Maroni, ora occupiamoci di chi copre i boss

Giovedì, 18 novembre 2010 - 17:10:00

Caro Ministro Maroni,

ieri Affaritaliani.it ha scritto una lettera a Saviano per rimproverare allo scrittore alcune cose dette in tv e anche per difendere lei e il suo partito da accuse che ci sono sembrate grossolane. Oggi però tocca a me scriverle non solo per congratularci con lei e con magistrati e forze dell’ordine per l’arresto di Iovine, ma anche per farle notare i limiti che ancora scontiamo nella lotta alla criminalità e di cui, direttamente o indirettamente, anche lei - in quanto ministro dell’Interno - è responsabile.

Iovine, latitante da 14 anni, è stato arrestato a Casal di Principe, non in Svizzera. Come già era accaduto a Riina, a Santapaola, a Provenzano e a quasi tutti i boss arrestati di recente, Iovine latitava, ma nel suo territorio. Era lì a portata di mano da anni, forse andava persino a fare la spesa.

Se i boss latitano nel salotto di casa loro, vuol dire che in molti casi non servono ciclopiche indagini, basta consultare l’elenco del telefono. Esagero, naturalmente, ma per dire che i boss godono di protezione e connivenze. Non si tratta solo – come ha detto il procuratore di Napoli Lepore – di “solidarietà della gente del posto”.  Le connivenze in certe aree riguardano anche le istituzioni, i politici, gli amministratori, le forze dell’ordine, i prefetti, i questori e i magistrati. In Campania ci sono diversi politici con mandato di arresto (Cosentino il caso più clamoroso) che però vengono difesi in Parlamento.

Tutto questo è un problema del ministro degli Interni o no? 

E ancora. È vero che arrestiamo i boss, ma facciamo poco lavoro di intelligence e ci perdiamo i flussi di denaro delle cosche che arrivano al nord. È questo un problema del ministro degli Interni?

Arrestato un boss se ne fa un altro. A Casal di Principe – dove gli unici luoghi di socialità per i ragazzi sono le sale dei videogiochi illuminate da neon - va bene l’esercito, ma andrebbe sguinzagliato anche un “esercito di maestri”, come diceva Bufalino, per dire che le mafie si battono con la repressione ma anche con la formazione. Fare antimafia non è anche questo? E perché lei ha taciuto quando il suo governo ha tagliato fondi alla scuola e alle forze dell’ordine?

Apprezziamo il lavoro che sta facendo. Ma anche lei non è esente da critiche, altrimenti la lotta alle mafie si risolve nelle stucchevoli polemiche su una trasmissione televisiva.

Un cordiale saluto

Giuseppe Morello

giuseppe.morello@affaritaliani.it

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