Mafia/ I carabinieri trovarono il papello ma fu ordinato di non prenderlo

Martedì, 21 dicembre 2010 - 14:31:00

Già nel 2005, durante la perquisizione in casa di Massimo Ciancimino, i carabinieri trovarono il cosiddetto «papello» di Totò Riina ma non lo sequestrarono, su ordine di un colonnello, poichè l'Arma ne sarebbe stata già in possesso. La rivelazione è venuta dalla testimonianza del maresciallo Saverio Masi, sottufficiale dei carabinieri che sta deponendo al processo al generale dell'Arma Mario Mori, accusato di favoreggiamento alla mafia. «Il capitano Angeli - ha sostenuto il maresciallo - mi disse che, nel corso di una perquisizione a casa di Ciancimino, trovò il papello di Totò Riina, e informò della scoperta il suo superiore, il colonnello Sottili, ma che questi gli ordinò di non sequestrarlo sostenendo che già lo avevano». Il teste, prima in servizio al Reparto Operativo e ora nella scorta del pm Nino Di Matteo, pubblica accusa nello stesso dibattimento Mori, ha raccontato quanto appreso dall'allora capitano Antonello Angeli che effettuò una perquisizione a casa di Massimo Ciancimino, nel 2005 indagato per il riciclaggio del tesoro del padre, l'ex sindaco di Palermo Vito. In casa del superteste della trattativa, nascosto in un controsoffitto, ci sarebbe stato l'elenco con le richieste di Riina allo Stato.

FOTOCOPIA DI NASCOSTO - Esterrefatto dall'ordine del superiore di non sequestrare il papello, Angeli lo fece fotocopiare di nascosto a un collega. Angeli informò della vicenda il maresciallo circa un anno dopo la perquisizione a casa di Massimo Ciancimino e gli raccontò di averne poi discusso animatamente con Sottili e con un altro ufficiale del Reparto Operativo, Francesco Gosciu. Il capitano scelse il sottufficiale per la confidenza sapendo che questi aveva avuto rapporti conflittuali sia con Sottili che con Gosciu, quindi essendo certo di trovare in lui un «alleato». Angeli e Masi, molto preoccupati per la decisione di non sequestrare il papello, decisero di far filtrare la notizia sulla stampa.

CONTATTI CON LA STAMPA - Una mossa che, secondo loro, avrebbe «costretto» i magistrati a convocarli e gli avrebbe consentito di rivelare all'autorità giudiziaria una circostanza che ritenevano inquietante. Nel giugno del 2006 Masi, insieme a un altro sottufficiale, contattò allora il giornalista dell'UnitàSaverio Lodato proponendogli un appuntamento con un collega, ma non facendogli il nome di Angeli, e dicendogli di essere intenzionati a dargli una notizia importante. Al cronista chiesero però la garanzia della pubblicazione del pezzo. Dopo la testimonianza di Masi, controesaminato dal legale di Mori, l'avvocato Basilio Milio, che ha messo in luce che il teste è sottoposto a un procedimento penale per falso materiale e che è stato «piu volte trasferito», ha cominciato a deporre Lodato. (Fonte Ansa)

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