Marcon/ GLi sms e le due promesse per il mare. S'infittisce il giallo della bancaria scomparsa

A Marcon, piccolo paese vicino a Venezia, è il giorno della verità. Il caso di Lucia Manca, la 53enne bancaria scomparsa lo scorso 7 luglio, potrebbe arrivare a una svolta. Novità sulla scomparsa della signora potrebbero arrivare proprio dai Ris che avranno il compito di analizzare i reperti raccolti nell'ispezione nella casa, nella macchina e nel box dei coniugi Dekleva. Nel mirino, in particolare, le tracce organiche ritrovate nel bagagliaio nell'auto del marito, una Lancia Delta. Si dovrà capire se quelle tracce possano essere compatibili con il Dna di Lucia. Ma non solo. Verranno analizzate anche la macchina fotografica, gli indumenti e alcune altre tracce biologiche trovate in bagno e in diverse stanze. Il marito, intanto, in questi giorni si è chiuso nel silenzio. Al telefono e al citofono non risponde, se non ai carabinieri. "Voglio mia moglie, io voglio mia moglie, sono 30 anni che siamo insieme. La conosco dal '77, siamo sposati dall'88". Queste le sue ultime dichiarazioni.
Ma c'è un'altra donna nella vita di Renzo Dekleva. Lei racconta: "Mi aveva giurato amore eterno sulla tomba di mia madre e invece non si era neppure separato. E io ho saputo tutta la verità soltanto dopo la scomparsa di Lucia…". La sua verità, raccontata nel silenzio della campagna alle porte di Treviso, è deflagrante. Un boato che squarcia il cielo. "Io non ero l'amante di Renzo, io mi sentivo la sua compagna. O almeno credevo di essere tale. La nostra era una relazione alla luce del sole. Si andava a cena, si andava al cinema, si andava a passeggio in centro. Sempre insieme. Chi ci conosce, lo sa".
L'AMANTE DEL MARITO: MI HA RACCONTATO TANTE BUGIE- Quarantotto anni, separata, residente nel trevigiano, giura di essere stata all'oscuro del fatto che Renzo Dekleva stava ancora con la moglie. E spiega di averlo saputo soltanto il 14 luglio, sette giorni dopo il fatto. Ad informarla fu un'amica, che aveva appreso la notizia dai media. Lei chiamò subito Renzo. Si trovarono in un bar a ridosso di Treviso. Lui, secondo la testimonianza della donna, resa anche al pubblico ministero Francesca Crupi e ai carabinieri di Venezia, si giustificò dicendo che non voleva farla preoccupare, che a lei ci teneva. Ma lei troncò subito la relazione. "Era soltanto l'ultima di una lunga serie di bugie", accusa la donna, aggiungendo che l'uomo le aveva fatto credere che la moglie fosse tornata a vivere e a lavorare a Milano, dove risiedono i suoi parenti. E non dimentica quell'sms ricevuto in un giorno di febbraio in cui Renzo aveva scritto che si trovava dal suo legale, in attesa della moglie, per definire la causa di separazione. Quel messaggio si chiudeva così: "Spero non mi tiri il pacco". E invece a distanza di cinque mesi lei, l'amante, ha scoperto che "era tutto falso, che quell'incontro in uno studio legale del Veneziano non c'era mai stato".
SEQUESTRO DI PERSONA A CARICO DI IGNOTI- Intanto la Procura di Venezia ha ipotizzato il sequestro di persona a carico di ignoti, dopo aver escluso la possibilità di un suicidio o di un allontanamento volontario. "Se avessi saputo, mai mi sarei permessa di frequentare un uomo ancora impegnato. Lui mi affascinava, ma non ero innamorata. Già a giugno avevo preso le distanze. Era arrivato al punto di giurarmi amore eterno sulla tomba di mia madre. No, non potrò mai perdonarlo per questo. Mai. E non potrò mai perdonarlo per essersi insinuato nella mia vita. A Renzo avevo presentato addirittura i miei figli. Mi ha ingannato, mi ha ingannato e mi chiedo come possa aver retto per tanto tempo il doppio gioco".
I due amanti la sera precedente alla scomparsa della bancaria si incontrarono al «Mamamia» di Treviso, dove sorseggiarono inseme uno spritz. "Mi ricordo che era arrivato in ritardo, forse di mezz'ora, e che era un po' trafelato. Ma per il resto fu una serata come tante altre"



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