Mafia/ Nuove rivelazioni di Ciancimino jr : "Provenzano godeva d'immunità"
IL PROCESSO - Nell'aula bunker dell'Ucciardone a Palermo, Ciancimino ha deposto al processo ai generali dei carabinieri Mario Mori e Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato alla mafia. Il figlio dell'ex sindaco è ritenuto dalla procura uno dei testimoni chiave della cosiddetta trattativa tra Stato e mafia che avrebbe visto il Ros dei carabinieri tra i protagonisti. E le sue parole sull'"immunità" di Provenzano hanno un particolare peso dal momento che ai due ufficiali si contesta proprio il mancato arresto, nel '95, del boss mafioso all'epoca latitante. Secondo l'accusa proprio il blitz fallito per scelta dei carabinieri, sarebbe stato una delle poste in gioco nell'accordo tra pezzi dello Stato e le istituzioni.
LE VISITE DEL BOSS - "Tra il '99 e il 2002 - ha raccontato Ciancimino davanti alla quarta sezione del tribunale - Provenzano venne più volte a casa nostra a Roma, vicino a piazza di Spagna. Veniva quando voleva, senza appuntamenti. Tanto mio padre era agli arresti domiciliari", ha affermato il figlio dell'ex sindaco di Palermo, aggiungendo anche che il padre gli diceva come il rischio di questi incontri fosse maggiore per lui che per Provenzano, dato che a lui avrebbero potuto revocare i domiciliari, mentre "Provenzano era garantito da un accordo". Massimo Ciancimino ha detto di essere stato in più occasioni presente alle visite del capomafia corleonese nell'appartamento romano del padre: "Alcune volte lo ricevevo e altre l'ho visto quando usciva", ha affermato.
I RAPPORTI CON LA CASSAZIONE - Ciancimino ha anche rivelato che suo padre "nel 1990 si fece annullare l'ordine di carcerazione grazie ai rapporti che aveva in Cassazione". Il teste ha fatto esplicito riferimento, come autorità giudiziaria che annullò la misura, la prima sezione della Cassazione all'epoca presieduta dal giudice Corrado Carnevale.
ROGNONI E MANCINO GARANTI DELLA TRATTATIVA - Virginio Rognoni e Nicola Mancino, entrambi esponenti della Dc e ministri rispettivamente della Difesa e dell'Interno nei primi anni '90, sarebbero stati i "garanti" della trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra. Lo ha detto Massimo Ciancimino deponendo nell'aula bunker dell'Ucciardone di Palermo al processo Mori. "Mio padre non si fidava, non li riteneva competenti a raggiungere questo obiettivo", ha affermato il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino, che secondo il teste riteneva invece piu' credibile l'esponente dell'allora Pds, Luciano Violante. "I carabinieri -ha sostenuto ancora Massimo Ciancimino- sapevano dei rapporti tra mio padre e Provenzano e per questo lo contattarono".



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