Mafia/ Mancino al processo per le stragi: "Trattativa? Se avessi saputo l'avrei denunciata"
Giovedì, 17 febbraio 2011 - 16:55:00
Nel
processo per le stragi del '93, parla l'ex ministro dell'interno Nicola Mancino. "Mai saputo di una trattativa. Lo Stato non tratta con chi commette reati, meno che mai con una organizzazione criminale che ha fatto tante vittime, fra le quali numerosi servitori dello Stato come il generale Dalla Chiesa. La mafia era il nemico da battere".
Mancino sostiene di aver saputo da un giornalista a Catania che il collega ministro della giustizia Conso nel novembre del '93 aveva revocato il 41 bis a 140 detenuti del carcere palermitano dell'Ucciardone e poi di non averne parlato con lui "per il rispetto dell'autonomia di quel ministro".
LA MAFIA VOLEVA FAR SENTIRE LA SUA POTENZA- Mancino è stato chiamato come teste dalla difesa di Francesco Tagliavia, unico imputato del processo, in merito al ruolo svolto come ministro dell'Interno dal 1992 al 1994. "La mafia voleva far sentire la sua potenza, ma noi non abbiamo mai allentato la morsa", ha ripetuto. Ma sulla revoca del 41 bis a 140 mafiosi nel novembre '93 ribadisce di non aver chiesto spiegazioni nè a Conso nè al presidente del consiglio Ciampi.
"Sin dal '92 - ha proseguito Mancino - eravamo in grado di distinguere fra Riina e Provenzano, fra l'ala militarista di Cosa Nostra che portava avanti una offensiva impietosa, disumana, e l'ala che avrebbe preferito arricchirsi con gli affari. Era una riflessione pregevole, ma di fronte a ciò che era accaduto noi non potevamo transigere".L'ex ministro ha così concluso la sua deposizione: "Se qualcuno mi avesse parlato di trattative in atto lo avrei denunciato in Parlamento".
IL 41 BIS? PROVVEDIMENTO CONTRO LA MAFIA- E sul 41bis, Mancino aggiunge: "Il 41 bis era un provvedimento per la mafia e doveva rimanere pesante. Quando arrivai a Firenze dopo via dei Georgofili avevo chiaro la valutazione che la matrice fosse mafiosa. Il movente era certamente il 41 bis ma bisogna revocarlo? No, non l'ho mai pensato" perché, spiega "lo Stato era convinto di dover persistere nelle misure dure e catturare i criminali e mandarli al carcere duro".
"NON INCONTRAI MAI MORI"- Rispondendo a una domanda dei legali di parte civile sui suoi rapporti con l'allora colonnello dei Ros Mario Mori, Mancino ha anche dichiarato di aver "saputo dell'arresto di Riina da una telefonata dell'allora Capo dello Stato Scalfaro che si congratulava con me, neanche il presidente del Consiglio ne sapeva niente". All'ex ministro della giustizia è stato chiesto se avesse mai incontrato il colonnello Mori."No. Ci incontrammo una volta sola e per caso in occasione di un programma televisivo. Io non dovevo avere dei rapporti con un colonnello dei carabinieri. Ma semmai con il comandante generale dell'arma. Io avevo rispetto del generale Mori e lui credo ne avesse per me".
Riguardo ai presunti contatti di funzionari dello Stato con esponenti della mafia, Mancino ha detto che "bisognerebbe chiedere al generale Mori e al colonnello Di Donno se ci sono stati degli incontri. Io non posso dire altro, ci sono dei processi in atto. Aspettiamo l'esito. Ognuno ha il dovere di avere fiducia nella magistratura".
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Mancino sostiene di aver saputo da un giornalista a Catania che il collega ministro della giustizia Conso nel novembre del '93 aveva revocato il 41 bis a 140 detenuti del carcere palermitano dell'Ucciardone e poi di non averne parlato con lui "per il rispetto dell'autonomia di quel ministro".
LA MAFIA VOLEVA FAR SENTIRE LA SUA POTENZA- Mancino è stato chiamato come teste dalla difesa di Francesco Tagliavia, unico imputato del processo, in merito al ruolo svolto come ministro dell'Interno dal 1992 al 1994. "La mafia voleva far sentire la sua potenza, ma noi non abbiamo mai allentato la morsa", ha ripetuto. Ma sulla revoca del 41 bis a 140 mafiosi nel novembre '93 ribadisce di non aver chiesto spiegazioni nè a Conso nè al presidente del consiglio Ciampi.
"Sin dal '92 - ha proseguito Mancino - eravamo in grado di distinguere fra Riina e Provenzano, fra l'ala militarista di Cosa Nostra che portava avanti una offensiva impietosa, disumana, e l'ala che avrebbe preferito arricchirsi con gli affari. Era una riflessione pregevole, ma di fronte a ciò che era accaduto noi non potevamo transigere".L'ex ministro ha così concluso la sua deposizione: "Se qualcuno mi avesse parlato di trattative in atto lo avrei denunciato in Parlamento".
IL 41 BIS? PROVVEDIMENTO CONTRO LA MAFIA- E sul 41bis, Mancino aggiunge: "Il 41 bis era un provvedimento per la mafia e doveva rimanere pesante. Quando arrivai a Firenze dopo via dei Georgofili avevo chiaro la valutazione che la matrice fosse mafiosa. Il movente era certamente il 41 bis ma bisogna revocarlo? No, non l'ho mai pensato" perché, spiega "lo Stato era convinto di dover persistere nelle misure dure e catturare i criminali e mandarli al carcere duro".
"NON INCONTRAI MAI MORI"- Rispondendo a una domanda dei legali di parte civile sui suoi rapporti con l'allora colonnello dei Ros Mario Mori, Mancino ha anche dichiarato di aver "saputo dell'arresto di Riina da una telefonata dell'allora Capo dello Stato Scalfaro che si congratulava con me, neanche il presidente del Consiglio ne sapeva niente". All'ex ministro della giustizia è stato chiesto se avesse mai incontrato il colonnello Mori."No. Ci incontrammo una volta sola e per caso in occasione di un programma televisivo. Io non dovevo avere dei rapporti con un colonnello dei carabinieri. Ma semmai con il comandante generale dell'arma. Io avevo rispetto del generale Mori e lui credo ne avesse per me".
Riguardo ai presunti contatti di funzionari dello Stato con esponenti della mafia, Mancino ha detto che "bisognerebbe chiedere al generale Mori e al colonnello Di Donno se ci sono stati degli incontri. Io non posso dire altro, ci sono dei processi in atto. Aspettiamo l'esito. Ognuno ha il dovere di avere fiducia nella magistratura".



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