Mafia/ L'ex boss Riina viene interrogato dai pm

Venerdì, 24 luglio 2009 - 09:55:00


Totò Riina sarà interrogato oggi, nel carcere di Opera a Milano,
dai pm della procura della Repubblica di Caltanissetta che conducono l’inchiesta sulle stragi Falcone e Borsellino. La citazione è stata comunicata all’avvocato Luca Cianferoni, difensore del capo di Cosa nostra. L’iniziativa del procuratore Sergio Lari è collegata alle dichiarazioni di Riina rese note nei giorni scorsi proprio da Cianferoni ad alcuni organi di stampa. Il capomafia sosteneva che Borsellino «lo hanno ammazzato loro», facendo intendere che nella strage vi sarebbe stata una mano estranea a Cosa nostra. Inoltre, il boss ha sottolineato che «l’attentato a Borsellino fu opera di personaggi legati alle istituzioni».

L’inchiesta della procura palermitana, condotta dai pm Antonino Ingroia e Nino Di Matteo, su presunte collusioni tra uomini delle istituzioni ed esponenti mafiosi prima, durante e dopo le stragi del ’92 a Palermo, si è arricchita oggi della testimonianza dell’ex presidente della Camera Luciano Violante, che è stato presidente della commissione antimafia dal settembre 1992 al marzo 1994, (nel periodo dopo le stragi e nella stagione di processi a politici e uomini dello Stato) e in questo ambito - ha riferito lui stesso - sarebbe stato ascoltato in procura dove, in due ore d’ interrogatorio, ha ricostruito alcuni episodi vissuti in quegli anni.

Violante avrebbe anche parlato della richiesta di un incontro avuta da parte di Vito Ciancimino, corleonese, ex sindaco di Palermo condannato per mafia e morto nel 2002 a Roma, quando era presidente della commissione antimafia. Secondo indiscrezioni, Ciancimino avrebbe fatto avere la richiesta a Violante attraverso un ufficiale dei carabinieri. L’ex parlamentare ha detto ai magistrati che rifiutò l’incontro.

L’inchiesta sulla presunta trattativa intavolata da Cosa nostra con esponenti istituzionali per alleggerire la posizione dei boss (dentro e fuori il carcere) è aperta da diversi mesi e non è la prima su questo fronte investigativo: erano già stati indagati Totò Riina, il medico-boss Antonino Cinà e altri. L’indagine è parallela - e a tratti convergente - con quella della procura di Caltanissetta, che indaga da anni (chiudendo e aprendo diversi fascicoli come quello su Bruno Contrada) sui mandanti occulti delle stragi di Capaci e di via D’Amelio in cui furono uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e Paolo Borsellino, oltre a 8 agenti della polizia di Stato, e delle procure di Milano e Firenze dove avvennero le stragi attribuite alla mafia nel ’93.

Tutte le procure si avvalgono delle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, condannato per riciclaggio del denaro mafioso accumulato da suo padre Vito, che con la sua testimonianza ha fatto aprire (o ha dato impulso a) diversi filoni d’inchiesta in cui sono coinvolti politici, magistrati, persone dei servizi segreti e delle istituzioni.

Ciancimino, inoltre, sarebbe in possesso di documenti d’interesse investigativo sui rapporti mafia-Stato, in parte già consegnati alla procura palermitana, e del famoso «papello» cioè le carte contenenti le richieste di Totò Riina allo Stato per far cessare la stagione stragista, ereditati dal padre.

Oltre alle dichiarazioni di Ciancimino, i magistrati palermitani hanno agli atti dell’inchiesta dichiarazioni di diversi pentiti, tra cui Giovanni Brusca e Gaspare Spatuzza. Quest’ultimo è un collaboratore molto importante anche per la procura nissena, in quanto sta ribaltando le ricostruzioni della strage di via D’Amelio, fatte da altri pentiti come Scarantino e Candura. Le dichiarazioni di Spatuzza sono importanti anche per la difesa di alcuni condannati per la strage, che puntano al processo di revisione.
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