Mafia, De Benedetti nel mirino: "E' contro Berlusconi"

Lunedì, 28 marzo 2011 - 19:02:00

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Il pentito Giovanni Brusca
Vengono alla luce intercettazioni ambientali "rubate" dalle microspie ai colloqui familiari di Giovanni Brusca, il pentito finito di nuovo nei guai per essersi fatto scoprire in possesso di beni e soldi che non avrebbe potuto detenere. Il quadro mafioso avrebbe evidenziato un accordo federativo tra Cosa nostra, Camorra e ‘Ndrangheta con tanto di "interscambiabilità professionale" rivolta a operazioni speciali come l'eliminazione di giornalisti "non graditi", ad esempio l'inviato dell'Espresso Lirio Abbate.

I discorsi fra Giovanni Brusca, la moglie e i cognati Gioacchino e Salvatore Cristiano, secondo La Stampa risalgono al 19 agosto 2010. Dal tono si capisce una certa affezione per l'attuale compagine governativa e quindi qualche avversione per personaggi come ad esempio Gaspare Spatuzza, il pentito che ha testimoniato al processo Dell'Utri raccontando la sua versione su un presunto coinvolgimento del senatore e del presidente Berlusconi nelle vicende mafiose.

Giovanni Brusca spiega ai cognati la reticenza di Spatuzza che "non è che ha riconosciuto uno dei servizi segreti", ma ha detto "mi sembra". Quanto basta a introdurre il sospetto di un coinvolgimento dei servizi nelle stragi del ‘92. Cosa falsa, dice il pentito.

A quel punto i cognati, Gioacchino e Salvatore, auspicano un qualche intervento dall'alto: "Uno gli dovrebbe dire a Berlusconi... un giornalista a Brusca com'è che non glielo mandi? Che lo vogliono fottere a lei!". Ciò che si capisce è che qualche testata ha fatto richiesta di poter intervistare il collaboratore, ricevendo un diniego senza che Brusca fosse stato avvertito: "Perché non me l'hanno domandato"? Per provare la presunta censura, il pentito si rivolge alla moglie e la invita a raccontare ai fratelli: "Digli per Bruno Vespa... quanto ci ha messo per avere l'autorizzazione»? E lei: «Subito, in un giorno". Poi non se ne fece nulla, perché Brusca - sembra - si tirò indietro. Ma cosa vorrebbe raccontare Brusca adesso?

Per esempio: "... mi potrebbe chiedere come mai volevate uccidere a Di Pietro"? Ai cognati, increduli, conferma: "Volevamo uccidere Di Pietro... così per fare confusione". Perché alla mafia "non ce ne fotteva di Di Pietro", semmai "avrei motivo di uccidere no a Di Pietro ma a De Benedetti... perché ... quello che era quindici anni, vent'anni fa è ancora oggi... la guerra non è fra Berlusconi e questi della sinistra! La guerra è tra Berlusconi e De Benedetti...". I magistrati di Palermo hanno, in seguito, approfondito questo tema con Giovanni Brusca, nel corso di alcuni interrogatori avvenuti nello scorso mese di febbraio.

 

 

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