Il fenomeno Manila Grace. "Avanti" con i pantaloni con cavallo sceso
LA PRIMA PUNTATA/ Gaudì, dai jeans alla collezione chic. Un must per i giovani. La storia ---------------------------- LA SECONDA PUNTATA/ Serafini, il genio delle sneaker dell'Italia è avanti
In tempi di recessione, i talentuosi della moda non hanno perso estro. Disincantati, snobbano il grigio rigore dei vertici economici mondiali. Il fashion-system segue una propria filosofia: siamo entrati nella Casual Age, in cui anche chi ha soldi da spendere gioca al risparmio voltando le spalle alle Maison, dove la première accorre col puntaspilli per pennellare addosso gli abiti (tanto la sollecitudine è già compresa nel prezzo, maggiorato del 300 per cento, comprensivo di campagna pubblicitaria, visual che smonta e rimonta le vetrine identiche in tutte le boutique della catena, cataloghi, persino dvd della sfilata per v.i.p.).
Oggi no, oggi ci si diverte a scoprire nuovi stilisti. E volano soltanto i grafici di vendita dei giovani marchi italiani che nel periodo ante-crisi erano considerati emergenti o nuovissimi, perché avevano un fatturato trascurabile. Tra chi si è appropriato della tendenza ci si saluta: "Tu sei già avanti!". Significa che non sei più shopper-alcoholist. Usciti dal tunnel del bisogno di nascondersi dentro una divisa firmata, si pensa come abbinare capi magari costosissimi ad altri very cool ma meno visti. E meno cari. Con un rinnovato interesse per abbigliamento ed accessori realizzati con una lavorazione artigianale (in edizione limitata). Così è nata questa rubrica, che avvicina artigiani, stilisti, imprenditori che vanno per la maggiore.
Sono "così avanti" che le taglie della collezione Autunno/Inverno scarseggiano già a metà novembre. Le loro aziende hanno riprodotto tre volte i capi ed esaurito filati, tessuti, pellami, decorazioni. E le clienti vengono accontentate con una nuova produzione, il "flash natalizio". Il tutto, ovviamente, con una forte, galoppante, declinazione on-line. E’ sul web che corre la febbre dell’acquisto. Tutti i nuovi brand si sono dotati di un sito con la collezione in rete e con il numero verde a cui i consumatori possono telefonare per richiedere il proprio “desideratum” introvabile nel negozio più vicino. Chi vuole far acquisti "già avanti" per Natale ha cambiato ritmo: New York insegna che il meglio lo trovi ora. Da metà dicembre ti accontenti di ciò che un'altra prima di te ha lasciato sugli scaffali.
LA TERZA PUNTATA
Una donna che non ha età. Il sogno di tutte, nes-su-na esclusa: visita il sito www.manilagrace.com e si può realizzare in 18 negozi monomarca Manila Grace in 24 mesi nelle vie principali dello shopping Nord-Centro-Sud Italia. Il più recente, per ora, è stato aperto a settembre a Roma, in via Frattina. Non è inesatto definirlo "fenomeno Manila Grace", un brand nato a Bologna, dove si tramanda la tradizione tessile come una forma di orgoglio di appartenenza al luogo ed ai propri antenati. Solo gli abiti, in un perfetto mix seta-cotone che mantiene l'aspetto inalterato anche dopo un viaggio di 18 ore, sono abiti. Con in più, la possibilità di indossarli in qualunque stagione dell'anno. Maglie, capi spalla, camicie non le troverete uguali sia per il taglio sia nei dettagli da alcun altro negozio di tendenza.
Si sa che le clienti di Manila Grace realizzano il sogno di essere tanti tipi di donna in una sola vita. Con una canotta a costine in lana puoi sembrar una diciottenne. Sovrapponi un cardigan ed ottieni un altro effetto. Se vuoi, con lo stesso spolverino incrociato puoi nascondere i fianchi, o fasciare le curve, Dipende dalle "istruzioni" - intelligenti, sì - per indossarlo.
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Maurizio Setti, socio di maggioranza, con occhio maschile suggerisca alla sua cliente un acquisto che "sarà avanti" anche tra due stagioni.
"Innanzi tutto, voglio che si scriva che non sono gay. Torno ora da Roma dove mi pare vada di moda l'ambiguità. Io voglio che la donna sia femminile. Non una caricatura di se stessa. Più è vestita, più è sexy. Certo, scegliendo con cura cosa indossare poiché l'effetto finale dev'essere di armonia, nei colori e nella foggia. Per l'inverno, il capo di Manila Grace che preferisco è un pantalone col cavallo sceso e un fiocco, molto femminile, in vita. Il codice è MI0914GRACE4002, trattenuto da polsini in jersey a contrasto alle caviglie. Ma la cliente Manila ricordi che l'effetto desiderato si ottiene rispettando quell'armonia di cui parlavo, forme, dimensioni, colori. L'accostamento ideale è con la camicia MI09GRACE460 e la cappa MI0926AGNESE. A piacere, per uno stile più sbarazzino, sotto la camicia ad ampia scollatura, una canotta color marmo, codice MI0933079".
Primavera/Estate 2010: cosa non deve lasciarsi sfuggire la cliente iperfemminile ma anche un po' castigata?
"Il sandalo con swarovsky alla schiava, che ha un gioco di intrecci sul dorso del piede in grado di brillare al sole o nella semioscurità della notte grazie a centinaia di autentici cristalli. Una donna che sprigiona luce anche sotto una luna velata".
Sul tavolo delle riunioni dell'azienda c'è già più di un'idea. Per Maurizio Setti, 46 anni, mente finanziaria della società di abbigliamento ed accessori, un obiettivo non lontano. Da far tremare le vene a qualunque giovane imprenditore. Non a lui: sbancare la città che detta moda al resto del mondo.
"Con Alessia Santi e Sonia De Nisco, le mie socie stiliste, alle quali va tutto il merito del successo dello stile Manila - ci tengo a sottolinearlo - siamo appena tornati da New York. Certo, l'aria di crisi si respira. E' un brutto momento. Eppure il fermento creativo si percepisce. E' una città molto viva, veloce, che coglie le novità con un valore aggiunto, lo stile che noi ci proponiamo di portar avanti. Produzione in Italia, linee fluide ma che possono diventare avvitate con un gioco di sovrapposizioni, o anche solo con un nodo strategico..."
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Come siete riusciti a conquistar una clientela che pare uscita dal nulla: non è la donna Blumarine, boccoli e malizia; non è la fatalona Gucci; la bomba sexy Versace; neanche la pitonessa di Roberto Cavalli; o la donna metà bambola e l'altra metà amazzone di Ermanno Scervino, trine e camoscio a volontà.
"Con la fortuna di trovare due socie che spaziano dal minimalismo alla creatività. Manila è questo. Un solo capo dice poco. L'armonia della composizione di filati diversi, strati vedo non vedo, l'effetto vellutato al tatto dei tessuti misti a modal, crea la giusta seduzione. Non l'effetto sexy, ma la femminilità sensuale da scoprire poco alla volta. Devo pensare che c'erano tante donne alla ricerca di questa identità, ma non la trovavano né negli abiti da red carpet nè in quelli più sobri usciti dal laboratorio sartoriale".
E come si fa a costruire un successo di vendite mentre calano i consumi?
"Siamo tre soci e tutti figli di operai. Forse capiamo molto bene il valore del denaro. L'eccesso dello spreco, che ti lascia sempre un poco di amaro dentro anche se hai larghe possibilità di spesa. E' importante continuar a persistere con prezzi che siano sentiti equi per un prodotto creato interamente in Italia. Dall'altra parte, il nostro è stato un incontro fortunato perché uno come me non ha paura ad affrontare il mercato internazionale. E ricordare sempre che oggi non esiste nulla che può essere fatto bene se non si è animati da passione. Noi ci siamo assegnati uno stipendio e stop. Tutti gli utili li reinvestiamo nell'azienda per consentirle di crescere, sia come qualità, continuando gli esperimenti sui filati poiché io ho anche una tessitura interna, sia all'esterno, in punti vendita per le nostre clienti".
18 negozi in 2 anni: prima di lei, in molti hanno fatto il passo del gambero. Versace ha venduto a Louis Vuitton il bellissimo palazzetto-boutinque all'inizio di via Montenapoleone, a Milano, tutto rivestito internamente con marmi pregiati. Un gioiello. E' sicuro che la politica delle aperture di nuovi negozi monomarca alla fine paghi? I costi sono enormi.
"La scelta del personale è fondamentale. Chi lavora con noi e per noi, al contatto col pubblico, deve avere nel dna lo stesso nostro modo di interpretare la moda. Sensibilità. Occorre questo. I nostri capi sono versatili, anche nella gamma di colori che non soverchiano mai l'aspetto della donna. Sono una cornice. Aprire negozi è un'impresa difficilissima. No. Alla fine, è solo bellissima".
Paola Cavallero



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