Omicidio Di Matteo: Spatuzza mette ko Graviano
Un confronto aspro, in cui l'ex soldato ha più volte avuto il sopravvento sul capo: Giuseppe Graviano perde nettamente il faccia a faccia con Gaspare Spatuzza. Nell'aula bunker di Rebibbia, davanti alla Corte d'Assise nel processo per l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, dopo un veloce "ciao", il dichiarante di Brancaccio ha più volte invitato il capomafia a collaborare e a dire la verità: "Il signor Graviano mi dia del lei. Si penta: domani è Quaresima. Sarebbe bellissimo iniziarla così". E gli ha ricordato, fra l'altro, un episodio riguardante una ragazza: "Tu - ha detto rivolto a Graviano, dopo avere rinunciato a dargli del lei - a me e a Vittorio Tutino hai fatto uccidere un bambino che doveva ancora nascere, lo chiamero' Tobia per avere un punto di riferimento". Spatuzza ha illustrato l'episodio parlando di "un signore che faceva parte di Cosa nostra e che ha messo incinta una ragazza. Il signor Graviano - ha proseguito - mi ha detto di sequestrarla e di procurarle un aborto forzato".
Il dichiarante ha insistito dicendo che nel gruppo di Brancaccio "tutti cercano di scappare e di non assumersi le proprie responsabilità e di rimanere in silenzio anche di fronte a una tragedia come questa. Mi sento offeso come uomo e ancor più come cristiano. Pensavo che di fronte anche a fatti come quello del piccolo Di Matteo, lui parlasse, ma niente.
Dilla la verità".
Graviano ha più volte replicato di non essere a conoscenza di fatti cui parlava Spatuzza. E, parlando di un argomento simile a quello della ragazza che sarebbe stata costretta ad abortire, ha affermato: "Spatuzza mi ha obbligato a fare sposare una coppia. Ma io non sono don Rodrigo e non l'ho voluto fare. Se due si amano si sposano, io non posso dire di farlo per forza". E di fronte alle accuse del suo ex "soldato" ha continuato a dire: "Non ho mai fatto male a nessuno ne' fisicamente, ne' moralmente". Graviano ha ancora sostenuto: "Io collaboro dal primo giorno per fare emergere la verita'". E poi, rivolto a Spatuzza: "Si vede che sta bluffando. Mi odia per questioni economiche. Dice che si vuole salvare l'anima? Se la salvi".
L'atteso faccia a faccia era stato preceduto dal confronto tra Spatuzza e l'altro collaboratore, Salvatore Grigoli: il presidente della corte non ha autorizzato la stretta di mano chiesta dal primo: "Io lo odiavo ora non piu'. Da quando ha fatto il passo i miei sentimenti sono cambiati". Hanno concordato su alcuni punti riguardanti la sequenza dei fatti relativi al sequestro di Di Matteo e sono rimasti sulle rispettive posizioni solo su alcuni dettagli dell'operazione, avvenuta il 23 novembre del 1993 in un maneggio di Palermo. Prossima udienza il 7 aprile.



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