Mafia/ Ayala ad Affari: "Mi scuso con Mancino"

Sabato, 8 agosto 2009 - 14:00:00


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Il magistrato Giuseppe Ayala ritorna sulla questione dell'incontro tra l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino e il giudice Borsellino, ucciso dalla mafia nel 1992. E, attraverso Affaritaliani.it chiarisce alcuni punti dell'intervista rilasciata lo scorso 23 luglio. "Riascoltando la registrazione della mia intervista ad Affaritaliani.it, mi sono accorto di aver commesso un incredibile lapsus, di  cui mi scuso con Nicola Mancino. Quando racconto dell'incontro avuto con  Mancino, affermo che lui mi confermò quanto già pubblicamente aveva detto, e cioè che non poteva assolutamente aver incontrato Borsellino, e anzi che aveva avuto un solo incontro con lui, il primo luglio '92, in occasione del suo insediamento al Viminale come nuovo ministro degli Interni. Borsellino era lì  per altre ragioni, e credo che il prefetto Parisi o qualcun altro abbia detto a Mancino che lì c'era anche Borsellino. Gli chiese  se lo voleva salutare. Mancino, naturalmente, fu ben lieto.

L'ex ministro, con cui ho un rapporto molto cordiale e che stimo molto, mi ha confermato che questa è stata l'unica occasione in cui ha incontrato Borsellino. Sempre a questo proposito, mi ha detto: 'A conferma di quanto ti dico, io tra l'altro conservo dal 1984 tutte le agende con i miei impegni. Nell'agenda dell'anno '92, nel giorno primo luglio, non c'è nessuna indicazione di un incontro con Borsellino, che quindi è stato del tutto casuale'. Io ero con lui, ho visto questa pagina dell'agenda, ed effettivamente il nome di Borsellino non c'era. Nell'intervista ad Affari mi confondo, e quando faccio accenno all'agenda, sbaglio e non dico 'assenza di annotazione', ma solo 'annotazione'. E' stato un lapsus che ha capovolto il discorso. Lo ripeto, per questo equivoco mi scuso con Mancino".

La stima di Ayala nei confronti di Mancino è confermata dal maxiprocesso, che poté concludersi proprio grazie a una legge che porta proprio la firma dell'ex ministro. "Va ricordato - spiega ancora il magistrato - che il famosissimo 'maxi-processo' a un certo punto si era arenato tra la fine dell'86 e l'inizio dell'87. Il motivo era che il vecchio codice penale vigente all'epoca aveva una strana norma, che però non veniva mai osservata. La norma prevedeva che a un certo punto, esaurita la cosiddetta istruttoria dibattimentale, prima di passare alla discussione finale, bisognava dare lettura degli atti. La prassi costante in tutti i tribunali era la seguente: le parti si accordavano e davano per letti gli atti. Nel maxi-processo, invece, gli avvocati non diedero l'accordo, e diventava necessario dare lettura di oltre un milione di fogli processuali. Sarebbe stata la morte del maxi-processo. Questo problema si poteva superare solo con una legge che cambiasse questa norma, e il parlamento la fece. Il primo firmatario fu proprio Nicola Mancino. Mi pare giusto ricordarlo: il maxi-processo si poté concludere grazie a questa legge. Mancino è un galantuomo, e si spese moltissimo in Parlamento per convincere i parlamentari a votare questa legge".

ASCOLTA L'AUDIO DELL'INTERVISTA RILASCIATA DA GIUSEPPE AYALA AL DIRETTORE DI AFFARITALIANI.IT ANGELO MARIA PERRINO (FILE MP3)

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