Ma Lampedusa cosa vuole?
Di Matteo Lazzaro
Non si tratta di una domanda banale, almeno per chi come il sottoscritto ha sempre seguito con grande interesse le vicende relative a quella bellissima isola del Mediterraneo che da anni ormai sta sotto le luci dei riflettori dei media nostrani per essere il punto di approdo di quelle navi che dall'Africa ( anzi, diciamocelo, dalla Libia) partono cariche in modo disumano di persone attratte dal miraggio, ad oggi del tutto illusorio, di un'esistenza migliore nel nostro Bel Paese.
Qualcuno aveva sorriso, altri si erano preoccupati quando balzò agli onori della cronaca la strana notizia che proprio da Lampedusa proveniva una delle "new entry" della pattuglia leghista in parlamento, la senatrice Angela Maraventano, ribattezzata dagli stessi padani come "la passionaria". Mai come oggi quel appellativo pare calzante perché la verace signora dell'estremo sud, incurante degli avvertimenti di qualcuno, ha affrontato in un comizio di oltre un'ora una folla di suoi concittadini infuriati per l'iniziativa del Ministro degli Interni Roberto Maroni di aprire proprio sull'isola un centro di identificazione e rimpatrio immediato.
I timori della popolazione locale sono chiari: da giorni serpeggia la paura che l'isola siciliana possa trasformarsi in una Guantanamo mediterranea (cosa c'entri il carcere americano per terroristi con i rimpatri è ancora da chiarire) e così, sindaco in testa, sono scesi in piazza per contestare il Governo, il Ministero degli Interni e la loro conterranea, accusata senza mezzi termini di tradimento.
Ad aggiungere danno al danno, o per dirla con una metafora conosciuta, a mettere la ciliegina sulla torta ci hanno pensato i 1300 clandestini detenuti nel centro di prima accoglienza dell'isola che forzando il cancello della struttura (voci, rigorosamente anonime, affermerebbero invece che le porte della struttura siano state lasciate aperte di proposito) hanno invaso l'isola e si sono uniti ai manifestanti del posto, gli stessi che in passato avevano eletto a furor di popolo un vicesindaco leghista per porre fine ai continui e incessanti sbarchi che da anni rendono nota l'isola nel "continente".
Una coincidenza strana, avvenuta il giorno precedente una fuga che in 10 anni di sbarchi non aveva precedenti, è la visita ai lampedusani del numero due del Partito Democratico Dario Franceschini, che zelante come mai prima d'ora si è recato di persona a visionare la situazione nel Cpa definendo le condizioni dei clandestini ospitati come "inumane".



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