Made in Italy, Zaia in Cina. "Insieme contro la contraffazione"

Martedì, 12 gennaio 2010 - 08:20:00

Luca Zaia

La sicurezza alimentare è il tema centrale della visita in Cina del Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia in Cina, partita oggi da Beijing e che avrà il suo epilogo domani con la firma con l’omologo cinese Han Changfu, di un accordo storico: l’impegno formale di Italia e Cina nel garantire la sicurezza e la lotta alla contraffazione alimentare.

Un atto importante, che finalmente consentirà la difendibilità anche sul mercato cinese, della qualità e tipicità dei prodotti agricoli ed alimentari italiani.  Uno degli aspetti qualificanti dell’accordo, è anche la volontà di Italia e Cina di creare un centro di cooperazione per la qualità e la sicurezza delle produzioni agricole italo-cinesi.

“La Cina rappresenta un grande mercato e un grande partner commerciale”, ha dichiarato il Ministro Zaia, “ come dimostra il raddoppio di fatturato segnato dai vini italiani in Asia, dopo l’accordo di un anno fa con Hong Kong. Vogliamo consolidare i rapporti avviati con il ministro dell’agricoltura cinese durante il “G8 agricolo” ospitato nel Veneto, per una sempre maggiore tutela dei nostri prodotti dalle contraffazioni”.

“La tutela delle denominazioni è sempre stato un caposaldo del nostro impegno e siamo soddisfatti di vedere che stiamo raccogliendo frutti importanti e, fino a poco tempo fa, impensabili”.

“Ma questa” aggiunge Zaia, “ sarà anche una missione svolta a sbloccare partite di esportazione che soffrono ancora di impedimenti burocratici e sanitari, come i prosciutti e i formaggi. Inoltre, vogliamo far crescere la presenza della nostra frutta sul mercato cinese: dopo i kiwi puntiamo ad ottenere il via libera per gli agrumi”.

LA VISITA- Questa visita è stata anche l’occasione per invitare gli esperti cinesi incaricati al controllo di qualità ad ispezionare le aziende italiane, così da fornire le più ampie rassicurazioni sul livello di conoscenza e sulle tecnologie utilizzate a tutela del prodotto e del consumatore che sceglie di mangiare italiano originale.

Il Ministro farà anche visita a Shanghai, dove incontrerà le autorità locali con le quali verranno predisposte tutta una serie di iniziative promozionali a supporto del Made in Italy Agro-Alimentare. Il Ministro farà poi visita al Padiglione Italiano in preparazione per il prossimo EXPO, che viste le importanti presenze italiane anche nelle aree della ristorazione, giocherà un ruolo determinante affinché il Made in Italy di qualità possa essere offerto alle decine di milioni di visitatori attesi.

Ultima tappa del suo viaggio sarà infine Hong Kong, divenuto ormai l`hub asiatico ed importante piattaforma di lancio per il prodotto italiano, dove il Ministro avrà l’occasione di parlare di promozione del Vino Italiano ed incontrare anche i manager della Hutchison Whampoa, gruppo industriale molto attico anche nella grande distribuzione sui mercati asiatici.

Questa visita del ministro Zaia in Cina sembra proprio essere l’inizio di una nuova era per il Made in Italy agroalimentare nel mondo, l’inizio di un processo di salvaguardia importante non solo per i produttori ma anche per gli stessi consumatori, troppo spesso gabbati da altisonanti nomi e riferimenti Italiani, del tutto fasulli, ben diversi a livello di gusto dagli originali ed alcune volte addirittura pericolosi anche per la salute.

LA CONTRAFFAZIONE NEL MONDO- Ma quanto vale la contraffazione nel mondo? "Circa 200 miliardi di euro" afferma il ministro. "Vuol dire che su dieci prodotti uno è un falso. Un grave danno per la nostra penisola. Il rimedio per combatterla? Gli accordi internazionali. Cioè pretendendo dai paesi amici, come gli Stati Uniti o la Cina, accordi che obblighino i controlli e valorizzino i nostri prodotti".



ITALIANI ALL'ESTERO-  Parmesan e Parmigiano "USA", prosciutto affettato dalla GDO inglese e Prosciutto di Parma registrato in Canada, grattugiato in Francia e gorgonzola Cambozola. Tra gli scaffali esteri si trova di tutto. Tutti alimenti venduti come italiani, che di italiano però non hanno nulla. Nemmeno il nome. Il falso Made in Italy solo negli USA è pari mediamente al 80% del valore al consumo per la pasta (ossia pari a 639 Mln di $); al 44% per il vino (pari a 541 Mln $); al 90% per i formaggi (1,96 Mld $), e al 50% per l'olio (333 Mln $), per una media complessiva, relativa a tali prodotti, del 70% (pari a 3,5 Mld $).

"Se si potessero tutelare efficacemente le denominazioni dei prodotti, l'export italiano avrebbe un potenziale tre volte superiore all'attuale, cioè fino a 9 miliardi di euro. In quest'area, infatti, solo un prodotto su tre è effettivamente Made in Italy".

I PIU' CONTRAFFATTI- Tra i prodotti alimentari più imitati, al primo posto, ci sono i formaggi. Fra tutti primeggia il Parmigiano Reggiano (esempi di "italian sounding": Parmesan, Reggianito, Pamesello etc). Solo negli Stati Uniti le imitazioni dei nostri formaggi certificati fruttano ben due miliardi di dollari. Interessante anche il caso del Pecorino romano. I ¾ del totale esportato è diretto negli USA e nel 2008, quando pure si è registrato un calo del 15% dell'export rispetto al 2000, ha fatturato 81 milioni di euro. Ma tra i prodotti maggiormente ci sono anche i sughi per pasta (63%), le paste fresche (58%), le paste alimentari (34%), i formaggi (30%), gli affettati (23%) e infine i pomodori in scatola (6%) spacciati per San Marzano.

 

Alberto Fattori
Floriana Rullo

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