"La mafia? Meglio di un'assicurazione privata". Il potere criminale sulle imprese

di Lorenzo Lamperti
"E' sempre più potente". Bianca La Rocca, curatrice del rapporto "Le mani della criminalità sulle imprese" per Sos Impresa, non ha dubbi: la mafia è sempre più forte. "Condiziona il mercato, fa i suoi prezzi e butta fuori i concorrenti. Ha una liquidità di 65 miliardi di euro, è la prima banca d'Italia". La struttura dei clan è quella di una moderna impresa: "Sono come holding company. C'è la manovalanza, che è l'ala militare, e poi c'è il mafioso capo d'azienda". I settori in cui investono di più sono "edilizia, autotrasporti, rifiuti. Ma anche turismo e ristorazione". Sull'espansione al Nord: "Lì si camuffano meglio. Ed è lì che mettono il denaro".
I metodi di azione "si spostano sempre di più dall'estorsione all'usura. Gli imprenditori o i commercianti spesso la vedono come un'assicurazione privata". Sul ruolo delle donne: "Sono portatrici della memoria. Insegnano la vendetta ai propri figli". Come difendersi? "Non commettere l'errore di Libero Grassi, cioè restare da soli". Ma lo Stato "non fa abbastanza. Bisogna ripristinare i fondi per il risarcimento delle vittime". E sulle banche: "I protocolli d'intesa restano sempre sulla carta. In un momento di crisi i banchieri non stanno a guardare da dove arrivano i soldi".
L'INTERVISTA
Gennaio 2012. Quanto è potente la mafia in Italia?
"E' potentissima e lo è sempre di più. In questo momento i più potenti sono la 'ndrangheta e il clan dei Casalesi. Entrambe le organizzazioni hanno in mano la quasi totalità del traffico di cocaina e di stupefacenti. Sono influentissime anche a livello mondiale, tanto che l'Onule ha messe nell'elenco dei gruppi criminali più pericolosi del mondo. Hanno una massa di denaro enorme, che possono spostare su tutto il continente".
E' curioso che queste organizzazioni siano così ricche mentre i territori dove operano sono molto poveri...
"Certo, e i clan incidono fortemente su questa povertà. Prendiamo la Calabria: è la regione con il pil più basso dell'intera Europa. Però in un piccolo paese come Locri operano alcuni dei clan della 'ndrnagheta più potenti del mondo. A prima vista sembra una contraddizione ma non lo è. Poi naturalmente questi clan hanno bisogno di investire il denaro. Noi abbiamo stimato che le organizzazioni mafiose hanno in liquidità qualcosa come 65 miliardi di euro. Una somma che nessuna banca ha nelle sue casseforti. E i soldi sono investiti in vari modi, in parte per riciclare e in parte per produrre altra ricchezza. Tutta questa situazione si è creata per una serie di fattori economici e sociali ma anche per le collusioni con il mondo politico, è del tutto evidente".
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Si può parlare di mafia imprenditrice?
"Certamente sì. Il clan è un'impresa a tutti gli effetti, strutturato come un'azienda. Al suo interno ci sono gli affiliati, che sono l'ala militare e la bassa manovalanza che si occupa delle estorsioni, delle rapine e degli omicidi. Ma poi c'è anche l'imprenditore mafioso, che sta sul mercato con la propria impresa, ovviamente occultato sotto prestanome. E compete sul mercato, riuscendo spesso anche a dirigerlo, determinando anche i prezzi. Succede per esempio nel mercato ortofrutticolo. Quando un mercato è di un clan, l'organizzazione alza i prezzi perché non hanno rivali e i clienti sono costretti a pagare anche il 30% in più per un prodotto. Quando invece in un mercato ci devono ancora entrare, abbassano i prezzi in maniera talmente forte da espellere i competitor dal mercato e impadronirsene".
Quali sono i settori nei quali la mafia investe di più?
"Da anni al primo posto degli investimenti mafiosi c'è l'edilizia in tutte le sue parti. Subito dopo gli autotrasporti, le energie e i rifiuti, il commercio, le aziende agricole. Ma anche turismo e ristorazione".
Nel vostro rapporto rendete conto del crescente ruolo dell'usura a scapito dell'estorsione. Come mai questa evoluzione del sistema mafioso?
"L'estorsione è un reato che comporta rischi molto forti e che si può svolgere solo in alcune zone del Paese. Chiedere il pizzo in Calabria, Sicilia e Campania fa parte anche un po' del costume culturale della regione. Altrove non è così ed è più difficile agire sul territorio. L'usura permette di eliminare i rischi, innanzitutto perché l'usuraio viene ricercato dalla vittima. Vittima che è quasi sempre un imprenditore o un commerciante che sta attraversando un periodo di forte crisi economica. La mafia ha una liquidità interminabile e quindi può sobbarcarsi prestiti enormi. E per l'usura le denunce sono molto basse. Si crea un rapporto di complicità tra vittima e usuraio, tanto che poi spesso i clan riescono a entrare in azienda e accaparrarsi tutto. L'usura comporta meno rischi per le mafie ma è molto più pericolosa per il mercato libero".
Gli usurai sono sempre mafiosi?
"No, ci sono anche gli usurai dalla faccia pulita, come li chiamiamo noi. Sono cittadini al di sopra di ogni sospetto, spesso commercialisti che sanno come stanno le cose in un'azienda. E' questa la cosiddetta usura in giacca e cravatta".
Quali conseguenze ci sono sul mondo del lavoro?
"Abbiamo stimato che ogni giorno chiudono 50 aziende. Questo significa che si mettono in mezzo alla strada padri di famiglia. I piccoli commercianti sono quasi sempre un un nucleo familiare che si regge su quell'attività e la loro vita viene distrutta. Il mercato del lavoro è inquinato da del denaro sporco che non permette all'imprenditore che agisce in legalità di competere. Un conto è avere disponibile una montagna di denaro liquido come la mafia. Un conto invece è dover chiedere prestiti alle banche quando i rubinetti sono chiusi, come in questo momento. Chi agisce correttamente ha un grosso handicap".
A proposito di banche, in un momento di crisi economica come questo non rischia di venire meno il controllo delle banche sulla provenienza del denaro?
"Sulla carta no. Sono stati firmati decine di protocolli d'intesa da banche, associazioni di commercianti, imprenditoria e confindustria. Come diciamo spesso siamo però rimasti alle carte bollate, nel senso che il giorno dopo poi nessun direttore di banca ha messo in atto le direttive di quei protocolli. La legge esiste, le operazioni sospette dovrebbero essere segnalate. Secondo la Guardia di finanza ogni anno vengono segnalate 10-15 mila operazioni sospette. Ma solo una minima percentuale riesce a essere controllata, percHè ci sono pochi uomini e mezzi a disposizione. Ci sono state anche situazioni paradossali, con persone che che risultavano cassa integrate e poi avevano una movimentazione bancaria di 100 assegni al mese. E il direttore in questione dice che non si è mai accorto di nulla. Come si dice, pecunia non olet, e quindi i direttori magari non stanno tanto a chiedersi da dove arrivano i soldi che ricevono".
Se la mafia è un'impresa, qual è il suo brand?
"La mafia ha un logo ormai noto. Poi qualche volta capita che gli imprenditori coinvolti nell'usura davvero non sappiano chi hanno di fronte e accettano di collaborare con loro perché vedono semplicemente qualcuno che può investire. Altre volte invece sanno benissimo che di fronte hanno un membro della camorra o della 'ndrnagheta. Un imprenditore recentemente ha detto: 'Nel momento in cui sono entrato in accordi con lui a me sono spariti gli attentati e i furti. Quindi l'ho presa come se pagassi un'assicurazione privata'. Non è raro che un imprenditore trovi conveniente accordarsi con il potere criminale".
E' vero che le organizzazioni mafiose si stanno diffondendo fortemente al Nord?
"Sicuramente sì. I clan nascono al Sud, ma il meridione è povero. Le terre ricche sono al Nord ed è lì che è anche più facile camuffarsi".
In molti sostengono che il ruolo delle donne nelle organizzazioni mafiose, soprattutto la 'ndrangheta, sia sempre più importante, anche operativo. E' vero?
"Qui mi fa litigare con degli amici. Nella 'ndrangheta la donna ha storicamente un ruolo di portatrice della memoria, questo è vero. E' la madre che insegna ai figli di dover vendicare una morte o un'uccisione, anche perché le faide si sviluppano anche nel corso di 40-50 anni. La strage di Duisburg, a quanto pare, è stata comandata da una donna. Però per me questo non significa avere più potere operativo. Sì, ci sono donne che fanno estorsioni, ma sono poche. Le donne sono il 3% delle persone arrestate per mafia. Quindi si può dire tutto tranne che il potere mafioso sta passando nelle loro mani. Anzi, vorrei sottolineare che sono moltissime le donne che decidono di collaborare contro la giustizia mettendosi contro la famiglia. E per questo, molto spesso, pagano con la vita".
Come possono difendersi gli imprenditori e i commercianti colpiti da estorsione e usura?
"Unendosi agli altri. Tanto più adesso che ci sono organizzazioni antiracket che funzionano molto bene. Non bisogna rimanere da soli, è quella la cosa peggiore. Ed è stato anche l'errore di Libero Grassi. Restare solo. Ma ora sono stati fatti passi avanti e nessuno nega più il problema".
Lo Stato fa abbastanza per combattere le mafie?
"No. Innanzitutto la giustizia dovrebbe sburocratizzare i processi di risarcimento delle vittime. Dalla denuncia della vittima al momento del risarcimento passano anni. C'è un caso paradossale di un imprenditore la cui domanda di risarcimento è stata presa in esame ora. Peccato che si sia suicidato quattro anni fa. Sulla carta leggi 44 e 108 sono ottime, ma i tempi sono lentissimi. Senza contare la crisi economica e i tagli di Tremonti che hanno portato al non rifinanziamento del fondo per il risarcimento delle vittime. Questo ovviamente deprime chi ha intenzione di denunciare perché spesso quando lo si fa si arriva in condizioni disastrose con aziende sull'orlo del fallimento. C'è gente che non ha manco i soldi per mangiare..."
C'è il rischio che il potere dello Stato sia solo formale e venga meno la sovranità del popolo su quello che accade sul territorio?
"In Italia la democrazia regge. Negli ultimi mesi ci sono stati tanti arresti di famosi latitanti. L'ala militare delle organizzazioni mafiose è stata duramente colpita. Certo che però in un momento di crisi economica si rischia di far aumentare il potere dei clan. E per questo servono una serie di meccanismi di controllo. E che tutti i cittadini onesti siano uniti contro questo potere".



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