Marrazzo, parla Natalì: "Un ricatto, i carabinieri volevano 100mila euro"
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Quanto ai soldi, Natalì ha detto che Marrazzo era molto generoso e intendeva aiutarla perche' lei voleva acquistare in Brasile un palazzo. Nel corso dell'incidente probatorio, Natali ha anche dichiarato di aver ceduto in varie occasioni a Piero Marrazzo sostanze stupefacenti. La circostanza è stata subito sottolineata dal gip Renato Laviola il quale ha prospettato subito la possibilità al trans di ritrovarsi indagato per cessione di droga. L'avvocato Antonio Buttazzo, che assiste Natalì in proposito ha detto: ''L'indagine su Natalì era un rischio che avevamo calcolato. Spetterà ora alla Procura stabilire se, come e quando la cessione è avvenuta''.
LA DROGA - E poi la cocaina: "Ho cercato di allontanare Piero dalla droga, ma lui mi diceva: 'E' più forte di me'. A volte - confessa - l'ho procurata io la droga. Il 28 giugno Piero è venuto da me e ave già la droga, perché era andato da un altro trans". E su quella sera racconta: "IN casa mia la droga non c'era quella sera. E' stata una trappola dei carabinieri, erano in rapporti con Joyce e Camilla e cercavano di incastrare Piero dal 2008".
Pienamente soddisfatto l'avvocato Luca Petrucci legale di Piero Marrazzo. "E' risultato evidente - ha detto - come già affermato dalla Cassazione che Marrazzo è vittima di questa situazione. Oggi è stato confermato che il governatore della regione Lazio è stato al centro di un ricatto ai suoi danni architettato dai carabinieri che ora sono in carcere".
Le dichiarazioni fatte da Natalì sono state definite, invece, inattendibili dai penalisti che assistono i carabinieri coinvolti nel caso Marrazzo. "Natalì - hanno affermato - ha detto solo bugie e anche davanti al giudice Laviola ha continuato su questo tono. Sconcerta il fatto che su diverse circostanze abbia fornito versioni contrastanti. Oggi ha ammesso che ha fatto le sue dichiarazioni per tutelare Marrazzo. Nell'udienza il trans si è contraddetto più volte e ha fornito più versioni sull'ingresso nella casa di via Gradoli dei carabinieri e sui tre assegni firmati da Marrazzo".



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