Melania, due uomini la perseguitavano. Gli inquirenti: nessun dubbio, delitto passionale
Anche un agente di custodia carceraria sarebbe tra le tre persone maggiormente sospettate per il caso del delitto di Carmela "Melania" Rea, la donna di 29 anni originaria di Somma Vesuviana scomparsa sul Colle S.Marco di Ascoli lunedi' 18 aprile e ritrovata morta, trafitta da 35 coltellate, mercoledi' 20 nel bosco delle Casermette a Ripe di Civitella del Tronto (Teramo). Si tratterebbe di un amico di Salvatore Parolisi, marito di Melania, istruttore dell'Esercito di stanza alla Caserma Clementi di Ascoli. L'agente abita nella frazione Colle, poco piu' in basso e ad un chilometro e mezzo di distanza, provenendo dal capoluogo, dal pianoro di San Marco.
Proprio verso quella frazione, i cani molecolari delle Fiamme gialle hanno cercato e forse trovato tracce della donna uccisa, dopo che un testimone aveva detto di aver notato quel pomeriggio di lunedi' 18 una donna muoversi velocemente in quell'area "con fare concitato".
Gli altri due sospettati principali sono lo stesso Parolisi, che si e' scoperto solo oggi che era gia' stato con la moglie a Ripe di Civitella, nello stesso bosco di montagna - secondo una testimonianza riferita ai carabinieri da un suo conoscente - appena 10 giorni prima della scomparsa, e un residente di Folignano, paese dove la coppia viveva. Ma occorre ricordare che nel complesso, le persone sentite dai carabinieri, e quindi sospettate di aver avuto un ruolo nella vicenda o di avere delle informazioni utili, sono molte piu' di tre: addirittura una ventina almeno. Nessuno al momento, comunque, e' stato iscritto nel registro degli indagati.
IL MARITO: SESSO IN QUEL BOSCO - Intanto un altro dettaglio risulta molto importante. Il marito ha ammesso ai carabinieri di essere già stato in quel bosco con la moglie, circa 10 giorni prima del delitto, ad amoreggiare con Melania. "E' vero - ha detto Salvatore ad un amico agente della polizia penitanziaria -.io e Melania eravamo andati a Ripe di Civitella (dove è stato trovato mercoledì scorso il cadavere, ndr), una decina di giorni fa. Con noi c'era anche la bambina che dormiva. L'abbiamo lasciata sull'auto e ci siamo appartati per amoreggiare". Resta dunque sotto i riflettori la posizione del marito, il caporalmaggiore Salvatore Parolisi. Oltre agli abiti che indossava quel giorno è stata controllata la sua auto. La sua ultima dichiarazione infatti appare molto importante agli investigatori, perché potrebbe spiegare la scoperta di eventuali tracce biologiche del marito della vittima accanto al chiosco della pineta.
La ragazza, ormai non c'è dubbio, ha lottato a lungo prima di morire dissanguata. I segni delle coltellate trovati sulla parete dello chalet non sarebbero andati a vuoto. Sono più di una ventina e sono stati volutamente sferrati dall'aggressore per "costringere Melania a fare qualcosa che non voleva".



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