Melania, traballa l'alibi di Parolisi. La soldatessa Ludovica: "Credevo nel suo amore, ho ferite che non guariscono"
L'inchiesta sull'omicidio di Carmela Melania Rea, la giovane donna assassinata a coltellate in una pineta del Teramano dopo essere scomparsa da Colle San Marco, ad Ascoli, dov'era andata insieme al marito Salvatore Parolisi il 18 aprile scorso, è a un bivio. Ed è proprio il vedovo, caporalmaggiore dell'esercito di stanza al Rav Piceno, lo spartiacque. La sensazione colta negli ambienti investigativi, dove si fa capire chiaramente che Parolisi non ha detto tutto.
A cominciare dalla sua relazione, stabile, con Ludovica P., 27 anni, caporale all'ottavo Reggimento lancieri di Montebello. Una ragazza anche lei bellissima, come Melania, mora, il corpo sinuoso (come appare in una foto su Facebook, di cui la ragazza ha chiuso la finestra appena la sua immagine ha cominciato a circolare), amante dei cavalli, una laurea alla Sapienza di Roma. Salvatore, sentito dai carabinieri, al comando del colonnello. Alessandro Patrizio, l'aveva liquidata come una storia di poca importanza. Ma non è vero. I due si frequentavano da due anni e sembra che l'ultima volta si siano visti pochi mesi fa, in un albergo di San Benedetto del Tronto. Non solo: il militare avrebbe parlato con lei il 17 aprile, alla vigilia della scomparsa di Melania, promettendole che avrebbe chiesto alla moglie la separazione. Secondo voci non confermate, il primo maggio, quando ormai la tragedia si era consumata, si sarebbero ancora sentiti, ma lui le avrebbe chiesto di chiamarlo al numero di una cabina telefonica, nel timore che la telefonata potesse essere rintracciata attraverso i tabulati dei suoi due telefoni cellulari, uno dedicato.
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L'ALIBI TRABALLA- Parolisi, dormì a casa dell'amico Raffaele Paciolla nella notte fra il 20 e il 21 aprile, e non il 18, giorno in cui Melania è scomparsa, per essere poi ritrovata cadavere il 20. Lo ha detto ai cronisti l'avv. Tommaso Pietropaolo, amico di Paciolla, per smentire le ricostruzioni secondo cui Parolisi avrebbe trascorso la notte della sparizione della moglie in casa dell'amico agente di custodia, allontanandosi poi all'alba del giorno successivo. Questa mattina Paciolla, al quale Salvatore telefonò subito il 18 pomeriggio, perchè lo raggiungesse e Colle San Marco e lo aiutasse nelle ricerche di Melania, è tornato a palazzo di giustizia ad Ascoli Piceno. All'arrivo dell'agente, la pattuglia di giornalisti e cameraman che da giorni staziona fuori dal tribunale a caccia di notizie si è lanciata in una rincorsa al testimone: attimi concitati, in cui è stata bloccata pure un'autocorriera. Paciolla se ne è poi andato, senza parlare con i cronisti.
SOLDATESSA IN LICENZA - È in licenza dal giorno dell'audizione Ludovica Perrone, di 27 anni, caporale all'ottavo Reggimento lancieri di Montebello che per giorni è stata nella caserma Nacci di Lecce per seguire un corso di addestramento. Lo si apprende da fonti militari. La soldatessa è stata ascoltata dai carabinieri nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Carmela Melania Rea. La ventisettenne, che è stata l'amante del marito della vittima, Salvatore Parolisi - a quanto viene riferito - ha preferito andare in licenza per sfuggire all'attenzione mediatica.
IN CASERMA - Gli inquirenti marchigiani hanno ascoltato nella caserma di Castello di Cisterna, sia il marito che il padre di Melania, la donna di Somma Vesuviana uccisa nei giorni scorsi. Secondo quanto si e' appreso Salvatore Parolisi e il padre di Melania sono stati sentiti in due stanze separate e in due piani diversi. Al colloquio con gli inquirenti non sarebbe stato presente nessuno avvocato. A Parolisi e alla famiglia della donna e' stato notificato a Somma un provvedimento che riguarda un ennesimo accertamento medico-legale, al termine del quale la salma dovrebbe essere riconsegnata alla famiglia per il rito funebre. Il marito di Carmela Melania Rea, dunque, e' sentito come teste e non come indagato, come indica la mancanza di un legale al suo fianco. Il trasferimento a Castello di Cisterna, che l'uomo ha affrontato con la sua vettura, e' legato a questioni logistiche e di spazio.
LE COLTELLATE DOPO LA MORTE - Ventitré sono state le coltellate per uccidere Melania Rea. Ma un’altra decina di coltellate sono arrivate dopo la morte. Ce ne sono alcune, come dimostrano i diversi tempi di coagulazione del sangue, che sono state provocate successivamente: una messinscena per depistare, a cominciare dalla svastica incisa nella coscia, da alcuni tagli sulle braccia e dalla siringa conficcata nel seno sinistro. Il killer sarebbe quindi tornato nel bosco delle Casermette, a distanza di qualche ora. Quel boschetto è poco frequentato di giorno: di notte non ci passa nessuno. Gli inquirenti stanno controllando gli spostamenti di numerose persone, tra cui Parolisi. La sera del 18 aprile, il caporal maggiore, dopo aver partecipato fino a notte fonda alle ricerche di Melania, non ha dormito a casa sua, ma dall'amico Raffaele. Quest'ultimo ha poi raccontato di essersi svegliato la mattina, «ma Salvatore non c'era più, è uscito molto presto». Parolisi ha trascorso gran parte del 19 aprile nella caserma di Ascoli, dove lavora. Un comportamento che ha suscitato più di un interrogativo. È emerso anche che in quei drammatici giorni Salvatore e la sua amante si sono sentiti ripetutamente. Sia prima che dopo la scomparsa di Melania.
FORSE UN LITIGIO IL GIORNO DELLA MORTE - Nè il tradimento nè questo comportamento bastano a fare di lui il colpevole, ma certo ne definiscono la personalità. Troppe omissioni, troppe incongruenze nel suo racconto di quel giorno. È probabile, infatti, che proprio il 18 aprile lui e Melania, che era al corrente della relazione extraconiugale, avessero litigato di brutto. Ma i parenti della coppia continuano a fare quadrato: Melania sembrava tranquilla, non ossessionata dall'idea del tradimento, e d'altra parte "era una ragazza che non si teneva niente". Dice il fratello Michele. E poi, non voleva lasciare il marito. Il fatto che volesse iscrivere la bambina in una scuola di Somma Vesuviana, significa soltanto che nel suo paese intendeva tornare in attesa di trovare una casa a Sabaudia, dove Salvatore aveva chiesto di essere trasferito. In pratica, ha spiegato Michele, si sarebbe appoggiata a casa dei suoi. Michele ha detto anche che il cognato, tra le altre possibili destinazioni, aveva indicato anche Napoli e Avellino.
IL TRASFERIMENTO A SABAUDIA - Di Sabaudia, però, è Ludovica, e in questo modo Salvatore si sarebbe avvicinato a lei. Sul matrimonio "ne escono di cotte e di crude", sbotta Rocco Parolisi, fratello del caporalmaggiore. "Non si può stare dietro a tutto quello che esce, altrimenti ci vorrebbe un segretario". E aggiunge: "Che le notizie seguano il loro corso. Anche le indagini seguiranno il loro e saranno quelle a fare stato. Quello che si sapeva è stato detto, se c'è qualcosa da chiarire sarà chiarito. Poi chi dovrà, farà l'equazione». Basta con i processi mediatici: se le notizie trapelate «sono cose attinenti a quello che è successo, è giusto che vengano fuori". In caso contrario, Rocco sfida "chiunque a non avere uno scheletro nell'armadio, una marachella".
![]() Ludovica Perrone LE IMMAGINI |
LE FERITE POST MORTEM SUL CORPO - Comunque, adesso, occhi puntati sull'audizione di Parolisi. Prima, gli inquirenti vogliono concludere alcuni accertamenti sul corpo della donna. Sembra che il loro interesse sia verso le ferite post mortem. O ancora verso le modalità dell'aggressione: se sia stata una tortura lenta o se l'assassino abbia scaricato la sua rabbia con una raffica di coltellate. E la consequenzialità dei colpi farebbe propendere per questa ipotesi. Intanto, si ripropone la questione della competenza territoriale, ormai appurato che l'omicidio si è consumato nel luogo del ritrovamento del cadavere. Questione procedurale non di poco conto, soprattutto nel caso di richieste di misure cautelari o altri atti stringenti da parte dei pm. Sarà anche interessante sapere se Parolisi si presenterà con un legale o no.
PARLA LUDOVICA - "Credevo nell'amore, non merito di essere sbattuta sui giornali". Dimostra meno dei suoi 27 anni Ludovica Perrone, bellissima anche lei, come Melania, amante di Salvatore Parolisi. Involontariamente è al centro del caso, ma vuole essere lasciata in pace. Non ha una voce da soldatessa, forte, ma quello di una ragazzina che in poche ore si è vista costretta a togliere da Facebook l'immagine con l'abito verdere e la scollatura sexy. "Ho ferite che non guariscono - dice a bassa voce".
I commilitoni di Ludovica Perrone, l'amante ormai non più misteriosa si trovano nella caserma di Lecce. E sono arrabbiati "perché la caserma non c'entra niente, dovete lasciarci perdere". Escono e dicono una pietosa bugia, "della persona che cercate abbiamo perso le tracce": come se si potesse smarrire un caporale tra una caserma e l'altra. Lei è qui, dall'altra parte del muro, "una ragazza precisa, disciplinata, mai eccessiva nelle relazioni", si lasciano sfuggire. Poi esce La soldatessa, come ormai la chiamano i giornali. "Non so più chi sia Salvatore, ma sono ancora convinta che non sia un assassino". E si fa forza da sola: "ce la farò, ne uscirò".
Lei non si è mai sentita "l'amante di Salvatore", anche perché lui l'ha fatta sognare: "Voglio te, solo te, lascerò Melania e vivremo insieme", le diceva in continuazione Salvatorem che usava per lei un cellulare "dedicato". Lei si sentiva importante, anche quando lui la portava in giro per motel, come una poco di buono da nascondere, o le offriva per il loro amore clandestino soltanto la Renault: "pure in certi giorni", ha fatto mettere a verbale lei, per spiegare le macchioline di sangue che le appartengono e che il Ris ha trovato sul sedile del passeggero. "Ero innamorata, ora ho il dubbio che mi abbia preso in giro". .
Si sono visti l'ultima volta a San Benedetto del Tronto in un'ennesima pensioncina da due soldi, si sono sentiti ancora la sera prima che Melania morisse e forse una traccia su quel cellulare segreto può avere scatenato un'ultima terribile lite tra marito e moglie. Sognava, il caporale Ludovica. E ha continuato a sognare anche il 1° maggio, quando non ha resistito, ha telefonato al suo amore: "Non chiamarmi più sul cellulare!", sapendosi intercettato. L'ha richiamata da una cabina telefonica, Salvatore, l'uomo di cui si era sempre fidata, ormai sospettoso di tutti. Poi si lascia sfuggire: "Per ogni corso c'erano trecento ragazze e per lui almeno tre o quattro storielle".



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