Libro Bianco della salute/ Bimbi italiani sempre più grassi e sedentari. La psichiatra Costantino ad Affari: "Come per anoressia e bulimia l'obesità sin dall'infanzia nasconde una grave alterazione dell'affettività e della sessualità"

Lunedì, 30 gennaio 2012 - 12:55:00

 "L'atteggiamento patologico verso il cibo sin dall'infanzia nasconde una grave alterazione dell'affettività e della sessualità.  Attualmente   coloro    che soffrono delle patologie  del comportamento  alimentare sia in eccesso sia in difetto,  sono in costante  aumento  e ci dicono  quanto sia profonda questa scissione a cui porta una società sempre più schizoide ,  fondata su un annullamento di fondo che colpisce  soprattutto la donna,  che nonostante  abbia raggiunto la parità dei diritti si è ammalata  nella sua intimità, come se questa emancipazione  fosse  avvenuta a danno di qualcosa di vitale e prezioso."

Così Ludovica Costantino, Psichiatra e Psicoterapeuta, commenta su Affaritaliani.it gli allarmanti dati emersi dal Libro bianco della salute. "Oggi sappiamo che non è più solo un'ipotesi che il malessere di una donna madre può essere a monte di un disagio che si riflette inevitabilmente sul bambino, il quale assume spesso un atteggiamento compulsivo e riversa nell'alimentazione scorretta le assenze e le carenze. I comportamenti alimentari dell'infanzia vanno monitorati e la prevenzione dovrebbe partire in età pediatrica cioè in fase precoce. 

Costantino, che coordina da settembre 2011 la Commissione sullo studio dei disturbi alimentari dell'Ordine dei Medici di Roma, prosegue: "L'anoressia, la bulimia  e l'obesità, oggi rappresentano accanto all'abuso di alcool e di sostanze stupefacenti, un vero pericolo per la nostra gioventù. Si tratta di patologie che caratterizzano fortemente le popolazioni occidentali, con una presenza nei paesi industrializzati fino ad un terzo della popolazione adulta, e con una incidenza in aumento nell'età pediatrica. La bibliografia corrente definisce queste patologie come "la epidemia del terzo millennio". E' necessario approfondire il dibattito e la conoscenza su tali fenomeni morbosi che colpiscono le società che si sono evolute ed hanno conquistato diritti primari fondamentali, ma nello stesso tempo si sono evidentemente ammalate di qualcosa di nuovo che occorre studiare a fondo.

Si tratterebbe dunque di fare anche prevenzione primaria: sappiamo che l'obesità inizia ad evidenziarsi già in età infantile e sia l'anoressia che la bulimia, sono disturbi che in modo silenzioso compaiono nella delicata fase della pubertà, anche se ora assistiamo a numerosi casi che iniziano ancora prima  e possono scivolare insidiosamente nella malattia a volte con esisti drammatici e spesso nascondono una grave depressione che si maschera dietro il
sintomo. Sappiamo che l'intervento è tanto più efficace quanto più è precoce poichè questi disturbi una volta che si sono strutturati in una vera patologia poi tendono a cronicizzarsi rendendo la vita del paziente e delle famiglie un vero calvario. Un intervento inadeguato produrrebbe una delusione nel paziente che lo porterebbe ad un isolamento pericoloso: egli vivrebbe una situazione di abbandono in questo caso ed inizierebbe a sentire la sua malattia come una vergogna."

Inoltre, come emerso dai lavori della Commissione sullo studio dei disturbi alimentari,  risulta che è fondamentale che i medici di base, i pediatri, gli specialisti della nutrizione, gli internisti, e naturalmente gli psichiatri per primi ed in generale tutti coloro che si trovano a contatto con giovani pazienti che potrebbero scivolare in queste problematiche, siano informati ed eventualmente sostenuti da specialisti del settore per affrontare i casi che arrivano all'osservazione clinica.

"L'epidemia  del terzo millennio  va  affrontata con un approccio integrato per evitare di incorrere come spesso accade in quella scissione fra mente e corpo che rischia di ostacolare la cura di patologie che sebbene danneggino l'organismo sono in primis malattie della mente  che vanno curate con la psicoterapia, che  deve essere   atto medico  il cui fine è la cura e la guarigione".   

A TAVOLA COMANDANO BIMBI;GRASSI E SEDENTARI - Oggi a tavola comanda il bambino. Impara a prendere spazio e si comporta come un piccolo tiranno con le ovvie conseguenze di un'alimentazione sregolata, piccoli sempre piu' grassi, soprattutto al centro-sud. "Non c'e' dubbio che oggi i genitori non sono piu' in grado di indicare ai figli le cose giuste e sbagliate a tavola, o non hanno tempo o non sono preparati per farlo", spiega il professor Alberto Ugazio, coordinatore del Dipartimento di Medicina Pediatrica dell'Ospedale Bambino Gesu' di Roma, alla presentazione del 'Libro Bianco 2011.La salute Dei bambini'. "Una delle abitudini che il pediatra nota di piu' oggi - continua il presidente Sip, Ugazio - e' che i genitori chiedono al bambino anche molto piccolo cosa vuol mangiare, ma il bambino non ha gli strumenti per decidere per il proprio bene". A cio' si aggiungono i ritmi sempre piu' frenetici che impediscono alla famiglia, anche quando e' unita, di vivere insieme il momento dei pasti e l'alimentazione diventa sregolata, soprattutto tra gli adolescenti, per i quali le abitudini alimentari sono in peggioramento e le ragazze stanno via via adottando regimi meno salutari dei loro coetanei. Per le bambine tra i 3 e 5 anni si osserva un trend crescente per il consumo di alcune verdure, uova e pesce, mentre per i bambini una preferenza nel consumo delle verdure.Le differenze maggiori tra i due sessi si fanno marcate tra gli adolescenti di 14-17 anni e tra i giovani di 18-24, a sfavore del genere femminile per il quale e' in aumento sia il consumo di alcolici fuori pasto, per lo piu' diversi da birra e vino, sia il consumo di diversi tipi di alimenti proteici. 'Il Libro bianco 2011. La salute dei bambini', presentato questa mattina all'Universita' Cattolica, conferma i noti problemi con la bilancia dei bambini e ragazzi italiani. Risulta in sovrappeso tanto per dare un range il 22,9% dei bimbi tra 8-9 anni e l'11,1% e' obeso. Piu' in linea al Nord, i 'cicciottelli' vivono nel Centro-Sud. Le regioni che presentano, nel 2010 i valori maggiori sono per il sovrappeso l'Abruzzo (28,3%) seguito dalla Campania (27,9%) e a pari merito da Molise e Basilicata (26,5%), mentre per l'obesita' le regioni maggiormente interessate dal fenomeno sono la Campania (20,5%), la Calabria (15,4%) e il Molise (14,8%). Dal 2003 al 2010 e' cresciuta la quota di bambini che pratica sport in modo continuativo, a eccezione della fascia di eta' 15-17 anni che presenta un decremento sia pure minimo (-2,3%). E' invece in diminuzione la pratica di sport in modo saltuario, mentre cresce il numero di sedentari, a eccezione delle classi 3-5 e 6-10 anni (rispettivamente, -5% e -13,6%). Il rapporto evidenzia forti differenze tra i due sessi: i livelli di pratica sportiva sono molto piu' alti tra i maschi: fa sport abitualmente il 55,7% dei maschi tra 15-17 anni contro il 36,9% delle coetanee, il 50,6% dei maschi tra 18-19 anni contro il 23,9% delle ragazze.

NONNI SENZA NIPOTI;NATALITA' A 9,5% - Italia sempre piu' vecchia tanto che il Belpaese, forte di una solida rete di protezione familiare che e' una tipica tradizione "made in Italy" e che spesso supplisce alle reti di servizi sociali carenti e disomogenee lungo lo Stivale, rischia di rimanere un Paese di "nonni senza nipoti". Dal 1871 al 2009 infatti la natalita' si e' quasi dimezzata (-74,25%), tanto sono bassi ricambio generazionale e natalita', che attualmente si assesta al 9,5%. In Italia nascono 9,5 bebe' ogni 1000 abitanti, contro il 12,8? della Francia, il 10,8% della Spagna, il 12% della Svezia e 12,8% del Regno Unito. Dal triennio 2002-2004 al biennio 2008-2009 la natalita' e' diminuita nelle regioni dove era piu' alta (PA di Bolzano, Campania, PA di Trento e Sicilia) e nelle regioni meridionali, a eccezione dell'Abruzzo che presenta un lieve incremento (+0,2 punti percentuali) e della Sardegna il cui valore e' rimasto costante. L'Italia ha un volto sempre piu' vecchio, emerge dal 'Libro Bianco 2011. La salute dei bambini', analisi dello stato di salute della popolazione pediatrica italiana (fino a 18 anni) e della relativa qualita' dell'assistenza sanitaria nelle Regioni italiane. Un lavoro pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, in collaborazione con la Societa' Italiana di Pediatria (Sip), coordinato dal professor Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene della Facolta' di Medicina e Chirurgia, presentato oggi all'Universita' Cattolica di Roma. I dati raccolti nel Libro Bianco confermano il rapido processo d'invecchiamento che si sta delineando nel nostro Paese: sebbene la popolazione italiana dal 2001 al 2010 sia aumentata del 5,9%, l'incremento non ha interessato la fascia d'eta' 0-18 anni, diminuita del 2,64%. A livello territoriale, la percentuale maggiore di under 18 (21,6%) si registra in Campania che ormai da anni detiene il record di regione "piu' giovane". Valori elevati anche nella Provincia di Bolzano (21%), in Sicilia (20,2%) e in Puglia (19,6%). Al contrario, la regione con la struttura per eta' meno sbilanciata verso la classe 'giovane' e' la Liguria (14,6%), da anni la regione 'piu' vecchia' dello Stivale. Capelli d'argento anche per il Friuli Venezia Giulia (15,7%), la Toscana (15,9%) e, a pari merito, il Piemonte e la Sardegna (16,1%).

BOOM NASCITE STRANIERI;ROMENI PRIMI - Crescono con ritmo costante a partire dal 2003, le nascite in Italia di bimbi da uno o entrambi i genitori stranieri. Un indicatore pari a 5,4% nel 1999 e gia' al 15,9% nel 2008. La quota piu' elevata e' quella dei nati da madre straniera. Sono i romeni la prima comunita' per presenza (20,5%), a generare il piu' alto numero di nati tra gli stranieri (17,2%). Al secondo posto la comunita' marocchina con il 16,9% e quella albanese con il 12,6%. E' uno degli aspetti analizzati dal 'Libro Bianco 2011. La salute dei bambini' ,presentato questa mattina all'Universita Cattolica di Roma, promosso dall'Osservatorio nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, in collaborazione con la Societa' Italiana di Pediatria (Sip). Le regioni del Nord sono nel 2008 quelle con la piu' elevata incidenza di nati da almeno un genitore straniero: l'Emilia-Romagna (madre 25%; padre 21,7%), il Veneto (madre 24,4%; padre 21,6%) e la Lombardia (madre 23,2%; padre 20,6%). Al contrario, nelle regioni del Mezzogiorno la quota di nati con almeno un genitore straniero risulta non solo inferiore al dato nazionale, ma estremamente contenuta.



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