Mafia/ Dell'Utri replica a Maroni: "Se c'è condanna si va in galera"
"Maroni? Ha detto una cosa giusta. Se c'è una condanna definitiva si va in galera". Così il senatore Marcello Dell'Utri ha commentato le parole che ieri il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha pronunciato a "In mezz'ora", a proposito della sentenza di condanna in appello di Dell'Utri. "Non capisco cosa ci sia di strano", ha aggiunto il politico italiano, prima di scherzare con i fotografi. "Ma quante foto mi fate? E quante me ne farete se andrò il galera...", ha riso il senatore.
Dopo le motivazioni della condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa di Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia e senatore Pdl, le opposizioni ieri avevano chiamato in causa Maroni: «Ci aspettiamo - aveva detto Andrea Orlando del Pd - che il ministro degli Interni colga la gravità della pronuncia dei giudici siciliani ed esprima il suo giudizio uscendo da un imbarazzante silenzio». A stretto giro di posta, Maroni aveva risposto indirettamente durante la trasmissione "In mezz'ora". Se la Corte di Cassazione dovesse confermare la sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Appello di Palermo, Marcello Dell'Utri «probabilmente dovrà andare in galera, perchè non c'è immunità che tenga di fronte ad una sentenza di condanna».
Il senatore Pdl intanto ostenta serenità e dice di aspettarsi una decisione definitiva diversa («questa è lo sviluppo di una favola»), che non tenga conto delle «fantasie dei pentiti». Del boss Vittorio Mangano che lui definì «un eroe» perchè non cedette alle lusinghe di pezzi dello Stato che gli chiedevano di accusare lui e Silvio Berlusconi dice: «Non sapevo dei suoi legami con Cosa nostra. Quando lo abbiamo assunto mica aveva un distintivo, non sapevamo della sua vita precedente, non abbiamo chiesto informazioni».
Il mondo politico, come prevedibile, si è spaccato sulle pagine scritte dai giudici. L'Idv parla del «premier raggiunto dal passato per cui è iniziata la fine» e «ricattabile per la sua vita privata e il suo passato di imprenditore non estraneo a Cosa nostra». Il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa dice che «è necessario aspettare l'altro grado di giudizio» mentre il ministro Raffaele Fitto parla di «una valutazione da parte dei giudici più politica che di merito». Il ministro Gianfranco Rotondi solidarizza con Dell'Utri sostenendo che «il governo Berlusconi sta abbattendo tutti i muri della fortezza chiamata mafia e criminalità organizzata. Mai nessun esecutivo ha realizzato così tanti successi contro le mafie».



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