Il procuratore Ingroia ad Affari: "La mafia? Oggi è più civile"

Lunedì, 22 novembre 2010 - 08:03:00

 

ingroia

“Una mafia più civile. Meno sanguinaria che ha abbandonato la contrapposizione frontale con lo Stato, e si fa accettare più facilmente nei Salotti buoni dell'economia e della politica”. Così il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, da anni in prima linea per combattere i fenomeni mafiosi, spiega ad Affaritaliani.it, partendo dal suo nuovo libro "Nel labirinto degli dei" pubblicato da Il Saggiatore, come è cambiata nel corso degli anni la criminalità organizzata.

 

Procurate Ingroia, di che cosa parla il suo nuovo libro? E perché l’ha titolato “Nel labirinto degli dei”?
Il libro parla di mafia e di antimafia. Ma è soprattutto un susseguirsi di racconti tratti dalla mia esperienza giudiziaria, ormai ventennale, di pubblico ministero antimafia in Sicilia. Proprio in quella Sicilia che, diceva il principe Salina nel Gattopardo, è la terra degli dei. Nel senso che l’immobilismo, nel quale è nata anche la mafia, nasce da una grande considerazione che i siciliani hanno di se stessi, si sentono quasi dei. Il labirinto degli dei è quello che ho fatto in tutti questi anni. Inchieste laboriose e pazienti in una realtà labirintica come quella della mafia, piena di cose da decifrare: allusioni, cose nascoste e occulte dove verità e menzogna non sono facili da distinguere. Cos', talvolta, ti sembra di essere vicino alla verità e poi invece, come in un labirinto, giri l’angolo e ti trovi al punto di partenza. Nel contempo il titolo ha anche un doppio senso: gli dei sono anche quegli uomini potenti che si sentono divinità in terra, che pretendono l’impunità e il privilegio. Insomma si sentono migliori degli altri. 

 

Ma che tipo di mafia c’è in Italia? Come si muove?

E’ una mafia che non ha smesso i suoi vecchi e tradizionali panni, al quale non può rinunciare. E’ sempre un’associazione criminale, violenta, che si basa sulla sopraffazione. Ma è anche, e soprattutto, una mafia di tipo finanziaria, una criminalità degli affari dedita al riciclo del denaro sporco che si sa adattare a realtà diverse e lontane da quelle tradizionali, e che quindi si è stanziata anche nelle regioni più ricche del nostro paese. Soprattutto nel nord Italia. Purtroppo la maggioranza degli italiani è vittima di una disinformazione massiccia e pensa che la mafia sia ancora la mafia militare, del pizzo, delle coppole e delle lupare, senza più presente e senza futuro. La realtà purtroppo è diversa.

 

Quale sono le regioni più colpite d’Italia?

La regione in assoluto dove la mafia è più presente è ancora la Sicilia. Seguono la Calabria dove l’ndrangheta, grazie ai traffici illeciti, è diventata la più grande organizzazione criminale. E poi un ruolo importante lo occupa la Lombardia, regione ricca d’Italia dove la madia ha stabili radici ed interessi.

 

La Dia ha lanciato l’allarme: le imprese lombarde hanno iterazioni con la mafia. Come commenta questi dati?
 Sono dati che arrivano all’epilogo di una storia partita da lontano. Sono passati vent’anni da quando Falcone diceva che la mafia era entrata in Borsa. Oggi possiamo dire che non ci è più uscita anzi, ci si è accasata in modo stabile.E’ ovvio che il cuore finanziario del paese è in Lombardia e quindi non c’è dubbio che nella Regione ci sia il cuore delle mafie. Il fatto nuovo degli ultimi anni è che, proprio in Lombardia si sono stabiliti anche i mafiosi.

 

Che cosa pensa della legge del 2001 sui pentiti? Crede che il trattamento riservato al collaboratore di giustizia Spatuzza sia stato adeguato?

Per quanto riguarda i pentiti credo che il caso Spatuzza riveli un cattivo funzionamento del sistema che si è rilevato paradossale- Al pentito mafioso più importante degli ultimi anni che sta contribuendo a svelare molti segreti del periodo stragista (da Falcone a Borsellino) è stato revocato il programma speciale di protezione. Ora ne ha una ridotta. E’ un paradosso che il pentito più importante venga protetto peggio degli altri. Questa situazione è stata giustificata dal ministero con una legge ma rischia di essere frainteso dai pentiti. E come se si stessero punendo. Oltretutto ha fatto i nomi di  alcuni politici, Berlusconi e Dell’Utri in primis, e quindi c’è il rischio che passi il messaggio i pentiti che fanno nomi compromettenti vengono puniti. Quindi io dico: o è sbagliato il provvedimento e si deve assicurare la protezione a Spatuzza oppure, se questo provvedimento è giusto  perché costituisce inevitabile applicazione della legge, è questa che non funziona e deve essere modificata. Così le cose non funzionano…

 

Ultimamente si è avviata una polemica sul carcere duro, il 41 bis. L’ex ministro della Giustizia Conso ha dichiarato di averlo sospeso nel 93 per evitare altre stragi…

Questo ha a che fare con ciò di cui mi sto occupando. La considerazione che posso fare è che mi lascia perplesso il che, in un periodo stragista, possano essere fatte valutazioni di allentamento della pressione carceraria nei confronti dei mafiosi.. Insomma, da una parte c’erano uomini e donne che venivano fatti a pezzi dalla mafia e dall’altra invece uno Stato che su quel fronte non si è dimostrato compatto.

 

Lei ha avuto il privilegio di iniziare la sua carriera con Paolo Borsellino, che cosa è cambiato da allora?

Tante cose, alcune in meglio,altre in peggio. Sicuramente è migliorata la professionalità nella Magistratura, si è molto meno isolati e si collabora. Allora non era così. C'è una mentalità diversa. Anche in Sicilia sono nati molti movimenti contro la mafia. Inoltre funziona la cattura dei latitanti e anche la confisca dei beni mafiosi. A questo si affiancano anche gli aspetti negativi: c’è una disattenzione verso il cambiamento della mafia che è diventata per lo più finanziaria. C’è una legislazione che non è all’altezza della sfida, non c’è un’attenzione sufficiente perché ci si concentra sulla mafia militare. Nel contempo anche la Magistratura, sempre sottoposta ad attacchi e a delegittimazione, non viene appoggiata.

 

Ventotto latitanti di massima pericolosità su 30 arrestati dalle forze dell’ordine. Ultimo tra tutti Iovine. Sono importanti questi arresti oppure in ogni caso la mafia è talmente radicata che risultano quasi inutili?
La verità sta nel mezzo. Vanno valorizzati questi soggetti perché molto importante. Il loro arresto prosciuga  il consenso di cui la mafia si vanta e distrugge alla base le strutture interne. Ma bisogna anche pensare che la mafia non è in ginocchio, non è prossima ad essere sconfitta. Bisogna partire da questi successi, senza pensare che siano un punto d’arrivo, ma delle tappe da cui partire.

 

Ma il boss Iovine abitava vicino alla caserma dei carabinieri. E’ preoccupante che ci si metta molti anni a prendere dei latitanti che, alla fine, convivono con gli altri cittadini?

Non possiamo pensare che tutto ad un tratto nei paesi finisse l’omertà e che i mafiosi venissero confinati nelle campagne. Soprattutto oggi che la mafia spara di meno, che cerca di sporcarsi meno le mani, è chiaro che cerca di riavvicinarsi e mimetizzarsi nelle città. La contiguità con il mafioso è più facile oggi di ieri.

 

Ad ottobre ha sostenuto che la verità sui colpevoli delle stragi che portarono alla morte di Falcone e Borsellino era vicina…

Alcune cose sono abbastanza chiare anche se le indagini specifiche toccano la procura di Caltanissetta. Sono convinto che ci saranno altri risultati…

Che cosa pensa della polemica sorta nei giorni scorsi tra Saviano e Maroni?

Credo che, rispetto al merito le cose dette da Saviano non siano false. Che ci siano state delle radici profonde del potere mafioso anche nel nord Italia non c'è dubbio, come anche che le mafie cercano da sempre rapporti con la politica. Quindi che ci possano essere dei casi come quelli riferiti non mi pare sorprendente. Il fatto è che l'espressione usata da Saviano è più forte rispetto a quelle che in realtà sono le risultanze investigative. Ma è anche vero che non ci si può aspettare da lui, che è uno scrittore, la precisione che si può invece leggere in una sentenza. 

 

Di Floriana Rullo

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