirizzata a Ludovica adesso è la volta di una missiva alla giornalista di "Quarto Grado" Ilaria Mura Delitala e al marito di cui il "Tgcom" pubblica in esclusiva sul sito alcuni passaggi.

In attesa di raccontare per la prima volta la sua versione dei fatti davanti al gip, il militare affida pensieri e sensazioni a questa lettera dove è chiaro come Parolisi non si dia pace per essere finito in prigione. Il primo pensiero è sempre per la moglie. "L’ho tradita ma non l’ho ammazzata - scrive Parolisi - In termini di legge il tradimento non costituisce nessun reato, allora non mi spiego il motivo della mia permanenza qui, in carcere …".

Poi il militare si concentra sulla sua vita dietro alle sbarre. "Le mie lunghe e interminabili giornate le trascorro, leggendo scrivendo e pregando con quella poca fede ancora rimastami e con l’aiuto di persone estranee che mi inviano lettere per offrirmi la loro solidarietà. Non tutti mi hanno già condannato … dirvi come sto io adesso solo Dio lo sa, ma sono un combattente..."

"A volte chiudo gli occhi e rivedo tutta la mia vita, partendo da quelle immagini del mio matrimonio che voi avete trasmesso in Tv (a Quarto Grado). Beh cosa vedo io? L’immagine di un ragazzo con lo sguardo smarrito che con un sì segna il suo destino... Perdo la linfa della vita, mi vengono tarpate le ali".

Infine un pensiero alla figlia e a cosa prova lui finito nell'occhio del ciclone. "Adesso sono un ragazzo sommerso dall’odio, frustrato, debole, che affonda nel suo sgomento il suo dolore… Mi sta mancando la voglia di vivere, penso che forse sarebbe stato meglio che avessero ammazzato me quel giorno. Mi mancate tutti, Melania, Vittoria, la mia famiglia, gli amici, la mia vita.

PAROLISI, SOLTANTO UN COMPLICE? - Secondo il gip di Teramo, Giovanni Cirillo, che da ventiquattro ore e' tornato al lavoro nel palazzo di Giustizia di Giulianova (Teramo) Salvatore Parolisi potrebbe non essere l'esecutore materiale dell'omicidio ma un semplice complice. E' quanto ha rivelato il giudice che ha firmato l'ordinanza di arresto bis del marito di Melania Rea - la donna assassinata il 18 aprile scorso a Ripe di Civitella nel Teramano - alla rivista Vanity Fair.

Nell'intervista rilasciata al magazine, Cirillo afferma che "gli indizi raccolti non ci permettono di affermare con certezza che Parolisi abbia materialmente ucciso la moglie: si limitano a collocarlo a Ripe di Civitella quando e' avvenuto il delitto. Potrebbe anche averla solo accompagnata dai suoi assassini". Nella lunga intervista, il magistrato che ha scritto le 185 pagine che compongono l'ordinanza di carcerazione del caporalmaggiore, quale unico indagato per l'omicidio della moglie, pone dei punti interrogativi che comunque non fanno di Parolisi un uomo incolpevole. "Anche ammesso che sia colpevole non di omicidio, ma di concorso in omicidio, comunque l'arresto andava convalidato. Sia perche' un uomo che porta la moglie dai suoi assassini deve stare in carcere e sia per impedirgli di continuare a inquinare e cercare di depistare le indagini", dichiara nell'intervista il giudice Cirillo.

"Melania e' stata uccisa perche' aveva scoperto un segreto inconfessabile, forse legato alla caserma dove Parolisi lavorava. In tutta l'indagine resta un margine di dubbio sul fatto che Parolisi abbia accompagnato la moglie nel boschetto e li' sia intervenuta una persona che, pero', non ha lasciato tracce di se'. Il che sposterebbe tutto su un piano di premeditazione e aprirebbe scenari inquietanti, se Parolisi stava rendendo conto a qualcuno di qualcosa che non sappiamo, se la moglie aveva scoperto qualcosa e lui e' stato costretto a portarla li'. Ma noi non abbiamo elementi, al momento, per confermare questa pista". Il giudice parla di testimonianze dei colleghi di Parolisi per storie di sesso e di droga, del fatto che Melania non aveva amanti. "E' assolutamente da escludere che una donna abbia preso parte all'aggressione. Al 90 per cento l'assassinoe' Parolisi, resta un 10 per cento perche' non c'e' provadiretta di quello che e' avvenuto. Ma l'unico Dna trovato e'quello di Parolisi nella bocca di Melania".

LA LETTERA A LUDOVICA - "Ti amo da impazzire, non vedo l'ora di abbracciarti e anche se qui in carcere ricevo tante lettere di donne innamorate di me, nella mia vita ci sei solo tu. Speriamo che finisca tutto presto". Una dichiarazione d’amore assoluto e incondizionato di Salvatore Parolisi alla sua amante Ludovica Perrone, dichiarazione che lei aspettava da quasi quattro mesi. Da quando, dopo il delitto di Melania Rea il caporalmaggiore non ha fatto altro che dichiararsi vedovo inconsolabile e "mai innamorato di Ludovica".Salvatore conclude con un appello che aveva ripetuto più volte durante i suoi ultimi giorni di libertà quando telefonava a Ludovica per convincerla a distruggere le prove della loro relazione: "Non voglio perderti".

E non è la prima lettera che il ragazzo di 32 anni scrive alla giovane. Gliene aveva spedita un'altra anche dal carcere di Ascoli, dove era stato imprigionato dopo l’arresto, il 19 luglio scorso. Anche da lì, come a Teramo, la lettera è stata intercettata dalla polizia penitenziaria. In quella occasione, Salvatore, immaginando che una lettera destinata direttamente a Ludovica avrebbe creato sospetti, la inserì dentro una busta indirizzata ad un commilitone che si trova in Sardegna. Pregandolo di inoltrare la busta alla ragazza

Ludovica, Melania, Salvatore, il triangolo di amore e di morte svelato prima dal pm Umberto Monti di Ascoli e i poi colleghi di Teramo Aloisio, Rosati e il procuratore capo Gabriele Ferretti. Ipotesi condivisa dal gip di Ascoli Carlo Calvaresi e parzialmente accettata anche da quello di Teramo Giovanni Cirillo, oggi titolare dell’inchiesta per competenza territoriale. Il quale però alla pista passionale aggiunge anche altri potenziali i scenari, tra i quali quello che Melania voleva svelare il misterioso segreto della caserma.

Finora Parolisi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Dopo Ferragosto Salvatore dovrebbe comparire di fronte al Tribunale del Riesame dell’Aquila. "Quel giorno parlerà, fornirà una deposizione spontanea" assicurano i suoi avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile che ribadiscono l’innocenza del loro assistito. "Non si deve dimenticare che sotto l’anulare sinistro di Melania c’è un Dna femminile". Particolare ritenuto "irrilevante" dal gip di Teramo: "È una traccia piccolissima mescolata al Dna di Melania che può averla presa da una semplice stretta di mano". Dalla sua cella, intanto, Salvatore scrive all’amante.

TEST DEL DNA PER LUDOVICA, MA HA UN ALIBI - La sua presenza sul luogo del delitto è del tutto esclusa: Ludovica Perrone, l'amante di Salvatore Parolisi, era in caserma a Lecce mentre Melania Rea veniva massacrata con 35 coltellate, il 18 aprile, a Ripe di Civitella, nel Teramano. E aspettava di vedere il suo amato Salvatore, che pochi giorni più tardi avrebbe dovuto presentare ufficialmente ai genitori, in un albergo di Amalfi. Ma la Procura di Teramo ha ordinato che proprio alla soldatessa di Sabaudia venga effettuato l'esame del Dna.  E il motivo, spiegano dalla procura di Teramo, è quello di togliere alla difesa di Parolisi un'eventuale arma. Sotto l'unghia di Melania è stato infatti trovato del dna misto, in cui ci sono anche componenti appartenenti a una donna. E i difensori di Parolisi hanno sempre sostenuto che l'assassino di Melania sia, in realtà, un'assassina. Verificando che quel Dna non appartiene a Ludovica, l'accusa vuole togliere ai legali del militare la possibilità di mettere in discussione il ruolo della Perrone.


Ludovica
LE IMMAGINI

PAROLISI SVELA IL MOVENTE - "C'e qualcosa di brutto nella caserma. Mi dispiace che ci ha rimesso Melania". Così dice Parolisi alla sorella, la persona che gli stava più accanto e lo abbracciava, il giorno del funerale, dietro alla bara di Melania Rea. Un microfono nascosto dai carabinieri incastra il caporalmaggiore, scrive il quotidiano Il Centro, incastra Salvatore Parolisi, che con questa frase svelerebbe il movente dell'omicidio.

Il caporalmaggiore non sapeva, infatti, che le sue parole venivano registrate. E ora diventano una svolta per la procura di Teramo. Ora che il movente del delitto di Civitella non è più passionale - legato al tradimento e alla soldatessa-amante Ludovica ma, come dice il gip Giovanni Cirillo, è un segreto "torbido e incoffessabile" costato la vita a Melania - questa intercettazione, rimasta stranamente in secondo piano, rappresenta una chiave per scoprire la verità.

Salvatore è chiarissimo: il movente è da cercare nella caserma "Clementi" di Ascoli, dove lui era uno degli istruttori delle soldatesse. E dove anche la procura militare di Roma indaga su presunti casi di allieve costrette a fare sesso con gli istruttori. Indaga «per ridare onorabilità all'esercito», afferma il procuratore militare Marco De Paolis. Mentre i magistrati di Teramo ipotizzano che dietro le parole «torbido e incoffessabile» si nascondano festini rosa o rapporti con trans. Leggendo le frasi di Parolisi si ha la conferma di tutti i sospetti.

Il caporalmaggiore e la sorella Francesca affrontano l'argomento di eventuali provvedimenti disciplinari per le relazioni che lui intratteneva con le allieve, più di tre. E Salvatore fa anche capire che il provvedimento punitivo può riguardare anche molti altri colleghi. Ma subito dopo traccia un collegamento inquietante tra qualcosa di brutto in caserma - persino più grave dei festini con le allieve - che potrebbe venire a galla, coinvolgendo altre persone (che lui chiama "clienti"), e l'omicidio efferato della moglie: "Mi dispiace che ci ha rimesso Melania", dice Parolisi "con disarmante naturalezza", commenta il gip Cirillo nell'ordinanza.

ECCO IL DIALOGO TRA PAROLISI E LA SORELLA  -

Salvatore: "Può darsi che mi danno una punizione a livello disciplinare, oppure perché la cosa è troppo grossa chiudono un occhio. Comunque sia è uscito qualcosa di brutto pure dalla caserma".
Francesca: "Però voglio dire io, se poi lì dentro non esce niente alla fine...".
Salvatore: "Ma sai quante altre cose escono in mezzo. Io non so quello che è stato raccontato dai ragazzi lì dentro ma non pensare che ero l'unico ad avere qualche contatto così".
Francesca: "Allora esce tutto fuori".
Salvatore: "Sì ora esce fuori pure qualche altro cliente".
Francesca: "Ma tu devi dire che purtroppo non è stata colpa tua. La peggio l'hai avuta tu per quello che ti è capitato ma..." (la sorella non conclude la frase ma è come se volesse dire: ma ci sono altri coinvolti, ndr).
Salvatore: "A me di loro poco importa. Ogni persona ha fatto gli sbagli e li pagano tutti quanti. Mi dispiace che ci ha rimesso Melania. Io sicuramente non volevo che succedesse. Questo è poco ma sicuro".

LE FERITE POST MORTEM - Quelle ferite sul corpo di Melania Rea, ormai è certo, sono state inflitte post mortem, addirittura anche un giorno dopo il decesso, probabilmente per spregio o per depistare le immagini. Ma è la loro forma a incuriosire gli inuquirenti, simile ad una svastica o anche ad una "L", forse il nome di una delle amanti di Parolisi, il marito della donna, ritenuto il principale indiziato per l'omicidio. Il quotidiano il Giorno pubblica le foto di queste ferite cercando un significato nascosto nell'apparente "gioco sadico" del killer, che oltre ad aver posto fine alla vita di Melania Rea con numerose coltellate, poi si è accanito sul suo corpo inerme. 

svastica melania
Foto da Il Giorno

LA SIRINGAUn altro particolare che rende il giallo ancora più intrigato è la presenza di un foro da siringa sotto il seno di Melania. Anche questo potrebbe essere stato un tentativo di sviare le  indagini, ma non è da escludere che l'assassino abbia usato quella puntira di insulina ed eroina per sedare Melania Rea prima di ucciderla.


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