Stuprata dal 'branco' e dal suo paese. A 24 anni deve vivere sotto scorta
![]() La copertina del libro |
"Questa è la mia storia- avverte Anna Maria nelle prime pagine -. Non è facile scriverla. Né ascoltarla. Decidete ora se volete continuare a sapere. Ma, se cominciate, abbiate il coraggio di ascoltare fino in fondo, come io ho avuto il coraggio di vivere quello che vi racconterò". Una donna che è stata violentata due volte: dal "branco" di uomini che abusavano di lei e dal piccolo paese di San Martino di Taurianova, in Calabria, dove è cresciuta. Quando Anna Maria decide di parlare, per proteggere la sorella minore ché il "branco" ha iniziato a reclamare, i compaesani insorgono contro di lei, la perseguitano con molestie e intimidazioni, la accusano di "essersela cercata" e di essere "una puttana".
Per Anna Maria inizia una lunga lotta, al fianco di una donna avvocato, per se stessa e per tutte le donne che, come lei, ogni giorno soffrono in silenzio. "E' la mia terra che mi ha chiamato Malanova. Voglio togliermi di dosso questa maledizione, questo malocchio, questa iettatura. Voglio tornare libera". Affaritaliani.it ha intervistato Cristina Zagaria, che ha scritto per Anna Maria il lungo racconto della sua vita.
Come vive Anna Maria attualmente?
"A luglio 2010 ha aderito al programma di protezione e si è allontanata dal suo paese, anche se a lungo lo aveva rifiutato. Temeva che la sua scelta sarebbe stata interpretata come un'ammissione di colpa. Il legame con San Martino di Taurianova è per lei molto forte, ma viverci è diventato impossibile. E' costretta a stare chiusa in casa e, se esce, è sempre seguita dalla scorta. Anche i suoi familiari devono avvisare prima di ogni spostamento".
A che punto sono i processi?
"Il primo processo si è concluso in terzo grado, con la condanna di quattro persone. Il secondo processo, che riguarda altre 5 persone, ha avuto la condanna di primo grado e la difesa non ha presentato ricorso. Sono invece in corso le udienze davanti al giudice di pace per le continue minacce subite".
Come è nato il libro?
"Definiamola una catena di solidarietà al femminile. Lo scorso 8 marzo ho scritto un post di auguri per la festa della donna sul mio blog e una lettrice mi ha risposto raccontandomi la storia di Anna Maria. A quel punto sono risalita a lei e al suo avvocato e le ho incontrate. Quando abbiamo deciso di scrivere il libro, mi sono trasferita una settimana a casa sua in Calabria. Ho letto tutte le carte dei processi e insieme siamo state nei luoghi e nelle campagne dove ha subito le violenza. Giravamo per il paese sotto braccio, gli uomini della scorta ci seguivano armati di mitra. Non abbiamo preso nemmeno un caffè al bar, la gente ci guardava: io ero la straniera, lei la puttana".
Nel libro si alternano il racconto delle violenze alle minacce subite dal paese.
"Le parti in corsivo sono il mio "stalking" al lettore. Sono tutte minacce ricavate dalle sentenze del giudice di pace, non ho inventato nulla. Volevo che il lettore sentisse nelle pagine l'ansia con cui vivono Anna Maria e la sua famiglia".
Un libro che è anche un messaggio.
"Si parla molto delle battaglie delle donne musulmane, ma basta fermarsi un attimo e guardare la realtà italiana, soprattutto al Sud, dove vivo io stessa. Penso alla giovanissima Sarah Scazzi o a Teresa Bonocore, la mamma-coraggio che di recente ha denunciato la violenza sessuale subita dalla figlia ed è stata uccisa. Ci sono tante donne che soffrono in silenzio, perché non hanno nessuno che le possa aiutare. Anche Anna Maria, nel libro, dice che avrebbe voluto un fratello, uno zio, un cugino a cui chiedere un appoggio, perché a suo padre non voleva dire nulla. Alla fine ha trovato il coraggio di riscattarsi da sola. Questo libro vuole essere un aiuto alle donne che stanno cercando di fare come lei".
Maria Carla Rota



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