Mafia/ Lari, Riina? Collabori con noi. Lo Stato rafforzi la Procura

Lunedì, 20 luglio 2009 - 10:00:00

Dario Franceschini ha reso omaggio alla figura di Paolo Borsellino, ucciso 17 anni fa. "Paolo Borsellino e' stato il protagonista di una stagione straordinaria e terribile", ha ricordato il segretario del Pd in una nota. "Straordinaria perche' attraverso il lavoro e lo sforzo coraggiosi di uomini come lui, Falcone, Caponnetto e i tanti altri che lavoravano nella magistratura e nelle forze dell'ordine a Palermo e in Sicilia si gettava luce sulla mafia, sui suoi affari, sulle oscure collusioni", ha sottolineato. "Drammatica per il terribile prezzo di vite umane che venne pagato", ha subito aggiunto. "Ricordare Borsellino e la sua morte non e' semplicemente un dovere per ognuno di noi, ma deve chiamarci a un impegno rinnovato: perche' sia fatta piena luce su quanto ancora e' oscuro di quelle vicende, si combatta senza mezze misure la criminalita' che ancora oggi opprime gran parte del nostro Mezzogiorno e le potenzialita' straordinarie di quelle terre", ha spiegato. "Per questo tutto il Partito democratico e' impegnato sui temi della legalita', per questo continueremo a impegnarci accanto a tutti gli uomini e le donne che nel Sud si battono per l'affermazione della legalita'", ha concluso.

Le accuse di Toto' Riina vanno prese con cautela, ma certo non stupiscono chi ha sempre sostenuto la tesi di una connivenza dello stato nelle stragi mafiose. Lo ha detto Leoluca Orlando, portavoce dall'Idv, dopo aver preso parte alla commemorazione della strage di Via D'Amelio. "Per molti anni chi parlava indagava e combatteva il volto istituzionale della mafia e' stato delegittimato: oggi Riina denuncia direttamente questo volto e le sue dichiarazioni sono enfatizzate: amareggia il ritardo con cui si realizza questa verita' come il ritardo per accertare la verita' dei fatti". Lo Stato, ha notato, "e' anche quello che attraverso l'opera di magistrati e forze dell'ordine sta cercando con fatica di far luce su quegli eventi e sulla strage in cui morirono Borsellino e gli uomini della sua scorta. A queste istituzioni va la nostra massima solidarieta', fiducia e stima".

"Il 19 luglio di diciassette anni fa veniva ammazzato, insieme alla sua scorta, il magistrato Paolo Borsellino. Oggi leggo sulle agenzie che Palermo lo ha dimenticato, complice una giornata di sole, il mare, la voglia d'estate. Non e' vero. A farlo dimenticare sono stati diciassette anni di commemorazioni dell'ultimo momento anzi, del giorno stesso. In Italia dovremmo insegnare ai nostri figli la cultura dello Stato fin dall'infanzia. I bambini dovrebbero crescere con gli eroi della nostra storia, le edicole dovrebbero sostituire i pokemon con le miniature di Impastato, Falcone, Borsellino, Mattarella, Scopelliti. Mancano senso civico e senso delle istituzioni. Manca la cultura della storia del Paese e delle persone che l'hanno scritta con dedizione e rettitudine, fino all'estremo sacrificio: quello della loro vita. Gli italiani festeggiano il 2 giugno, il 25 aprile, senza sapere nemmeno cosa stanno celebrando e di questa scarsa sensibilita' lo Stato e le istituzioni ne sono responsabili". Lo afferma Antonio Di Pietro, leader dell'Idv. "Siamo nell'era dell'effimero, dell'indifferenza: scene che io definirei amarcord della nostra democrazia. Scene - prosegue Di Pietro - come quelle della folla indignata ed in lacrime che caccia in malo modo i politici che partecipavano ai funerali di Borsellino, rei di non averlo protetto abbastanza, non le rivedremo mai piu'. Scene di un Paese che c'era, viveva e partecipava, che aveva un limite oltre cui non potevi andare: oggi quel limite dov'e'? Mangano e' un eroe, Craxi uno statista a cui dedicare vie, piazze e viali, il ministro Alfano definisce Borsellino "un eroe" senza provare alcuna vergogna, e senza nessuno che gli chiuda la bocca rispondendogli che, Borsellino, le sue porcate come il Lodo Alfano ed il bavaglio alle intercettazioni, non le avrebbe mai approvate. Nel frattempo Toto' Riina manda messaggi dal carcere ai veri responsabili delle stragi del '92 e '93, e li invia perche' sa che quei mandanti possono ancora essere ricattabili e al tempo stesso possono aiutarlo, perche' sono ancora ai vertici, magari al governo. Sarei pronto a scommettere sui loro nomi, ma saro' paziente, attendero' fiducioso il lavoro della magistratura. Concludo solo rispondendo alle affermazioni di Riina: i tuoi consigli non ci servono, la verita' ce l'aveva gia' detta Paolo prima di morire: 'Mi uccideranno, ma non sara' una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri'".
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