Mafia/ Coprivano il super boss Messina Denaro: 13 arresti
DONNE E IMPRENDITORI PROTEGGEVANO IL BOSS MESSINA - L'inchiesta che ha portato la notte scorsa all'arresto di 13 fiancheggiatori del boss trapanese Matteo Messinma Denaro, latitante da 16 anni, è stata condotta da uno speciale 'team' investigativo, costituito nel 2007, su direttiva della Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, con la principale finalità di catturare il capo del mandamento mafioso di Castelvetrano ritenuto oggi, dopo la cattura di Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo, ai vertici di Cosa Nostra.
Il gruppo, composto da esperti del Servizio Centrale Operativo e delle Sezioni Criminalità Organizzata delle Squadre Mobili di Trapani e Palermo, sotto la direzione della Dda di Palermo, "sta ricostruendo il reticolo dei rapporti personali riferibili a Matteo Messina Denaro", che sfugge alla cattura dal 2 giugno 1993, allorquando fu raggiunto, per la prima volta, da un provvedimento giudiziario per associazione mafiosa ed omicidio.
IL VIDEO DELL'OPERAZIONE
"Il quadro investigativo -affermano gli inquirenti- ha trovato pieno riscontro nei 'pizzini' attribuiti a Matteo Messina Denaro e sequestrati dalla polizia di Stato negli ultimi anni, consentendo, soprattutto, di ricostruire il continuo scambio di messaggi e il costante collegamento tra Matteo Messina Denaro e gli altri elementi di vertice di Cosa Nostra, tra cui Provenzano e Lo Piccolo, collegamento assicurato proprio da soggetti individuati come fedelissimi del capo mafia castelvetranese, i quali si sono prestati a recapitare e/o ricevere la corrispondenza del Messina Denaro, non solo allo scopo di agevolare il mantenimento dello stato di latitanza dei suddetti mafiosi, ma anche per assicurare la trasmissione di intesee direttive di indubbia rilevanza per gli scopi precipui dell'organizzazione mafiosa'.
I NOMI - I provvedimenti di custodia cautelare sono stati eseguiti nei confronti di Leonardo Bonafede di 77 anni, pregiudicato mafioso di Campobello di Mazara; il sorvegliato speciale Francesco Luppino, pregiudicato di 53 anni, di Campobello di Mazara; Lea Cataldo, di 46 anni, di Campobello di Mazara, moglie di Francesco Luppino; l'imprenditore Aldo Luppino, 62 anni, di Campobello di Mazara, fratello di Francesco Luppino; l'imprenditore Giuseppe Bonetto, di 54 anni, originario di Marsala e residente a Castelvetrano; Salvatore Dell'Aquila, di 48 anni, di Campobello di Mazara; Leonardo Ferrante, trapanese di 65 anni, residente in contrada Vallesecco, a Partanna; i fratelli Franco e Giuseppe Indelicato, di 30 e 36 anni, rispettivamente di Campobello di Mazara e Castelvetrano; Giovanni Salvatore Madonia, 44 anni, di Castelvetrano; Mario Messina Denaro, di 57 anni, imprenditore caseario di Castelvetrano, cugino del boss latitante. Inoltre, a Piacenza e' stato arrestato Vito Angelo Barruzza, pregiudicato di 44 anni, mentre a Roma, dove è nato e risiede, è stato catturato Domenico Nardo, detto 'Mimmo', pregiudicato di 50 anni. Questi ultimi due arresti sono stati eseguiti dalle Squadre Mobili di Piacenza e Roma. Tutti i destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere, 'sono risultati -sottolineano gli investigatori- elementi organici o contigui a diverse famiglie mafiose della provincia di Trapani, alcuni anche imprenditori o pubblici funzionari, i cui ruoli occulti di corriere o sostenitore logistico di Matteo Messina Denaro è stato confermato anche dai più recenti collaboratori di giustizia.
(SEGUE... A Roma i documenti falsi e il racket delle olive)



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