Mafia/ Salvatore Borsellino: "Il pm Lari non si fermerà di fronte a niente, dovranno usare il tritolo"
E intanto hanno spedito una raffica di richieste ai capi dei servizi segreti, il vecchio Sisde e il vecchio Sismi, per "l'identificazione" di almeno una dozzina di agenti segreti coinvolti in "operazioni sporche" in Sicilia. Sono investigazioni ad incastro. Ogni giorno, a Caltanissetta, sfilano testimoni eccellenti che ricostruiscono vicende di 17 anni fa.
Come due magistrati che, a metà mese, si sono presentati al procuratore capo Sergio Lari e al suo vice Domenico Gozzo. Due giovani colleghi di Paolo Borsellino a Marsala, un uomo e una donna. Hanno messo a verbale le loro parole. "Un giorno di quell'estate siamo andati a trovare Paolo nel suo ufficio a Palermo, era stravolto. Si è alzato dalla sedia, si è disteso sul divano, si è coperto il volto con le mani ed è scoppiato a piangere. Era distrutto e ripeteva: "Un amico mi ha tradito, un amico mi ha tradito..."".
L'audio e l'intervista a Giuseppe Ayala
SALVATORE BORSELLINO- Decisione che trova d'accordo anche Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo ucciso dalla mafia nella strage in via d'Amelio il 19 luglio '92. "Sento che oggi il vento sta cambiando. Dopo anni di occultamento finalmente si parla di mandanti occulti e di trattativa e per questo voglio ringraziare magistrati come Sergio Lari, procuratore di Caltanissetta".
"Io so - ha proseguito Borsellino - che Sergio Lari non si fermerà di fronte a niente e che per fermarlo dovranno usare il tritolo o tecniche come quelle adottate con Luigi de Magistris. Anche per questo lo devo ringraziare mentre in me si è riaccesa la speranza che si possa arrivare alla verità". "Sono passati 17 anni dalla strage di via D'Amelio - ha poi ricordato il fratello di Borsellino - ma io e la mia famiglia Paolo non lo abbiamo potuto ancora piangere perchè prima di farlo è necessario che sia fatta giustizia". "Dopo la morte di Paolo, quando ho visto la reazione della società civile - ha concluso Salvatore Borsellino - ho ringraziato Dio per quella morte, perchè quella reazione era esattamente quello che Paolo desiderava. Per questo per cinque anni ho continuato a parlare nelle scuole, a parlare ai giovani, alla gente, sentendo che in qualche modo lui era dietro di me. Ma quando mi accorsi che tutto stava ritornando come prima, come quel fresco profumo di libertà era di nuovo sommerso dal puzzo del compromesso morale allora non sono riuscito più a parlare. Quando capii che lo Stato era coinvolto in quella strage e che lo stesso Paolo aveva capito".



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